Resoconto assemblea annuale

Ieri, sabato 13 ottobre, si è tenuta la nostra assemblea annuale. Punto principale all’ordine del giorno era il rinnovo delle cariche all’interno del Partito: il comitato per l’anno 2018-2019 è composto da Angelo Mordasini, Martino Rinaldi, Laura Riget e – l’unica nuova persona ad assumersi la carica – Daniela Falconi. vedere l’articolo

I nomi GISO per il Consiglio di Stato

La direzione del Partito Socialista Ticino ha ieri nominato i candidati e le candidate per il Consiglio di Stato: siamo particolarmente felici che la nostra proposta di candidata Laura Riget e un altro giovane che ha militato tra le nostre fila, Fabrizio Sirica, ne facciamo parte. Complimenti!
Nelle prossime settimane toccherà il Congresso la decisione finale. Nel frattempo Laura e Fabrizio hanno spiegato cosa li ha spinti a candidarsi: 

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Come rovinare una generazione

Di Angelo Mordasini

Partiamo con un dato puro e semplice; il 40% dei lavoratori tra i 18 e i 22 anni hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato. Molti di questi sono stages. Ma agli occhi della politica “adulta”, il ruolo degli stage è effettivamente quello che gli stage stessi vanno a ricoprire? La mancanza di regolamentazione e controllo in questo campo sta andando a danneggiare gravemente il valore della forza lavoro futura, e posso anche spiegare perché. vedere l’articolo

Sovranità alimentare: Il diritto di scegliere

Di Barbara Sala

Il motto di Slow Food esprime con forza e vigore il concetto che questa iniziativa intende promuovere: il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”.

Buono da una parte significa che una determinata derrata ci piace, ma dall’altra significa gustoso. Un esempio pratico: a qualcuno potrebbe non piacere la cipolla, ma quest’ultima potrebbe avere un gusto assai buono, nel senso che ha delle qualità organolettiche particolari, che possono piacere o meno.

Pulito in questo caso vuole dire che il prodotto è stato coltivato a kilometro zero, evitando pesticidi e OGM. I pesticidi sono molto pericolosi per la salute umana, quindi andrebbero usati in maniera parsimoniosa e solo quando veramente necessari, in quanto non solo si avvelenano i consumatori, ma anche l’intero ecosistema. Per quanto riguarda gli OGM non si hanno ancora veri e propri studi in merito, ma negli Stati Uniti i pediatri si sono resi conto che i bambini che consumavano derrate alimentari contenenti gli organismi transgenici hanno più probabilità di sviluppare allergie e intolleranze differenti.

L’ideale sarebbe un’agricoltura biologica/biodinamica non intensiva, rispettosa del territorio locale e delle varietà tipiche di un certo luogo, in quanto queste varietà e specie resistono meglio all’ecosistema indigeno.

Giusto vuole dire che le persone che lavorano nel settore devono avere un salario equo e giusto.

Questi concetti possono aiutarci a porci delle domande: cosa vogliamo mangiare in futuro? Vogliamo continuare ad aiutare i super manager di grosse aziende a guadagnare miliardi sulle nostre spalle, devastando il nostro ambiente e inquinando il nostro cibo, sfruttando i lavoratori? O preferiamo sostenere il piccolo produttore, che magari possiede qualche ettaro di terreno nel nostro comune, che magari stenta ad arrivare a fine mese?

Equa rappresentanza delle donne in politica e nell’economia

Intervento di Laura Riget all’aperitivo per la parità  in onore della ricorrenza dello sciopero delle donne del 1991

Proprio oggi il Consiglio nazionale ha approvato in ambito della revisione del diritto delle società anonime una quota rosa obbligatoria per le imprese quotate in borsa. Queste imprese dovranno avere almeno il 20% di donne nelle loro direzione e il 30% nei loro consigli d’amministrazione. vedere l’articolo

Lavoro non remunerato

Intervento di Lisa Boscolo all’aperitivo per la parità  in onore della ricorrenza dello sciopero delle donne del 1991

Dagli anni 70 grazie ai movimenti femministi la nozione di lavoro è stata estesa, c’è stata una volontà di prendere in considerazione anche il lavoro non remunerato che comprende tutte le attività  invisibili domestiche e famigliari  svolte per la maggior parte dalle donne. Secondo l’Ufficio Federale di statistica nel 2013 le donne  hanno prodotto il 62 % del lavoro non remunerato, contro il 38% di quello remunerato, questo significa  8,7 miliardi in ore e 401 miliardi di franchi in valore monetario. Possiamo dire che il lavoro remunerato a tempo pieno funziona solo grazie al lavoro non remunerato. vedere l’articolo

La CET-S non rispetta il no popolare alla RIE III – comunicato stampa

La GISO Svizzera prende posizione contro la proposta d’implementazione della Riforma IV dell’imposizione delle imprese (RIE IV) presentata oggi dalla commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S). La CET-S non rispetta il chiaro no del popolo ad ulteriori regali fiscali ai grandi azionisti e vuole sgravare le imprese ancora di più che la proposta del Consiglio federale.  vedere l’articolo

Qualità, non quantità!

Il 29 aprile saremo chiamati a votare sulla Riforma fiscale, necessaria secondo il Governo per “rafforzare l’attrattiva fiscale del Ticino” per le imprese. vedere l’articolo

La riforma: una scelta più grande

Di Angelo Mordasini

Ah, la riforma fiscale. Per molti diventata semplicemente una contrapposizione tra due proposte, in cui la decisione importante non è tanto se approvare o meno una delle proposte, ma se si è disposti ad accettare la controparte.

Ecco, forse il problema è proprio questo. Ma in senso più ampio; è la domanda che noi ticinesi avremmo dovuto porci negli ultimi decenni della politica economica, e che dovremo porci in futuro. Perché questa è solo l’ultima capitolo di un modo di agire che si è presentato più volte al votante ticinese. vedere l’articolo

No all’imbroglio della riforma fiscale

Intervento alla conferenza stampa di Laura Riget

Precariato, salari insufficienti, crescente rischio povertà, aumento degli affitti e dei premi di cassa malati: questa è la realtà quotidiana per molti e molte ticinesi. Dall’altra parte i guadagni delle grandi imprese e i bonus dei manager sono esplosi, le 300 persone più ricche hanno accumulato 674 miliardi di franchi e il 40% della ricchezza totale in Svizzera è in tasca all’1% più benestante. Mentre i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri diventano più numerosi: purtroppo non è una frase fatta, ma la realtà del nostro Cantone.

Responsabile di queste crescente disuguaglianze è la politica fiscale decisa dalla maggioranza borghese. Con la scusa della concorrenza fiscale, i partiti di maggioranza implementano da decenni, a livello nazionale così come in vari Cantoni, importanti sgravi fiscali per le persone più facoltose e le grandi imprese.

Le conseguenze di questa politica non si limitano però unicamente alla concentrazione di ricchezza, ma causano indirettamente anche lo smantellamento di prestazioni nella sanità, nella formazione e nella socialità; ripercussioni delle insufficienti entrate dello Stato dovute agli sgravi fiscali. L’esempio più lampante di questa politica è il Canton Lucerna, che ridotte le imposte ora taglia su prestazioni e servizi arrivando addirittura a chiedere il rimborso dei sussidi cassa malati e a chiudere le scuole per risparmiare!

Un altro esempio di queste misure di risparmio sono quelle fatte in ambito formativo. Come giovane e rappresentante di un movimento giovanile sono molto preoccupata per questa tendenza. Negli scorsi anni il Canton Ticino ha infatti tagliato le borse di studio e trasformato un terzo delle borse a livello di master in prestiti. Allo stesso tempo vari atenei stanno aumentando – o addirittura raddoppiando – le tasse semestrali. Con questa politica stiamo mettendo a rischio la più grande ricchezza del nostro paese: il nostro sistema formativo di eccellente qualità e accessibile a tutti e tutte indifferentemente dalle proprie capacità economiche.

Infine, un ultimo esempio di queste misure di risparmio sono gli assegni famigliari AFI/API (assegni integrativi e assegni di prima infanzia). In solo due anni la spesa effettiva per questi assegni si è ridotta di ben 16,8 milioni, cioè una riduzione di oltre un terzo. 811 famiglie si sono visti levare gli aiuti e molte si sono dovute rivolgere all’assistenza.

Gli stessi partiti che hanno promosso questi tagli vergognosi sulle spalle delle famiglie che fanno fatica, si dicono ora i promotori della conciliabilità lavoro e famiglia. Appellandosi all’accordo politico che legherebbe i due pacchetti – la riforma fiscale e quella sociale – i favorevoli ci vogliono far credere che questa riforma è una proposta equa, che compensa gli sgravi ai ricchi con aiuti sociali alle famiglie.

Questa è una bugia.

Non solo le due riforme non sono legate – dato che sarebbe anticostituzionale e non permetterebbe ai cittadini e alle cittadine di esprimersi liberamente sulle proposte – ma le misure sociali in sé sono insufficienti, mal indirizzate e non pagate dalle imprese come vogliono farci credere.

Sono insufficienti perché un assegno famigliare di 3’000 franchi nel primo anno di vita di un bambino – quindi 250 franchi al mese, meno di quanto ricevono i Consiglieri di Stato per il loro abbonamento telefonico – non basterà per facilitare veramente la conciliabilità. La necessità di aumentare i posti negli asili nidi è invece innegabile. Sono infatti sempre di più le famiglie che devono avere un doppio reddito per riuscire ad arrivare a fine mese. Misure in questa direzione sono quindi doverose, indipendentemente dagli sgravi fiscali. Soprattutto perché la Confederazione ha già stanziato vari milioni a favore di strutture per la conciliabilità famiglia-lavoro e gli asili nido nei Cantoni, Ticino compreso. Ben vengano quindi le misure sociali decise dal Gran Consiglio. Ma esse sono da portare avanti in ogni caso, non solo se ci saranno gli sgravi fiscali!

Osservando con uno sguardo più ampio, queste misure sociali sono però anche mal indirizzate. Le misure a sostegno della conciliabilità sono sicuramente necessarie e importanti, ma non bisogna neanche dimenticare che il 60% di chi vive sotto la soglia di povertà sono persone sole o coppie senza figli. Neppure le famiglie con figli adolescenti beneficeranno di queste misure. I tassi di povertà e di rischio povertà in Ticino sono oltre il doppio della media nazionale e stanno aumentando. Una vera politica sociale dovrebbe prendere in conto anche queste persone. Inoltre, gli sgravi fiscali faranno mancare risorse allo Stato che colpiranno anche la classe media che oggi fa sempre più fatica a causa dei costi crescenti per gli alloggi, le casse malati e la formazione dei propri figli.

L’ultima ambiguità sulle misure sociali sostenuta dai promotori della riforma riguarda il suo finanziamento. Le misure sociali saranno interamente finanziate dalle imprese, affermano infatti i sostenitori. In realtà la riforma non prevede costi supplementari né per le imprese, né per il Cantone. Per le aziende la fattura finale sarà infatti pari a zero visto che le misure saranno finanziate dirottando una parte degli assegni per i figli un nuovo fondo a questo scopo e non saranno aumentati i contributi.
Gli unici che pagano e continueranno quindi a pagare per queste misure sociali sono le famiglie a cui sono stati tolti gli aiuti.

Per concludere: voteremo sulla riforma fiscale non sulle misure sociali. Riforma fiscale che non ha niente di “equilibrato” o di “sociale”. Bisogna finalmente ridistribuire la ricchezza concentrata nelle mani di pochi ricchi e finanziare efficaci misure sociali. Ecco perché come Gioventù Socialista vi invitiamo a respingere la riforma fiscale il 29 aprile!

La Sinistra all’offensiva: le 9 rivendicazioni per il prossimo secolo

Comunicato stampa

La GISO Svizzera ha scelto ieri, al secondo giorno della sua assemblea annuale, le nove rivendicazioni per il prossimo secolo, in onore del centenario dello sciopero generale. È inoltre stata approvata una risoluzione sulla riforma dell’AVS, che pone i paletti che dovrebbero valere per il prossimo progetto e sono stati eletti Lewin Lempert e Bertil Munk alla vicepresidenza. Ospite era il Consigliere nazionale Cédric Wermuth. vedere l’articolo

GISO e PS uniti per i diritti dei sans-papiers

La Gioventù Socialista Ticino (GISO) e il Partito Socialista (PS) hanno presentato oggi due atti parlamentari sui diritti dei sans-papiers: l’interrogazione della Gioventù Socialista tematizza le difficoltà dei giovani sans-papiers ad accedere all’apprendistato, mentre la mozione presentata da Gina La Mantia e Carlo Lepori chiede una loro regolamentarizzazione sul modello ginevrino “Operation Papyrus”.

In Svizzera vivono migliaia di giovani senza un permesso di soggiorno valido. vedere l’articolo

Lo sciopero generale e il futuro della sinistra

Di Laura Riget

Cent’anni fa si teneva lo sciopero generale: 250’000 lavoratori e lavoratrici hanno interrotto il loro lavoro per manifestare per l’introduzione dell’assicurazione vecchiaia e superstiti, il diritto di voto per le donne, la settimana lavorativa di 48 ore e nuove elezioni con il sistema proporzionale. vedere l’articolo

Giovani contro No Billag – comunicato stampa

Siamo giovani ma guardiamo la tele, ascoltiamo la radio e vogliamo continuare così!
Anche i giovani ticinesi, con un gruppo interpartitico composto da Giovani Verdi, GISO, Generazione Giovani e GLRT, si schierano contro l’iniziativa No Billag. vedere l’articolo

Riforma fiscale e sociale

Comunicato stampa

Il Socialismo ha trionfato. La GISO è molto soddisfatta del risultato odierno: come accaduto all’ultimo Comitato Cantonale del Partito Socialista, durante la Conferenza Cantonale la base del PS si è pronunciata in modo chiaro contro gli sgravi fiscali alle holding e ai superricchi voluti dal Gran Consiglio e appoggiati anche dalla maggioranza del gruppo parlamentare PS. vedere l’articolo

Robin Hood? Sì! Invidia? Rabbia!

Articolo di Laura Riget

Una settimana fa, come Gioventù Socialista, abbiamo lanciato l’iniziativa federale 99%. Raccogliendo firme per strada, leggendo i commenti online oppure parlando con i giornalisti, mi sono spesso sentita chiedere: “Non si tratta di una classica iniziativa Robin Hood, che vuole prendere dai ricchi e dare ai poveri?” La risposta è semplice: assolutamente sì! In Svizzera, e nel Canton Ticino ancora maggiormente, negli ultimi vent’anni si è fatto esattamente il contrario. Sgravi dopo sgravi, abbiamo ridotto il carico fiscale sulle imprese e sulle persone facoltose, sentendoci dire che ciò fosse necessario affinché questi contribuenti restassero da noi e portassero posti di lavoro, investimenti e quindi benessere per tutta la popolazione. Le conseguenze di questa politica sono state ben altre: non c’è stato benessere per tutti e tutte, sono venute a mancare importanti entrate nelle casse statali e si sono tagliate le misure sociali a favore dei meno abbienti. vedere l’articolo