Piattaforma

Piattaforma politica 2027-2032

Per il superamento del capitalismo e di tutti i sistemi di oppressione

La piattaforma orienta il lavoro della GISO e delle persone elette durante le legislature cantonale e federale 2027–2031 e comunale 2028–2032.

Sommario

Piattaforma politica 2027-2032

Strategia

Rivoluzione dal basso

Riforme strutturali

Democrazia socialista

Candidature e alleanze

Coordinamento politico

Metodo e priorità

Attuazione e verifica

Economia e lavoro

Democrazia economica

Redistribuzione e protezione sociale

Salari e tempo di lavoro

Sindacati e sciopero

Cura e tempo

Digitalizzazione e formazione

Commercio e filiere

Abitare e spazio pubblico

Sanità e salute mentale

Formazione

Politiche giovanili

Cultura indipendente

Ecosocialismo

Clima e classe

Iniziativa per il futuro

Transizione e lavoro

Energia, finanza e produzione

Mobilità e territorio

Movimento climatico

Agricoltura di montagna

Sovranità alimentare e agroecologia

Femminismo e liberazione

Femminismo socialista e intersezionale

Autodeterminazione e salute

Cura collettiva

Lavoro e tempo

Violenza e protezione

Movimento femminista

Liberazione queer e trans

Antiabilismo

Migrazione e diritti

Razzismo e capitalismo

Cittadinanza e partecipazione

Libertà di movimento

Lavoro, alloggio e diritti sociali

Antirazzismo sociale e istituzionale

Antifascismo e democrazia

Estrema destra

Ricchezza e potere

UDC e normalizzazione

Propaganda e media

Repressione e sorveglianza

Cordone antifascista

Memoria e prevenzione

Internazionalismo e antimilitarismo

Internazionalismo socialista

Svizzera ed Europa

Diritti senza frontiere

Europa ecosocialista

Antimilitarismo

Organizzazione internazionalista

Solidarietà globale

Dalla piattaforma all’azione

Strategia

La GISO Ticino è un partito di movimento: un’organizzazione stabile che collega lotte sociali e istituzioni. La trasformazione socialista nasce dall’organizzazione collettiva e dai rapporti di forza costruiti dal basso; elezioni e lavoro istituzionale servono a conquistare diritti e a rafforzare questa prospettiva. La GISO combatte capitalismo, patriarcato, razzismo, colonialismo e abilismo per costruire una società ecologica, femminista e solidale al servizio del 99 per cento.

Rivoluzione dal basso

La GISO Ticino rafforza la propria presenza nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei quartieri attraverso relazioni durature con sindacati, collettivi e associazioni, sostegno agli scioperi e formazione politica. Il comitato mantiene contatti con le lotte emergenti e ne discute con la base, coinvolgendo le persone direttamente colpite dalle oppressioni. Insieme alle persone elette promuove progetti riproducibili che migliorino le condizioni di vita e rendano visibili le cause delle disuguaglianze, come il progetto per la gratuità dei prodotti mestruali promosso nel 2021.

La GISO rispetta l’autonomia dei movimenti: porta nelle istituzioni le rivendicazioni elaborate nelle lotte, restituisce informazioni e risultati e mette a disposizione risorse quando richiesto. Le collaborazioni devono rafforzare la capacità di azione dei collettivi e permettere al partito di apprendere dalle loro esperienze, senza assorbirli o ridurli a spazi di reclutamento.

Riforme strutturali

La GISO sostiene riforme strutturali che riducano il potere del capitale, estendano i diritti sociali e trasferiscano risorse e capacità decisionale al 99 per cento. Soddisfare bisogni immediati deve aprire la strada a trasformazioni più profonde: democratizzare le imprese, costruire la sovranità alimentare, garantire asilo e accoglienza pubblica gratuita e rendere la formazione interamente accessibile significa mettere in discussione la subordinazione della società al profitto.

Democrazia socialista

La concentrazione della ricchezza permette a grandi proprietari, direzioni aziendali e gruppi di pressione di sottrarre decisioni fondamentali al controllo collettivo. Democratizzare la società significa trasferire potere alla popolazione e alle persone che lavorano, rendendo le decisioni comprensibili, accessibili e modificabili dal basso.

L’estensione dei diritti politici, definita nella sezione «Cittadinanza e partecipazione», deve essere accompagnata dalle condizioni materiali per esercitarli. Le istituzioni devono offrire informazioni gratuite e comprensibili, traduzioni, linguaggio semplice e strumenti accessibili, digitali e non digitali. Scuola e servizi pubblici devono garantire una formazione politica senza propaganda partitica e tempo sufficiente per partecipare.

Cantone e Comuni devono rafforzare iniziative e referendum, ridurre gli ostacoli amministrativi e finanziari alla loro riuscita e introdurre assemblee cittadine estratte a sorte, bilanci partecipativi e processi decisionali vincolanti nei quartieri e nei Comuni. Le persone direttamente interessate da una politica, in particolare giovani, migranti, persone con disabilità e gruppi socialmente marginalizzati, devono essere coinvolte fin dall’inizio e non consultate soltanto quando le decisioni sono già state prese. Gli incarichi politici devono essere conciliabili con lavoro, formazione e responsabilità di cura, attraverso orari accessibili, compensazioni adeguate e servizi di sostegno.

Il potere politico ed economico deve essere trasparente. La GISO chiede la pubblicazione tempestiva e completa dei finanziamenti di partiti, campagne, comitati e organizzazioni di lobbying, dei mandati accessori e degli incontri tra autorità e gruppi d’interesse. Donazioni anonime e finanziamenti aziendali capaci di comprare influenza politica devono essere vietati. Le campagne devono essere soggette a limiti di spesa e beneficiare di un finanziamento pubblico equo. Le amministrazioni devono applicare il principio di trasparenza, pubblicare dati, studi e contratti in formati accessibili e proteggere chi segnala abusi.

La democrazia deve estendersi ai luoghi di lavoro e alle scelte economiche, attraverso proprietà collettiva, autogestione e poteri effettivi del personale, secondo le proposte della sezione «Economia e lavoro». La GISO difende le libertà conquistate e mira a una democrazia socialista nella quale tutte le persone possano determinare le condizioni della propria vita.

Candidature e alleanze

Le persone candidate della GISO devono riconoscersi nei principi socialisti, femministi, ecologisti, antirazzisti e antifascisti del partito, impegnarsi ad applicare la piattaforma e rappresentare in particolare gli interessi delle persone più marginalizzate.

Le persone elette agiscono come parte di un progetto collettivo coerente con la piattaforma. Per realizzare progetti concreti, la GISO può costruire alleanze dentro e fuori le istituzioni. Le alleanze elettorali strutturali sono possibili soltanto con forze compatibili con i suoi principi fondamentali; collaborazioni puntuali su singoli obiettivi possono coinvolgere organizzazioni più ampie, purché non legittimino forze razziste, sessiste, queerfobiche, autoritarie o neoliberiste e non limitino l’autonomia politica della GISO. Queste collaborazioni restano soggette al divieto di accordi con l’UDC e con l’estrema destra definito nella sezione «Antifascismo e democrazia».

Nella composizione delle liste si presta particolare attenzione a garantire un’adeguata rappresentanza delle persone FINTA[1], anche nelle posizioni con maggiori possibilità di elezione. Deve inoltre essere perseguita, per quanto possibile, una rappresentanza equilibrata delle diverse regioni del Cantone e delle persone appartenenti a gruppi sottorappresentati.

Le persone elette mantengono un confronto regolare con la base e rendono trasparenti voti, atti parlamentari, indennità, mandati accessori e potenziali conflitti d’interesse. Eventuali divergenze rispetto alla piattaforma o alle decisioni collettive devono essere motivate e discusse democraticamente.

Coordinamento politico

Il comitato mantiene un archivio digitale e un calendario condivisi delle iniziative, degli atti parlamentari e delle campagne della GISO Ticino e delle altre sezioni, designando una persona responsabile dell’aggiornamento. Per ogni progetto raccoglie obiettivi, avanzamento, responsabilità, scadenze, materiali e risultati. Questo strumento facilita la collaborazione e il riutilizzo delle esperienze, garantendo continuità anche nel ricambio delle cariche.

Il comitato convoca incontri periodici con la base e le persone elette per definire un’agenda comune, coordinare i progetti e affrontare tempestivamente eventuali divergenze.

Metodo e priorità

La prospettiva socialista e intersezionale considera insieme i rapporti di classe, il patriarcato, il razzismo, il colonialismo e l’abilismo. Queste oppressioni si rafforzano reciprocamente e distribuiscono in modo diseguale ricchezza, diritti e possibilità di partecipazione. Ogni proposta deve valutarne gli effetti con le persone direttamente interessate, attribuendo loro un ruolo centrale nelle decisioni.

La presente piattaforma aggiorna e integra la piattaforma elettorale federale del 2023 e il programma politico della GISO Ticino, le cui rivendicazioni restano valide salvo esplicita modifica o sostituzione. L’azione del partito tiene conto anche delle successive risoluzioni e prese di posizione democraticamente approvate dalla GISO Ticino e dalla GISO Svizzera, adattando gli strumenti al contesto senza rinunciare al superamento dello sfruttamento e delle discriminazioni.

Il primo piano di legislatura concentra il lavoro su tre priorità, da tradurre con la base e le persone interessate in campagne e atti coordinati. Per salari e tempo di vita, occorre elaborare con i sindacati proposte cantonali che rafforzino controlli e tutele e sostenere a livello federale il salario minimo e la settimana di 25 ore. Per la cura pubblica, Cantone e Comuni devono avviare una ricognizione dei bisogni e un piano di ampliamento dei servizi. Per la transizione ecosocialista, serve un programma cantonale di investimenti nei trasporti pubblici e nella riconversione, collegato alla redistribuzione federale dei grandi patrimoni. Parità, accessibilità, diritti delle persone migranti e antifascismo attraversano tutte e tre le priorità. Ogni progetto deve rispettare le competenze dei diversi livelli istituzionali e svilupparsi in collaborazione con movimenti, associazioni e sindacati.

Attuazione e verifica

Entro tre mesi dall’approvazione della piattaforma, il comitato definisce con la base e le persone elette un piano di legislatura con progetti, responsabilità e scadenze verificabili. L’avanzamento viene discusso almeno due volte all’anno e comunicato in forma accessibile alle persone iscritte. Una valutazione annuale pubblica e partecipata rende conto delle proposte approvate, respinte, abbandonate o non avviate, delle difficoltà e delle risorse impiegate. Su questa base vengono aggiornate le priorità. La piattaforma resta vincolante per il lavoro istituzionale e le campagne della GISO.

Economia e lavoro

Democrazia economica

Il lavoro produce ricchezza sociale, ma nel capitalismo una minoranza proprietaria decide investimenti, produzione e occupazione. Un’economia ecosocialista trasferisce queste decisioni alle persone lavoratrici e alla popolazione, affinché possano stabilire cosa produrre, come farlo e come distribuire la ricchezza secondo bisogni sociali e limiti ecologici.

I settori essenziali e le grandi infrastrutture devono essere sottratti alla logica del profitto e posti sotto proprietà pubblica o collettiva, con un controllo effettivo delle persone che vi lavorano e delle comunità interessate. La GISO sostiene aziende pubbliche senza scopo di lucro, cooperative e altre forme di proprietà comune, evitando che la partecipazione si riduca a una consultazione senza potere. Nelle imprese private devono essere rafforzati i diritti di codecisione e, in caso di chiusura, vendita o delocalizzazione, le persone dipendenti devono disporre di un diritto di prelazione e di finanziamenti pubblici per proseguire l’attività in forma cooperativa.

La pianificazione democratica degli investimenti deve ridurre le attività socialmente ed ecologicamente dannose e sviluppare servizi pubblici, cura, formazione, cultura e produzioni necessarie alla transizione. Durata e riparabilità dei beni devono prevalere sulla ricerca di vendite sempre maggiori.

Redistribuzione e protezione sociale

La GISO si oppone agli aumenti dell’IVA e delle imposte sui redditi medio-bassi. Rivendica un’imposizione fortemente progressiva di grandi patrimoni ed eredità, una tassa sulle transazioni finanziarie e la tassazione di dividendi, plusvalenze e altri redditi da capitale. Riprendendo il meccanismo dell’iniziativa 99 per cento, la quota annua dei redditi da capitale superiore a 100’000 franchi deve essere computata nella base imponibile almeno al 150 per cento, anziché al 100 per cento. Il gettito supplementare deve alleggerire l’imposizione dei redditi da lavoro bassi e medi e finanziare prestazioni sociali. La lotta all’evasione e alla concorrenza fiscale e l’eliminazione dei privilegi delle grandi imprese devono assicurare risorse per sanità, formazione, alloggi, trasporti e politiche climatiche accessibili.

La sicurezza sociale deve proteggere tutte le persone, indipendentemente dall’impiego, dal permesso di soggiorno e dalle interruzioni professionali. Disoccupazione, invalidità, genitorialità, malattia e pensionamento non devono causare povertà o dipendenza. Le prestazioni devono essere individuali, sufficienti a coprire il costo della vita e finanziate solidalmente, includendo il lavoro precario, domestico, di piattaforma e non retribuito. Il secondo e il terzo pilastro devono essere sostituiti da una pensione popolare solidale che superi le disuguaglianze legate a salario, tempo parziale e carichi di cura.

L’obiettivo socialista è liberare ogni persona dall’obbligo materiale di accettare qualsiasi impiego per sopravvivere. La GISO difende il diritto a un lavoro socialmente utile e, allo stesso tempo, un reddito dignitoso per chi non può o non vuole svolgere lavoro salariato. I servizi fondamentali devono essere garantiti come diritti pubblici, riducendo la parte della vita sottoposta al mercato e al ricatto del salario.

Salari e tempo di lavoro

I guadagni di produttività devono tradursi in salari più alti e tempo libero. La GISO rivendica un salario minimo nazionale di 5’000 franchi lordi al mese a tempo pieno, su dodici mensilità e con l’eventuale tredicesima aggiuntiva, l’adeguamento automatico dei salari al costo della vita e la parità salariale effettiva. Controlli frequenti e sanzioni incisive devono rendere lo sfruttamento non conveniente. Il minimo mensile deve restare invariato durante la riduzione dell’orario; per il tempo parziale va proporzionato al grado d’impiego rispetto all’orario pieno vigente nella fase di attuazione.

La settimana lavorativa deve diminuire progressivamente fino a 25 ore a parità di salario per tutte le persone lavoratrici, con assunzioni sufficienti e senza aumentare ritmi e carichi. La riduzione deve partire dai settori più pesanti, usuranti e segnati dalla carenza di personale. Occorre garantire il diritto effettivo al tempo parziale, almeno sei settimane di vacanza, disconnessione e orari prevedibili e compatibili con la vita privata. Queste tutele e la protezione della salute devono valere anche per il lavoro su chiamata, temporaneo e da casa.

La GISO contrasta il lavoro gratuito, il falso lavoro autonomo e la successione di contratti a termine. Rivendica una protezione rafforzata contro il licenziamento, in particolare in caso di malattia, gravidanza, attività sindacale o denuncia di abusi. Le garanzie formative e salariali per apprendistati e stage sono sviluppate nella sezione «Educazione».

Sindacati e sciopero

Il rapporto tra capitale e lavoro è un rapporto di potere. Le persone lavoratrici possono contrastarlo soltanto organizzandosi nei sindacati, negoziando collettivamente e ricorrendo allo sciopero. La GISO sostiene la sindacalizzazione in tutti i settori, comprese la cura, la vendita, la logistica, il lavoro domestico e le piattaforme digitali, e difende il diritto di organizzarsi sul posto di lavoro senza sorveglianza, discriminazioni o licenziamenti antisindacali.

I contratti collettivi devono essere estesi e dichiarati obbligatori con criteri che impediscano il dumping e garantiscano salari, orari e protezioni realmente migliori della legge. Il diritto di sciopero deve essere ampliato e non limitato alla sola controversia contrattuale; deve comprendere gli scioperi politici, climatici e femministi. Le istituzioni pubbliche devono rispettare i picchetti e rinunciare a usare la polizia o procedure giudiziarie per spezzare conflitti di lavoro.

Cura e tempo

Cura, educazione, lavoro domestico, volontariato e attività politica mantengono in vita la società anche fuori dall’impiego salariato. Il loro riconoscimento richiede una distribuzione equa delle responsabilità e servizi pubblici gratuiti di qualità, senza trasferire il carico dalle famiglie benestanti a lavoratrici migranti prive di tutele. Liberare tempo dal lavoro salariato permette di dedicarsi alla cura, alla formazione, alle relazioni, al riposo e alla partecipazione politica. Le proposte specifiche sono sviluppate nella sezione «Cura collettiva».

Digitalizzazione e formazione

La digitalizzazione può ridurre attività ripetitive e pericolose, ma nelle mani del capitale viene utilizzata per intensificare il lavoro, controllare il personale e trasferire i rischi sulle singole persone. Le persone che lavorano tramite piattaforme devono essere riconosciute come dipendenti quando l’impresa determina prezzi, accesso agli incarichi o valutazioni. Devono valere salari minimi, assicurazioni sociali, ferie, protezione contro il licenziamento e contrattazione collettiva; algoritmi, sistemi di valutazione e decisioni automatizzate devono essere trasparenti e contestabili.

La sorveglianza sul posto di lavoro, il riconoscimento facciale, il tracciamento permanente e le valutazioni automatizzate della produttività devono essere vietati. L’intelligenza artificiale non può diventare un pretesto per licenziamenti o dequalificazione: i guadagni di produttività devono finanziare la riduzione dell’orario e la formazione continua. La riqualificazione deve essere gratuita, svolgersi durante il tempo di lavoro e garantire un reddito pieno, con particolare attenzione alle persone nei settori più esposti alla trasformazione tecnologica.

Commercio e filiere

Libero scambio e protezionismo mettono le persone lavoratrici in concorrenza attraverso strategie diverse: il primo favorisce lo spostamento di produzione e capitali verso costi e tutele inferiori; il secondo difende il capitale nazionale e alimenta rivalità tra Stati. La GISO propone una cooperazione internazionale fondata su controllo democratico dell’economia, diritti sociali, autodeterminazione e limiti ecologici.

La Svizzera deve respingere accordi commerciali che favoriscono privatizzazioni, tribunali arbitrali per le imprese, dumping salariale o sfruttamento delle risorse. I negoziati devono essere pubblici e sottoposti a controllo democratico fin dall’inizio. Le imprese con sede in Svizzera devono rispondere delle violazioni commesse lungo l’intera catena del valore; condizioni di importazione e prelievi compensativi devono impedire che minori salari o standard ambientali diventino un vantaggio competitivo, senza scaricare gli eventuali aumenti di prezzo sui redditi bassi.

Acqua, energia, trasporti, salute, educazione e altri servizi pubblici devono restare esclusi dalla liberalizzazione. I brevetti su farmaci, sementi e tecnologie indispensabili devono essere aboliti quando impediscono l’accesso ai beni essenziali. Il commercio deve sostenere le produzioni locali e condividere risorse e tecnologie, nel quadro della solidarietà globale e delle riparazioni sviluppate nella sezione «Internazionalismo e antimilitarismo».

Abitare e spazio pubblico

L’abitazione è un diritto fondamentale e non uno strumento di profitto. L’aumento degli affitti, le disdette legate alle ristrutturazioni, le residenze secondarie e la diffusione degli affitti turistici sottraggono alloggi alla popolazione e accrescono il potere delle grandi proprietà immobiliari. In Ticino il costo dell’abitazione pesa su salari mediamente più bassi rispetto al resto della Svizzera. La GISO si oppone alla speculazione fondiaria e immobiliare e rivendica una politica pubblica che garantisca a tutte e tutti un alloggio dignitoso, ecologico e finanziariamente accessibile.

Comuni e Cantone devono aumentare rapidamente la quota di alloggi pubblici e cooperativi, applicare pigioni commisurate ai costi e mettere a disposizione terreni pubblici esclusivamente attraverso il diritto di superficie, senza venderli. La GISO sostiene fondi pubblici per l’acquisto di immobili e terreni, un diritto di prelazione degli enti pubblici e delle cooperative e quote obbligatorie di abitazioni a pigione moderata nei nuovi progetti. Una parte sufficiente degli alloggi deve essere priva di barriere e accessibile alle persone con disabilità, mentre alloggi sociali e d’emergenza devono essere garantiti a chiunque ne abbia bisogno.

Le persone giovani e in formazione sono particolarmente esposte all’aumento degli affitti e spesso dipendono economicamente dalla famiglia o sono costrette a lavorare parallelamente agli studi. La GISO rivendica la costruzione di alloggi pubblici e cooperativi riservati a studenti e persone in apprendistato o in stage, con pigioni proporzionate alle loro possibilità economiche. Il Cantone deve inoltre collaborare con altri Cantoni e città universitarie per garantire contingenti di alloggi accessibili alle persone ticinesi in formazione fuori Cantone, ispirandosi alle esperienze già esistenti in altre regioni.

Per contrastare la speculazione occorre registrare gli immobili sfitti, tassare le abitazioni lasciate intenzionalmente vuote e permetterne l’acquisizione o l’utilizzo pubblico quando l’inattività si prolunga. Gli affitti turistici di breve durata e le residenze secondarie devono essere limitati nelle regioni in cui sottraggono abitazioni alla popolazione residente. Le ristrutturazioni energetiche devono essere finanziate dalle grandi proprietà e da fondi pubblici, subordinando i contributi a condizioni di lavoro dignitose e al controllo delle pigioni, senza aumenti o disdette; gli sfratti senza una soluzione abitativa alternativa devono essere vietati.

Lo spazio urbano e il territorio appartengono alla collettività e non devono essere interamente subordinati al consumo e agli interessi privati. Comuni e Cantone devono creare e proteggere spazi pubblici, verdi, culturali e autogestiti accessibili gratuitamente, sostenendo in particolare le iniziative giovanili e di quartiere. La pianificazione deve essere partecipativa, priva di barriere e orientata alla prossimità dei servizi, alla convivenza e alla protezione dal caldo. La GISO si oppone alla privatizzazione dello spazio pubblico, all’allontanamento delle persone povere e senza dimora e alle misure di sorveglianza e controllo che limitano la libertà di incontro e di espressione.

Sanità e salute mentale

La salute è un diritto e non una merce. Nessuna persona deve rinunciare a cure, farmaci o prevenzione a causa del reddito, della franchigia, del luogo di residenza o dello statuto di soggiorno. La GISO rivendica una cassa malati pubblica e unica, finanziata attraverso premi proporzionali al reddito, l’abolizione delle franchigie e il rafforzamento degli ospedali e dei servizi sanitari pubblici. A livello cantonale e comunale occorre aumentare le riduzioni dei premi, sviluppare consultori e servizi di prossimità e garantire collegamenti e assistenza alle persone anziane, con disabilità o residenti nelle regioni periferiche.

Ricerca, diagnosi e terapie devono superare l’assunzione del corpo dell’uomo cisgender come norma universale. Medicina di genere, salute queer e diversità dei corpi devono entrare obbligatoriamente nella formazione sanitaria e nella ricerca pubblica. I servizi devono garantire cure competenti alle persone FINTA, con disabilità e con un percorso migratorio, attraverso interpretariato, accessibilità fisica e comunicativa e pieno rispetto dell’autodeterminazione.

La salute mentale deve essere trattata con la stessa importanza della salute fisica. La GISO rivendica prestazioni psicologiche e psichiatriche integralmente coperte e accessibili gratuitamente, senza lunghe attese, con un rafforzamento dei servizi pubblici, scolastici e territoriali. Occorrono più posti di terapia, strutture di crisi non repressive e personale adeguatamente formato, evitando che l’intervento della polizia sostituisca l’assistenza sanitaria. La prevenzione, sviluppata anche con le persone giovani, deve affrontare anche le cause sociali del disagio, come precarietà, isolamento, discriminazioni, pressione lavorativa e scolastica e mancanza di prospettive.

La qualità delle cure dipende anche dalle condizioni di chi vi lavora. La GISO sostiene salari più alti, una riduzione dell’orario di lavoro, organici sufficienti e una maggiore partecipazione del personale alle decisioni nelle strutture sanitarie e sociosanitarie. Occorre contrastare esternalizzazioni, privatizzazioni e chiusure dettate dal profitto, investendo nella formazione e garantendo condizioni dignitose anche al personale migrante, alle persone in apprendistato e a chi svolge stage. Ospedali, case anziani e servizi di assistenza devono essere gestiti come parte del servizio pubblico e non come aziende orientate alla redditività.

Formazione

La formazione è un diritto e permette di partecipare consapevolmente alla vita democratica e sociale. La scuola non deve selezionare precocemente le persone in base all’origine, al reddito o alle aspettative del sistema economico, ma permettere a ogni individuo di sviluppare conoscenze, autonomia e pensiero critico. La GISO si oppone ai tagli alla formazione e alla cultura e rivendica il superamento dei livelli scolastici selettivi, classi inclusive con risorse sufficienti e un sostegno individuale che non separi né stigmatizzi le persone con difficoltà, disabilità o bisogni educativi specifici.

La formazione pubblica deve essere gratuita dalla scuola dell’infanzia all’università e alla formazione professionale. Occorre abolire tasse e costi indiretti e garantire materiale scolastico, dispositivi digitali, mense e trasporti gratuiti. Le borse di studio devono coprire il costo della vita, essere concesse secondo criteri uniformi e non assumere la forma di prestiti, affinché nessuna persona debba indebitarsi o svolgere più lavori per studiare.

Le persone in apprendistato e in stage svolgono un lavoro utile e non devono essere utilizzate come manodopera a basso costo. La GISO rivendica salari minimi obbligatori e dignitosi fin dal primo anno, la retribuzione di ogni stage, orari compatibili con la formazione e un accompagnamento qualificato all’interno delle aziende. Il rispetto delle condizioni di lavoro e degli obiettivi formativi deve essere verificato con controlli regolari e punti di contatto indipendenti. Al termine della formazione devono essere garantite prospettive concrete d’impiego o di prosecuzione degli studi. Stage e apprendistati non devono sostituire posti di lavoro regolari.

La GISO difende le discipline umanistiche, artistiche e creative insieme alla formazione scientifica. I programmi devono sviluppare pensiero critico e competenze democratiche, affrontando colonialismo, fascismo, razzismo, disuguaglianze e crisi climatica. L’educazione sessuale e affettiva deve essere obbligatoria e scientificamente fondata, trattare consenso, prevenzione, salute sessuale e servizi di sostegno e riconoscere la pluralità dei corpi, delle identità, degli orientamenti e delle configurazioni familiari.

Le persone in formazione devono poter partecipare alle decisioni che riguardano scuole, università e luoghi di apprendistato. La GISO sostiene consigli studenteschi dotati di risorse e reali competenze, il diritto di organizzarsi politicamente e sindacalmente senza subire conseguenze e la presenza di persone elette negli organi decisionali degli istituti. Devono inoltre essere garantiti spazi autogestiti, tempo per l’attività associativa e canali accessibili attraverso i quali segnalare discriminazioni, abusi o violazioni delle condizioni di formazione.

Politiche giovanili

Le nuove generazioni affrontano crisi climatica, precarietà, aumento del costo della vita e militarizzazione con un potere politico ed economico limitato. La GISO ne organizza gli interessi senza considerarle un gruppo omogeneo, prestando attenzione a chi subisce anche povertà, razzismo, abilismo, discriminazioni di genere o precarietà del soggiorno.

Per rendere concreta l’autonomia giovanile occorrono sostegni al reddito, posti di formazione sufficienti e garanzie d’impiego, insieme agli alloggi accessibili e ai servizi pubblici previsti dalla piattaforma. Questi strumenti devono contrastare disoccupazione e dipendenza economica dalla famiglia.

La prevenzione del disagio psicologico deve essere progettata con le persone giovani e affrontare pressione scolastica, isolamento e incertezza sul futuro. I servizi gratuiti previsti nella sezione «Sanità e salute mentale» devono offrire un sostegno tempestivo, senza attribuire alle singole persone la responsabilità delle crisi sociali.

Oltre all’estensione dei diritti politici, servono parlamenti e assemblee giovanili dotati di competenze e risorse reali e un coinvolgimento vincolante nei progetti che riguardano la gioventù. Cantone e Comuni devono garantire spazi autogestiti non commerciali, attività culturali accessibili e collegamenti pubblici adeguati anche nelle regioni periferiche e nelle ore serali.

Cultura indipendente

La cultura indipendente è un servizio essenziale per una società democratica, plurale e capace di esprimersi criticamente. Le politiche di austerità, la precarietà del lavoro culturale e la scomparsa degli spazi accessibili limitano la partecipazione e favoriscono soltanto le realtà commerciali o già affermate. La GISO si oppone ai tagli e rivendica un aumento stabile dei finanziamenti pubblici, assegnati con criteri trasparenti e partecipativi, prestando particolare attenzione alle persone giovani, alle produzioni non commerciali e alle realtà escluse o sottorappresentate.

Comuni e Cantone devono mettere a disposizione gratuitamente o a prezzi accessibili sale, atelier, spazi per prove ed eventi e immobili inutilizzati, garantendo autonomia organizzativa e libertà artistica. Le persone che lavorano nella cultura devono ricevere compensi dignitosi, contratti trasparenti e un’adeguata protezione sociale, senza che i finanziamenti pubblici dipendano dal lavoro gratuito. La GISO sostiene inoltre biblioteche, media indipendenti, centri giovanili e progetti culturali diffusi sul territorio, affinché l’accesso alla produzione e alla fruizione culturale sia garantito anche nelle regioni periferiche e alle persone con disabilità o con redditi bassi.

Ecosocialismo

Clima e classe

Crisi climatica, perdita di biodiversità, inquinamento e consumo di risorse derivano da un sistema fondato sulla crescita illimitata e sul profitto. Grandi imprese e persone più ricche producono una quota sproporzionata delle emissioni e ostacolano le trasformazioni, mentre le conseguenze colpiscono chi dispone di meno risorse. La risposta deve modificare proprietà, produzione e distribuzione della ricchezza, senza colpevolizzare i comportamenti individuali o imporre tasse indiscriminate.

Le politiche climatiche dominanti continuano invece a trattare l’atmosfera come un mercato. Commercio delle emissioni, compensazioni all’estero e promesse di catturare in futuro il carbonio permettono alle imprese di continuare a inquinare, trasferiscono terre e risorse nelle mani di investitori e rinviano la riduzione reale delle emissioni. Anche le conferenze internazionali sul clima restano dominate dagli Stati del Nord globale e dalle lobby fossili. La GISO chiede obiettivi vincolanti, un moratorio mondiale sui nuovi progetti fossili, l’esclusione delle imprese fossili dai negoziati e strumenti internazionali capaci di perseguire Stati, imprese e istituzioni finanziarie responsabili di gravi danni climatici.

Caldo, siccità, incendi e alluvioni minacciano salute, abitazioni e lavoro, soprattutto per chi vive o lavora in condizioni vulnerabili. La politica climatica deve quindi rafforzare servizi pubblici, protezione sul lavoro e accesso universale ad acqua, energia e mobilità. La GISO respinge l’uso della crisi per giustificare austerità, razzismo o nuove frontiere.

Iniziativa per il futuro

L’Iniziativa per il futuro proponeva di tassare al 50 per cento la parte di eredità e donazioni superiore a 50 milioni di franchi per finanziare una transizione socialmente giusta. Il suo principio resta centrale: deve contribuire maggiormente chi ha accumulato ricchezza grazie al lavoro altrui, alle infrastrutture pubbliche e allo sfruttamento dell’ambiente. Dopo la votazione, la GISO continua a rivendicare una forte imposizione di grandi eredità, patrimoni, utili straordinari e attività inquinanti, promuovendo strumenti redistributivi anche a livello cantonale e comunale.

Queste entrate devono alimentare un fondo climatico progressivo e un programma pubblico pluriennale per trasporti gratuiti, risanamento energetico senza aumenti degli affitti, rinnovabili, riconversione industriale, cura, formazione e adattamento agli eventi estremi. Il finanziamento deve essere stabile e sufficiente, senza costi aggiuntivi per i redditi bassi e medi né privatizzazione dei benefici.

Il programma deve prevedere obiettivi annuali vincolanti e organi di controllo con rappresentanti del personale, dei sindacati, dei movimenti climatici, della comunità scientifica e della popolazione interessata. Ogni sostegno alle imprese deve dipendere da riduzioni verificabili delle emissioni, rispetto dei contratti collettivi e partecipazione del personale alle decisioni.

Transizione e lavoro

Sostituire ogni prodotto con una versione più verde non basta se produzione e consumo continuano a crescere. La pianificazione democratica deve orientare l’economia alla qualità della vita: ampliare sanità, educazione, cura, cultura, trasporti collettivi, abitazioni efficienti e rinnovabili; superare progressivamente produzione fossile, aviazione di lusso, industria bellica e beni progettati per durare poco. Assemblee del personale e consigli democratici devono guidare queste scelte nelle imprese e nelle infrastrutture strategiche poste sotto proprietà pubblica o cooperativa.

La transizione deve garantire a chi perde un posto in un settore da riconvertire un impiego socialmente ed ecologicamente utile, con salario e condizioni almeno equivalenti. Servono tutela del reddito, riqualificazione gratuita durante l’orario di lavoro e nuovi impieghi nell’energia, negli edifici, nella mobilità, nell’agricoltura, nella cura del territorio e nei servizi sociali. Personale, sindacati e comunità devono decidere la riconversione; se il capitale la impedisce, lo Stato deve poter espropriare e socializzare le aziende, preservando competenze e occupazione.

La riduzione dell’orario e la condivisione del lavoro, insieme al riuso e alla limitazione della pubblicità, sostengono un’economia della sufficienza. Restituire tempo alla cura e alla partecipazione permette di ridurre la produzione inutile senza impoverire le persone lavoratrici.

Energia, finanza e produzione

Petrolio, carbone e gas devono essere abbandonati rapidamente e non possono essere sostituiti con nuove infrastrutture fossili presentate come soluzioni transitorie. La GISO si oppone a centrali e reti che producono una dipendenza pluridecennale dal gas, al fracking e al greenwashing dei combustibili sintetici. Produzione, reti e stoccaggio dell’energia devono essere pubblici e controllati democraticamente; l’espansione di solare, eolico e idroelettrico deve essere pianificata insieme alla protezione della biodiversità, del paesaggio e dei corsi d’acqua. Le economie domestiche con redditi bassi devono ricevere gratuitamente l’energia necessaria a una vita dignitosa, mentre lusso e spreco devono essere fortemente limitati.

La piazza finanziaria e il commercio svizzero di materie prime moltiplicano l’impronta climatica del Paese. Banche, assicurazioni, casse pensioni e gestori patrimoniali devono cessare nuovi finanziamenti a fonti fossili, deforestazione e imprese distruttive, pubblicare integralmente emissioni e catene di investimento e disinvestire secondo scadenze vincolanti. Le grandi istituzioni finanziarie devono essere poste sotto controllo pubblico e democratico. Jet privati, superyacht, voli frequenti e altre forme di consumo di lusso incompatibili con gli obiettivi climatici devono essere vietati o drasticamente limitati.

Gli appalti pubblici devono imporre criteri climatici, sociali e sindacali lungo tutta la filiera e sostenere produzioni regionali basate su durata, riparabilità e riciclo. Le tecnologie devono ridurre il consumo complessivo di energia e materiali e restare sotto controllo democratico, senza rinviare la riduzione delle emissioni o alimentare nuovi mercati speculativi.

L’efficienza deve accompagnarsi a limiti vincolanti al consumo di energia e materie prime. La GISO rivendica il divieto dell’obsolescenza programmata, una garanzia minima di dieci anni per i beni durevoli e semidurevoli, compresi abbigliamento e dispositivi elettronici, ricambi disponibili e un diritto effettivo alla riparazione. Imballaggi superflui e prodotti monouso devono essere eliminati. Riuso, condivisione e riciclaggio devono diventare servizi pubblici accessibili, finanziati da produttori e grandi distributori.

La svolta energetica non richiede un ritorno al nucleare. Nuove centrali arriverebbero troppo tardi, assorbirebbero enormi risorse pubbliche e lascerebbero irrisolti rischi, scorie e dipendenza tecnologica. Le priorità devono essere la riduzione dei consumi inutili, il risanamento degli edifici, l’espansione rapida delle energie rinnovabili, delle reti e degli impianti di accumulo. La scelta dei siti deve avvenire in modo trasparente con la popolazione e nel rispetto della biodiversità, senza attribuire a singoli progetti privati il potere di decidere l’intera politica energetica.

Mobilità e territorio

La mobilità deve essere un servizio pubblico accessibile. La GISO rivendica trasporti pubblici gratuiti, frequenti e pienamente accessibili, collegamenti serali e nelle regioni periferiche, migliori relazioni ferroviarie transfrontaliere e una rete continua e sicura per chi si muove a piedi o in bicicletta. Occorre fermare l’ampliamento delle autostrade e delle infrastrutture aeroportuali, vietare i voli sostituibili con il treno e ridurre la dipendenza dall’automobile, garantendo prima alternative adeguate a chi oggi ne è privo.

La rete deve rispondere anche ai bisogni di chi lavora di notte o a turni, vive nelle valli, accompagna persone bisognose di assistenza o ha una disabilità. Nodi di scambio, trasporto su richiesta e infrastrutture senza barriere devono rendere possibile l’accesso alla mobilità collettiva. Le risorse destinate a nuove strade e all’espansione aeroportuale devono finanziare questa offerta, con tariffe sociali fino alla gratuità.

La politica territoriale deve fermare dispersione degli insediamenti, speculazione e consumo di suolo. Occorre privilegiare il risanamento degli edifici esistenti; nuove costruzioni devono rispondere a bisogni reali, rispettare standard energetici e utilizzare materiali durevoli a basse emissioni. Boschi, zone umide, torbiere, corsi d’acqua e corridoi ecologici devono essere protetti e rinaturalizzati.

Cantone e Comuni devono adottare piani di adattamento a caldo estremo, siccità, incendi, alluvioni e frane, dando priorità alle persone e ai territori più vulnerabili. Servono mappe pubbliche dei rischi, divieti di nuove edificazioni nelle aree esposte, spazi freschi e ombreggiati, rinaturalizzazione delle superfici impermeabilizzate e accesso garantito ad acqua e cure. I piani sanitari e di protezione del lavoro devono attivarsi automaticamente durante gli eventi estremi.

Movimento climatico

La GISO sostiene lo Sciopero per il clima, Fridays for Future, collettivi locali e organizzazioni ambientaliste, partecipando alle mobilitazioni e offrendo risorse, spazi e formazione. Scioperi e disobbedienza civile sono strumenti legittimi per imporre la rapidità della transizione e costruire alleanze con gli altri movimenti.

Di fronte a paura ed ecoansia, soprattutto giovanile, occorrono possibilità concrete di azione collettiva. La GISO promuove assemblee pubbliche, formazioni e campagne comuni e sostiene gruppi climatici nelle scuole e nei luoghi di formazione.

Il rapporto con i sindacati è decisivo perché la riconversione investe salari, occupazione e controllo della produzione. La GISO sostiene Workers for Future, comitati climatici nei luoghi di lavoro e campagne comuni con lo Sciopero per il clima. Le rivendicazioni ecologiche devono entrare nella contrattazione collettiva e quelle sociali nelle mobilitazioni climatiche. Il legame con lo sciopero femminista rafforza una transizione fondata sulla cura e sulla riduzione del tempo di lavoro.

Agricoltura di montagna

L’agricoltura garantisce cibo, custodisce conoscenze e mantiene paesaggi ed ecosistemi. In montagna, pascoli e una parte importante della biodiversità dipendono dal lavoro agricolo. La GISO vuole sottrarre questo lavoro alla logica del massimo profitto, che favorisce concentrazione, indebitamento e abbandono delle piccole aziende, e riconoscerlo come un compito di interesse collettivo. In Ticino la politica agricola deve perciò considerare esplicitamente le condizioni geografiche e climatiche delle valli e delle zone di montagna, preservando attività, competenze e superfici produttive.

Chi lavora nell’agricoltura deve beneficiare della legge sul lavoro, di orari sostenibili, salari dignitosi, protezione sociale e regolarizzazione in assenza di statuto. Il lavoro non retribuito delle donne nelle aziende familiari deve essere riconosciuto economicamente e nella previdenza. Nelle regioni alpine, il sostegno pubblico deve compensare i costi della tutela della biodiversità e riconoscere il valore ecologico del lavoro agricolo. Acqua, infrastrutture e consulenza pubblica devono permettere l’adattamento a siccità ed eventi estremi senza creare dipendenza dalle multinazionali agrochimiche.

Sovranità alimentare e agroecologia

L’alimentazione è un diritto. Sovranità alimentare significa permettere alla popolazione, a chi produce e a chi lavora nell’agricoltura di decidere democraticamente il sistema alimentare, sottraendolo al potere della grande distribuzione, delle multinazionali agrochimiche e della speculazione. La GISO sostiene l’attuazione concreta del principio della sovranità alimentare riconosciuto in Ticino mediante una legge cantonale con obiettivi, finanziamenti e controlli vincolanti. Il Cantone deve garantire l’accesso universale a un’alimentazione sana, variata, culturalmente adeguata e a prezzi accessibili, preservando nel contempo acqua, suolo e biodiversità.

Prezzi bassi per chi consuma non possono essere ottenuti impoverendo chi produce o sfruttando le persone lavoratrici. Servono prezzi minimi che coprano i costi di una produzione sostenibile, contratti equi, sostegno alle piccole e medie aziende e alle cooperative e condizioni di lavoro e alloggio dignitose per tutte le persone impiegate, comprese quelle stagionali e migranti. I sussidi pubblici devono essere legati a criteri sociali, sindacali, climatici e di benessere animale; le aziende che violano i diritti del lavoro o danneggiano sistematicamente l’ambiente non devono ricevere denaro pubblico. La formazione agricola, il ricambio generazionale e la trasmissione delle aziende devono essere sostenuti.

La riconversione agroecologica deve sostenere agricoltura estensiva e mista, formazione dell’humus, rotazione delle colture, protezione degli impollinatori e delle aree non coltivate. Occorre eliminare progressivamente i pesticidi sintetici, ridurre l’eccesso di fertilizzanti e le emissioni, gestire sostenibilmente l’acqua e diminuire la dipendenza dai mangimi importati. Allevamento intensivo e filiere che causano deforestazione devono essere ridimensionati sostenendo le aziende nella transizione. Ricerca pubblica e conoscenze contadine devono collaborare, garantendo sementi riproducibili e tecnologie essenziali libere da brevetti.

Cantone e Comuni devono utilizzare mense scolastiche, ospedali, case anziani e altre strutture pubbliche per assicurare acquisti pubblici, sviluppare filiere locali e offrire pasti sani, convenienti, prevalentemente vegetali e prodotti nel rispetto di criteri sociali ed ecologici. Devono sostenere mercati, cooperative di consumo, vendita diretta, trasformazione regionale e piattaforme pubbliche che mettano in relazione produzione e domanda. Lo spreco alimentare deve essere ridotto lungo tutta la filiera imponendo obblighi alla grande distribuzione, mentre le eccedenze ancora commestibili devono essere redistribuite senza sostituire il diritto a un reddito sufficiente.

Il suolo agricolo deve essere protetto dalla cementificazione, dalla concentrazione fondiaria e dalla speculazione. La GISO rivendica un diritto di prelazione di enti pubblici e cooperative, la messa a disposizione di terreni pubblici per progetti agricoli collettivi e un accesso facilitato alla terra per persone giovani e nuove aziende. Pianificazione territoriale, politica climatica e politica agricola devono proteggere le superfici coltivabili e garantire che l’energia rinnovabile venga sviluppata prioritariamente su tetti e infrastrutture già esistenti, evitando di mettere in concorrenza produzione alimentare, biodiversità ed energia.

La sovranità alimentare non significa nazionalismo o chiusura delle frontiere. La GISO rifiuta accordi di libero scambio che mettono in concorrenza persone lavoratrici e agricoltura, impongono monoculture e permettono alle multinazionali di distruggere ecosistemi e mercati locali. Le importazioni devono rispettare standard sociali, climatici e di benessere animale equivalenti. Questi requisiti non devono trasformarsi in barriere contro i Paesi del Sud globale. La Svizzera deve sostenere il diritto dei popoli a definire i propri sistemi alimentari, fermare l’accaparramento di terre e riconoscere il ruolo centrale delle comunità contadine e indigene.

La campagna per la sovranità alimentare deve unire persone contadine, lavoratrici e consumatrici, cooperative, associazioni ambientaliste e sindacati. Il comitato e le persone elette ne seguono l’attuazione e promuovono progetti comunali e cantonali che rendano concreto il diritto al cibo e il controllo democratico della produzione.

Femminismo e liberazione

Femminismo socialista e intersezionale

Patriarcato e capitalismo si sostengono reciprocamente: il lavoro di cura gratuito o sottopagato, la svalutazione delle professioni femminilizzate e la precarietà migratoria alimentano lo sfruttamento e dividono la classe lavoratrice. Superare il capitalismo non elimina automaticamente il patriarcato. Serve una lotta femminista capace di trasformare economia, famiglia, istituzioni e relazioni sociali.

Il femminismo per il 99 per cento rifiuta di misurare il progresso dal numero di donne ai vertici delle imprese. Mette al centro chi svolge lavori precari e subisce oppressioni intrecciate, senza contrapporre potere d’acquisto, diritti queer e antirazzismo. La presenza di una minoranza privilegiata nelle posizioni di comando non basta a liberare chi pulisce, assiste, educa e cura.

Le forze reazionarie attaccano aborto, diritti trans, pensioni e politiche di uguaglianza per ricondurre le persone FINTA alla dipendenza economica e alla famiglia tradizionale. La GISO difende i diritti acquisiti e lotta perché genere, origine, classe, disabilità, orientamento sessuale e soggiorno non determinino libertà, reddito e sicurezza.

Autodeterminazione e salute

L’autodeterminazione corporea e riproduttiva non è negoziabile. La GISO rivendica l’eliminazione dell’aborto dal Codice penale, il suo riconoscimento come diritto fondamentale e l’accesso gratuito, tempestivo e sicuro in tutte le regioni. Contraccettivi, prodotti mestruali, test per le infezioni sessualmente trasmissibili, consulenze e prestazioni di salute sessuale devono essere gratuiti e accessibili indipendentemente da reddito, età, genere, disabilità o statuto di soggiorno.

La possibilità formale di scegliere non basta se mancano strutture, personale o informazioni. Cantone e Comuni devono finanziare consultori pubblici e indipendenti, garantire informazioni professionali e comprensibili in più lingue e formati accessibili e formare sistematicamente il personale sanitario. Le convinzioni personali di singoli fornitori non possono impedire o ritardare una prestazione necessaria: il servizio pubblico deve assicurare concretamente l’accesso e coprire integralmente i costi.

L’autodeterminazione comprende anche le persone trans e intersessuali. Cure di affermazione di genere, consulenza medica e psicologica e accompagnamento devono essere accessibili, autodeterminati e completamente finanziati dall’assicurazione sanitaria. Gli interventi non necessari su persone minori intersessuali che non possono esprimere un consenso libero e informato devono essere vietati. Le decisioni devono fondarsi sul consenso informato, sulle evidenze scientifiche e sulla volontà della persona interessata, senza ostacoli discriminatori o imposizioni paternalistiche.

Cura collettiva

La distribuzione patriarcale della cura scarica costi sulle famiglie e soprattutto sulle persone FINTA, permettendo a Stato e imprese di risparmiare. Trasformarla richiede di riconoscere il valore di assistenza, educazione e lavoro domestico e di garantirne l’organizzazione collettiva.

La cura deve diventare una responsabilità collettiva e un servizio pubblico universale. La GISO rivendica asili nido, strutture extrascolastiche, assistenza domiciliare, sanità, sostegno alle persone con disabilità e accompagnamento della vecchiaia gratuiti, accessibili e sufficientemente finanziati. Occorrono investimenti massicci nella formazione e nell’assunzione di personale, salari più alti, organici adeguati e tempo sufficiente per svolgere un lavoro di qualità. Privatizzazioni, esternalizzazioni e logiche di rendimento devono essere respinte: la cura non può essere compressa come una linea di produzione.

La collettivizzazione della cura deve anche offrire alternative alla dipendenza dalla famiglia nucleare. Abitazioni intergenerazionali, spazi comuni di quartiere, mense e lavanderie pubbliche e reti professionali di sostegno possono distribuire il lavoro e permettere alle persone più piccole, anziane o bisognose di assistenza di sviluppare relazioni molteplici e autonome. Queste strutture non sostituiscono gli affetti, ma impediscono che la mancanza di servizi trasformi le relazioni familiari in obbligo, isolamento o terreno favorevole agli abusi.

Per finanziare questa trasformazione serve un fondo pubblico per la cura, alimentato in modo progressivo da grandi patrimoni, eredità, utili e redditi da capitale. La gestione deve coinvolgere personale, utenti, sindacati e collettivi femministi. Il lavoro di cura migrante e domestico deve essere pienamente riconosciuto dal diritto del lavoro: regolarizzazione delle persone sans-papiers, contratti vincolanti, controlli pubblici e protezione effettiva contro sfruttamento, violenza e ricatto legato al permesso di soggiorno.

Lavoro e tempo

L’indipendenza economica è una condizione della libertà, ma il mercato del lavoro riproduce la divisione patriarcale della società. I settori nei quali lavorano soprattutto persone FINTA sono sistematicamente svalutati; il tempo parziale, le interruzioni dovute alla cura e i rapporti precari riducono redditi, possibilità di carriera e pensioni. La distinzione tra una parte “spiegabile” e una “inspiegabile” del divario salariale nasconde il problema: anche la concentrazione in professioni meno pagate e l’assunzione sproporzionata del lavoro domestico sono conseguenze della discriminazione.

Accanto al salario minimo e all’indicizzazione previsti nella sezione «Economia e lavoro», servono trasparenza salariale in tutti i settori, controlli regolari di un’autorità indipendente e sanzioni efficaci. Nei procedimenti per discriminazione salariale l’onere della prova deve essere rovesciato. Le verifiche devono considerare anche gli effetti congiunti di razzismo, queerfobia, transfobia, abilismo e precarietà migratoria.

La riduzione generalizzata dell’orario è anche una rivendicazione femminista: deve permettere una ripartizione equa del lavoro domestico e di cura. Per superare il doppio carico occorrono servizi collettivi e un cambiamento concreto delle responsabilità familiari, evitando che il tempo liberato accresca soltanto gli obblighi delle persone FINTA.

Ogni genitore deve avere diritto a due anni di congedo parentale individuale e non trasferibile, con un’indennità pari all’intero reddito, indipendentemente dalla configurazione familiare e anche in caso di adozione. Un’assicurazione sociale pubblica, sostenuta da contributi solidali e fiscalità progressiva, deve garantirne il finanziamento e prevedere un’indennità minima dignitosa per chi non ha un reddito da lavoro. Il congedo deve favorire una distribuzione egualitaria della cura.

Violenza e protezione

La violenza patriarcale, dalle molestie e dalla violenza economica fino agli stupri e ai femminicidi, non è una somma di casi isolati. Nasce da rapporti sociali nei quali alcune persone dispongono di maggiore potere economico, giuridico e simbolico e nei quali la dipendenza abitativa o finanziaria rende difficile sottrarsi alla violenza. La risposta deve quindi proteggere immediatamente le persone colpite e, nello stesso tempo, trasformare le condizioni che permettono agli abusi di ripetersi.

La GISO chiede la piena attuazione della Convenzione di Istanbul e un’espansione massiccia delle case protette, dei servizi di emergenza e della consulenza giuridica, sociale e psicologica gratuita. L’offerta deve essere presente in tutte le regioni, finanziata stabilmente e accessibile senza discriminazioni alle persone queer e TINA[2], con disabilità, migranti o prive di documenti. Tutte le strutture devono eliminare barriere architettoniche, sensoriali e comunicative e disporre di personale formato. L’accesso alla protezione non deve dipendere da una denuncia penale, dal reddito, dal permesso di soggiorno, dalla capacità di comunicare secondo modalità standard o dalla disponibilità di una famiglia pronta ad aiutare.

La prevenzione deve iniziare nelle scuole e proseguire nei luoghi di formazione, di lavoro, nello sport e nelle istituzioni. Educazione al consenso, relazioni rispettose, riconoscimento delle dinamiche di potere e procedure indipendenti contro molestie e discriminazioni devono diventare standard vincolanti. Nel diritto penale sessuale deve valere pienamente il principio “solo sì significa sì”, riconoscendo anche il freezing (blocco involontario) e le situazioni nelle quali paura, dipendenza o shock impediscono di reagire. Servono inoltre programmi professionali rivolti alle persone autrici di violenza, affinché prevenzione e assunzione di responsabilità non vengano ridotte alla sola punizione.

La violenza sul posto di lavoro richiede protezioni specifiche: organismi indipendenti di segnalazione, tutela contro il licenziamento e la ritorsione, congedi retribuiti e possibilità di trasferimento per le persone colpite. La protezione durante e dopo la gravidanza deve essere rafforzata.

Movimento femminista

Nessuna conquista femminista è stata concessa spontaneamente. Il suffragio, l’articolo costituzionale sull’uguaglianza, l’assicurazione maternità e l’introduzione del regime dei termini per l’interruzione di gravidanza sono risultati di decenni di organizzazione e conflitto. Gli scioperi femministi del 1991, 2019 e 2023 hanno mostrato la forza di un movimento capace di unire collettivi locali, sindacati, associazioni e partiti attorno a salario, tempo e rispetto. La GISO si considera parte di questo movimento e sostiene scioperi, mobilitazioni e forme di disobbedienza civile.

La partecipazione al movimento deve essere accessibile anche a chi incontra ostacoli economici, linguistici o legati alla disabilità. Le persone direttamente colpite devono definire le campagne e disporre delle risorse necessarie a prendervi parte, secondo il principio di autonomia dei collettivi stabilito nella strategia.

La GISO esamina criticamente le proprie gerarchie e adotta un protocollo di prevenzione e gestione di discriminazioni e violenze, con segnalazioni indipendenti e accessibili e formazioni regolari su sessismo, razzismo, transfobia e abilismo. Il movimento femminista deve includere pienamente le persone trans e costruire alleanze con sindacati, movimenti queer, antirazzisti, ecologisti e delle persone con disabilità.

Liberazione queer e trans

Il patriarcato non opprime soltanto le donne: impone una norma ciseterosessuale, binaria e maschile che disciplina corpi, identità, affetti e famiglie. Le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali, non binarie, agender e queer vengono discriminate perché la loro esistenza mette in discussione ruoli presentati come naturali e immutabili. La GISO rifiuta ogni patologizzazione e ogni gerarchia tra identità: non sono le persone a doversi adattare, ma le strutture sociali, giuridiche ed economiche a dover cambiare.

L’offensiva anti-trans e anti-queer è parte della strategia della destra reazionaria. La retorica contro il cosiddetto “woke”, le campagne contro le transizioni e le correnti femministe transescludenti cercano di dividere il movimento e trasformano una minoranza in capro espiatorio. La GISO combatte queste campagne senza esitazioni, sostiene il diritto delle persone trans a partecipare pienamente al movimento femminista e rifiuta alleanze o piattaforme che ne mettano in discussione l’esistenza e l’autodeterminazione.

L’uguaglianza giuridica deve essere fondata sull’autodeterminazione. Le procedure per modificare nome e indicazione del genere devono essere semplici, gratuite e indipendenti da diagnosi, interventi medici o autorizzazioni di terze persone. Nel breve periodo deve essere disponibile una terza indicazione ufficiale; l’obiettivo resta l’abolizione dell’iscrizione obbligatoria del genere nei registri e nei documenti quando non è strettamente necessaria. Le misure di conversione volte a cambiare orientamento sessuale, identità o espressione di genere devono essere vietate senza eccezioni.

Nel mondo del lavoro servono protezioni specifiche contro discriminazione, outing forzato, molestie e licenziamenti arbitrari. Le persone trans devono beneficiare della continuità salariale durante visite, trattamenti e interventi legati alla transizione, come avviene per le altre necessità mediche. Contratti collettivi, regolamenti aziendali e servizi pubblici devono riconoscere nomi, pronomi e identità autodeterminate. La tutela deve estendersi all’accesso all’alloggio, alle assicurazioni, alle prestazioni sociali e allo sport, ambiti nei quali le persone queer continuano a incontrare esclusioni e controlli sproporzionati.

Per attuare l’educazione inclusiva prevista nella sezione «Educazione», il personale scolastico deve ricevere una formazione specifica sulla diversità dei corpi, delle identità e delle famiglie. La stessa competenza deve essere garantita in sanità, nei servizi sociali, nello sport e nelle amministrazioni, affinché pregiudizi e impreparazione non ostacolino l’accesso ai diritti.

Le persone queer, in particolare trans e transfemminili, sono esposte alla violenza patriarcale. Identità ed espressione di genere devono essere incluse esplicitamente nelle norme contro la discriminazione e i crimini d’odio. I servizi di consulenza, accoglienza e protezione devono essere progettati con le persone interessate e disporre di competenze e protocolli adeguati.

La GISO sostiene le organizzazioni e le mobilitazioni queer e garantisce nei propri spazi rappresentanza e potere decisionale. Le persone trans, intersessuali, non binarie e agender devono poter definire direttamente priorità, campagne e alleanze che le riguardano, avvalendosi delle procedure di protezione previste per tutta l’organizzazione.

Antiabilismo

L’abilismo stabilisce quali corpi, capacità e modi di comunicare siano considerati normali e trasforma ogni differenza in deficit individuale. Produce esclusione, segregazione e dipendenza per le persone con disabilità, malattie croniche e neurodivergenze. Questa oppressione si intreccia con il capitalismo, che misura il valore delle persone in base alla produttività, e con il patriarcato, che scarica l’assistenza gratuita sulle famiglie e soprattutto sulle persone FINTA. La liberazione richiede quindi di modificare strutture, servizi e rapporti di potere, non di chiedere alle persone di adattarsi.

La GISO riconosce le persone con disabilità come soggetti politici e applica il principio «nulla su di noi senza di noi». Ogni politica che le riguarda deve essere elaborata con la loro partecipazione diretta e adeguatamente retribuita. Assemblee, campagne e collettivi femministi devono garantire accessibilità fisica, sensoriale, comunicativa, cognitiva ed economica, prevedendo fin dall’inizio interpretariato, documenti in formati accessibili, pause, accompagnamento e possibilità di partecipazione a distanza.

La GISO rivendica l’accessibilità universale degli edifici, dei trasporti, dell’informazione, degli eventi e dei servizi digitali, con scadenze vincolanti, controlli e finanziamenti pubblici sufficienti. Le persone con disabilità devono poter scegliere dove, come e con chi vivere grazie a prestazioni di assistenza personale adeguate e indipendenti dal reddito e dallo statuto familiare. Occorre superare istituti, scuole e laboratori segreganti, garantendo formazione inclusiva, abitazioni accessibili, impieghi nel mercato del lavoro ordinario e sostegni definiti dalla persona interessata.

Disabilità e malattie croniche aumentano il rischio di povertà, soprattutto per le persone FINTA. Le persone che non possono seguire una carriera continua e a tempo pieno subiscono penalizzazioni nei salari, nelle assicurazioni sociali e nelle pensioni. La GISO rivendica parità salariale, accomodamenti ragionevoli, riduzione dell’orario senza perdita di reddito quando necessaria e protezione contro il licenziamento. Una pensione popolare solidale e prestazioni sociali sufficienti devono garantire una vita dignitosa senza controlli umilianti, obblighi di produttività o dipendenza economica dalla famiglia.

La salute e l’autodeterminazione delle persone con disabilità devono prevalere su ogni logica paternalistica. La GISO si oppone a sterilizzazioni, trattamenti e misure coercitive senza consenso libero e informato e rivendica un accesso privo di barriere alla salute sessuale e riproduttiva, alla psicoterapia e alle cure generali. Informazioni e procedure devono essere disponibili in lingua facile, lingua dei segni, formati digitalmente accessibili e comunicazione aumentativa. Il consenso deve essere reso possibile con sostegni adeguati, non sostituito automaticamente dalla decisione di familiari o istituzioni.

La violenza abilista e patriarcale richiede servizi realmente accessibili. Case protette, consultori, polizia, giustizia e strutture sanitarie devono eliminare barriere architettoniche e comunicative e formare il personale sulle esigenze delle persone con disabilità. L’accesso alla protezione non può dipendere dalla possibilità di abbandonare un ausilio, rinunciare all’assistenza personale o separarsi da una persona dalla quale si dipende materialmente. Il lavoro di assistenza professionale e familiare deve essere finanziato e organizzato pubblicamente con condizioni dignitose, senza trasformare il diritto al sostegno in dipendenza.

Migrazione e diritti

Razzismo e capitalismo

Il razzismo non è soltanto un insieme di pregiudizi individuali, ma un sistema storico di potere. Colonialismo e capitalismo hanno creato e utilizzato gerarchie razziali per giustificare conquista, schiavitù, espropriazione e sfruttamento e per dividere la classe lavoratrice. Anche oggi la borghesia trae vantaggio dall’attribuire diritti differenti alle persone in base al passaporto, al permesso di soggiorno, al colore della pelle o all’origine. La lotta contro il razzismo deve quindi essere contemporaneamente anticapitalista, anticoloniale e internazionalista.

La Svizzera non è estranea a questa storia. Imprese, banche e persone svizzere hanno partecipato alla tratta schiavista, al colonialismo e allo sfruttamento globale; ancora oggi la piazza finanziaria, il commercio di materie prime e le multinazionali traggono profitto da rapporti neocoloniali. Il mito di una Svizzera neutrale e priva di responsabilità impedisce di riconoscere queste continuità. La GISO rivendica ricerca pubblica, insegnamento della storia coloniale, restituzione dei beni sottratti e riparazioni determinate insieme alle popolazioni colpite, oltre alla fine delle attività economiche svizzere che riproducono sfruttamento e dipendenza.

Il discorso sull’“inforestierimento”, sull’incompatibilità culturale e sull’integrazione costruisce artificialmente un “noi” e un “loro”. Non è meno razzista quando sostituisce le presunte differenze biologiche con quelle culturali. L’estrema destra utilizza le persone migranti come capro espiatorio per l’aumento del costo della vita, la precarietà e l’indebolimento dei servizi pubblici, nascondendo le responsabilità delle politiche neoliberiste e delle classi dominanti. La risposta della sinistra non può essere adattarsi a questa narrazione, ma mostrare gli interessi materiali che essa protegge e unire tutte le persone sfruttate.

Cittadinanza e partecipazione

Chi vive in Svizzera deve poter partecipare alle decisioni che ne determinano la vita. La GISO rivendica il diritto di voto e di eleggibilità comunale, cantonale e federale dai 16 anni per tutte le persone residenti in Svizzera da almeno un anno, indipendentemente dalla cittadinanza e dal tipo di permesso.

La naturalizzazione non deve essere un premio attribuito a chi dimostra di essersi assimilato. Le attuali procedure sono costose, umilianti e arbitrarie e permettono che stereotipi razzisti e differenze comunali decidano chi possa far parte della società. La GISO chiede la naturalizzazione automatica e gratuita dopo cinque anni di residenza e l’attribuzione automatica della cittadinanza alle persone nate in Svizzera, senza esami, requisiti economici o decisioni politiche discriminatorie.

Il sistema dei permessi attribuisce diritti diseguali e un potere sproporzionato ad autorità e datori di lavoro. Deve essere sostituito da un diritto di soggiorno stabile fondato sulla residenza. Nell’attesa, ogni permesso deve garantire ricongiungimento familiare, mobilità professionale e accesso ai servizi e non dipendere da un singolo datore di lavoro. Povertà, disoccupazione e ricorso a prestazioni sociali non devono comportarne la revoca.

Libertà di movimento

Ogni persona deve poter vivere, muoversi e stabilirsi dove desidera. Le frontiere nazionali non sono naturali: selezionano chi può circolare liberamente e chi viene reso illegale, detenuto o respinto. La GISO mira al superamento delle frontiere e degli Stati nazionali e, nel presente, lotta contro ogni regime che assegna libertà differenti in base alla cittadinanza. Libertà di movimento significa anche diritto di restare: nessuna persona deve essere costretta a lasciare il luogo in cui vive a causa di guerre, persecuzioni, crisi climatica, povertà o sfruttamento economico prodotti anche dal Nord globale.

La GISO difende il diritto universale all’asilo e si oppone alla Fortezza Europa, a Frontex e all’esternalizzazione delle frontiere verso governi autoritari. Servono vie di fuga sicure e legali, visti umanitari, corridoi garantiti pubblicamente e il ripristino della possibilità di presentare una domanda d’asilo presso ambasciate e consolati. I respingimenti, le deportazioni verso Paesi non sicuri e gli accordi che finanziano detenzione e violenza fuori dall’Europa devono cessare.

Le domande d’asilo devono essere esaminate individualmente, rapidamente e con pieno accesso a consulenza e rappresentanza legale indipendente, traduzione e diritto di ricorso. La credibilità non può essere valutata attraverso stereotipi razzisti, aspettative arbitrarie o gerarchie tra guerre e persecuzioni. La protezione deve riconoscere anche violenza di genere, persecuzione delle persone queer, conseguenze della crisi climatica e violenze legate a occupazioni, regimi e imprese.

L’accoglienza deve essere pubblica, dignitosa e decentrata. Grandi centri isolati, detenzione amministrativa e centri di rimpatrio devono lasciare posto ad abitazioni nei Comuni, con accesso immediato a sanità, formazione, lavoro, sostegno psicologico e corsi linguistici gratuiti.

Lavoro, alloggio e diritti sociali

I permessi precari e la minaccia di espulsione permettono alle imprese di imporre condizioni peggiori e indebolire tutte le persone lavoratrici. Contro il dumping servono parità salariale e contrattuale, protezione sociale, controlli e piena libertà di organizzazione sindacale. Denunciare uno sfruttamento non deve mettere a rischio il soggiorno.

L’accesso a lavoro, assistenza sociale, assicurazioni, sanità, formazione e alloggio deve essere indipendente dalla cittadinanza e dal permesso. Test e dati elaborati con le organizzazioni antirazziste devono rilevare le discriminazioni nel reclutamento, nei salari e nella ricerca di un’abitazione; alle violazioni devono seguire sanzioni e riparazioni effettive.

Tutte le persone sans-papiers devono ottenere una regolarizzazione collettiva e poter accedere ai servizi pubblici senza timore di essere segnalate alle autorità migratorie. Cantone e Comuni devono applicare una separazione netta tra servizi essenziali e controllo del soggiorno, sostenere una City Card accessibile a tutte le persone residenti e finanziare consulenza sindacale, sociale e giuridica indipendente. Le conseguenze dello sfruttamento devono ricadere sulle imprese che violano la legge, non sulle persone costrette a lavorare nell’irregolarità.

Le politiche dette di integrazione non devono imporre assimilazione, esami umilianti o l’abbandono della propria lingua e cultura. I servizi devono rimuovere gli ostacoli istituzionali offrendo traduzioni, mediazione, informazioni comprensibili e riconoscimento delle qualifiche ottenute all’estero. Persone migranti, rifugiate e sans-papiers devono partecipare direttamente alla progettazione e alla valutazione delle politiche che le riguardano.

Antirazzismo sociale e istituzionale

Il razzismo attraversa scuola, sanità, lavoro, mercato dell’alloggio, media, amministrazioni, polizia e giustizia. Si manifesta anche attraverso stereotipi, domande sulla “vera” origine, esclusioni apparentemente neutrali e rappresentazioni che parlano delle persone razzializzate senza dare loro voce. Cantone e Comuni devono adottare piani antirazzisti vincolanti, finanziare ricerca indipendente e raccogliere dati sulle discriminazioni nel rispetto dell’autodeterminazione delle persone coinvolte.

Scuole e formazione continua del personale pubblico devono affrontare colonialismo, antisemitismo, antiziganismo e storia delle migrazioni, con il contributo delle organizzazioni competenti. Musei e istituzioni culturali devono verificare la provenienza delle collezioni, restituire beni sottratti e superare rappresentazioni e pratiche coloniali.

Servono uffici pubblici ma indipendenti presso i quali segnalare gratuitamente discriminazioni e violenza razzista, dotati di poteri di indagine, protezione e sanzione. Le persone colpite devono ricevere consulenza giuridica e psicologica e non sostenere da sole l’onere di provare discriminazioni strutturali. La profilazione razziale (racial profiling), i controlli discriminatori e il razzismo nelle decisioni amministrative e giudiziarie devono essere documentati e contrastati; questi organismi non sostituiscono la trasformazione delle istituzioni repressive, ma offrono una protezione immediata.

Antifascismo e democrazia

Estrema destra

L’estrema destra avanza in Svizzera e nel resto del mondo attaccando i diritti democratici, sociali e sindacali e alimentando razzismo, antisemitismo, misoginia, islamofobia, abilismo, omofobia e transfobia. Il fascismo non si presenta sempre nelle forme storiche del partito unico o delle organizzazioni paramilitari: può crescere gradualmente dentro le istituzioni, utilizzare elezioni e iniziative popolari e presentarsi come una forza rispettabile mentre restringe i diritti delle minoranze, criminalizza il dissenso e svuota la democrazia. La GISO prende sul serio ogni sviluppo autoritario prima che diventi irreversibile.

Le destre costruiscono l’immagine di un popolo omogeneo escludendo minoranze e forze progressiste. Contrappongono gruppi della popolazione per nascondere i conflitti di classe descritti nella sezione «Migrazione e diritti». La risposta socialista deve unire le persone lavoratrici e difendere la libertà concreta di chi viene preso di mira.

L’antifascismo non è soltanto opposizione alle organizzazioni dichiaratamente neonaziste. Significa riconoscere e contrastare nazionalismo autoritario, razzismo, antifemminismo, antisemitismo, anticomunismo e culto della violenza ovunque si manifestino. Richiede anche una memoria storica capace di comprendere come i regimi fascisti abbiano conquistato potere attraverso la collaborazione delle élite economiche, l’indebolimento del movimento operaio e la disponibilità delle forze conservatrici a sacrificare la democrazia pur di difendere proprietà e profitti.

Ricchezza e potere

Il controllo di imprese, immobili, media e piattaforme permette alle persone più ricche di finanziare campagne e condizionare le istituzioni. La disuguaglianza economica diventa potere di decidere quali problemi siano discussi e quali riforme appaiano possibili, svuotando la partecipazione democratica.

Il fascismo prospera nelle crisi del capitalismo. Austerità, privatizzazioni, precarietà e tagli fiscali a favore delle persone più ricche producono insicurezza e sfiducia, mentre l’estrema destra offre nemici falsi e soluzioni autoritarie. Il capitale può sostenerla quando considera insufficienti gli strumenti ordinari per difendere profitti e rapporti di proprietà. Sindacati, organizzazioni della classe lavoratrice e movimenti emancipatori diventano allora bersagli della repressione, mentre razzismo e nazionalismo dividono chi avrebbe interesse a lottare insieme.

Redistribuzione della ricchezza, servizi universali e controllo collettivo delle imprese sono anche strumenti antifascisti: limitano il potere di comprare consenso o ricattare la collettività e rafforzano l’organizzazione delle persone lavoratrici. Le rivendicazioni economiche della piattaforma costituiscono quindi una parte della difesa democratica.

UDC e normalizzazione

In Svizzera l’UDC ha reso socialmente accettabili posizioni che un tempo appartenevano ai margini dell’estrema destra. Si presenta contemporaneamente come forza di governo e movimento antisistema, pur difendendo riduzioni fiscali per persone facoltose e imprese, smantellamento dello Stato sociale e interessi del capitale. Attraverso campagne permanenti costruisce un “popolo svizzero” immaginario, diffonde paura verso migrazione e minoranze e trasforma ogni progresso femminista, queer, ecologista o antirazzista in una minaccia.

Il pericolo non dipende soltanto dalle dichiarazioni di singole persone. L’UDC dispone di grandi finanziamenti privati, reti associative e mediatiche e collegamenti con il padronato e con gruppi della nuova destra. La sua forza spinge anche PLR e Centro ad adottarne linguaggio, priorità e proposte. Collaborazioni elettorali, silenzi e compromessi contribuiscono a normalizzare l’estrema destra e a spostare continuamente il confine di ciò che viene considerato accettabile.

La GISO rifiuta alleanze, congiunzioni di lista, accordi di sostegno, iniziative comuni e coordinamento politico istituzionale con l’UDC e con forze razziste, sessiste, queerfobiche, abiliste, autoritarie o legate all’estrema destra. Le persone elette non sostengono loro candidature. Una coincidenza di voto su una proposta valutata autonomamente nel merito non costituisce un’alleanza, purché non comporti trattative, scambi di sostegno o accordi. Dignità, uguaglianza e diritti fondamentali restano irrinunciabili.

Propaganda e media

L’estrema destra conquista egemonia ripetendo le proprie narrazioni finché media e avversari politici finiscono per adottarne parole, problemi e cornici interpretative. Titoli allarmistici, provocazioni calcolate e falsi dibattiti trasformano l’odio in spettacolo e garantiscono visibilità a chi attacca gruppi marginalizzati. L’indipendenza dell’informazione è inoltre minacciata dalla concentrazione della proprietà dei media nelle mani di persone e gruppi facoltosi e dalla dipendenza economica dalla pubblicità.

I media pubblici e privati devono assumersi la responsabilità delle proprie scelte editoriali. Non devono riprendere senza verifica termini propagandistici, offrire piattaforme acritiche all’estrema destra o creare un falso equilibrio tra chi nega diritti fondamentali e chi li difende. Devono indagare finanziamenti, reti e conflitti d’interesse, garantire condizioni di lavoro dignitose e proteggere le persone giornaliste dalle pressioni economiche e rendere visibili le prospettive delle persone direttamente colpite. La GISO difende un servizio pubblico mediatico forte, finanziamenti trasparenti a media indipendenti e pluralisti e limiti alla concentrazione proprietaria.

Piattaforme e algoritmi amplificano contenuti che generano indignazione e permettono disinformazione, diffusione non consensuale di dati personali (doxing), minacce e reclutamento fascista. La GISO rivendica trasparenza e controllo democratico sugli algoritmi, accesso ai dati necessario alla ricerca indipendente, moderazione efficace dell’odio e meccanismi di ricorso accessibili. Le grandi piattaforme non devono decidere autonomamente i confini del dibattito pubblico né utilizzare dati personali per manipolare opinioni e comportamenti elettorali. Queste misure devono tutelare la libertà di espressione e non diventare nuovi strumenti di censura o sorveglianza statale.

Imprese, lobby e think tank cercano di svuotare le lotte appropriandosi dei loro simboli e del loro linguaggio. Greenwashing e pinkwashing trasformano rivendicazioni collettive in strumenti pubblicitari senza modificare rapporti di potere e pratiche distruttive. La GISO denuncia anche l’astroturfing: campagne finanziate e dirette dall’alto che simulano movimenti di base mediante social media, petizioni e associazioni di facciata. Finanziamenti, reti e interessi di queste operazioni devono essere resi pubblici, distinguendo la partecipazione reale dalle campagne costruite per difendere privilegi o diffondere propaganda reazionaria.

Repressione e sorveglianza

La GISO difende il diritto di scioperare, manifestare, occupare e praticare la disobbedienza civile. Si oppone ad autorizzazioni arbitrarie, divieti generalizzati, identificazioni preventive, perquisizioni indiscriminate, multe sproporzionate e criminalizzazione dei movimenti sociali. Cantone e Comuni devono garantire l’utilizzo politico dello spazio pubblico, non scaricare sulle organizzazioni i costi della sicurezza e impedire la conservazione ingiustificata di immagini e dati raccolti durante le mobilitazioni. Chi resiste al fascismo e difende diritti fondamentali non può essere equiparato a chi organizza odio e violenza.

Lo Stato e i suoi apparati non sono automaticamente alleati della lotta antifascista. Polizia, servizi di sorveglianza e giustizia applicano un ordine attraversato da rapporti di classe, razzismo, sessismo, queerfobia e abilismo e possono reprimere in modo sproporzionato movimenti di sinistra e persone marginalizzate. La GISO sostiene le persone antifasciste perseguite e chiede organismi civili indipendenti con poteri d’indagine e sanzione, identificazione obbligatoria degli agenti e statistiche pubbliche su controlli e uso della forza. Il contrasto all’estrema destra non deve giustificare un’espansione generale dei poteri repressivi.

L’accesso alla giustizia deve essere gratuito e comprensibile, con consulenza e patrocinio legale sufficienti, traduzioni e informazioni accessibili. Le ordinanze penali non devono sostituire sistematicamente un processo nel quale la persona accusata possa essere ascoltata e difendersi. La sicurezza richiede condizioni di vita dignitose, prevenzione e protezione delle persone colpite, invece di un aumento generalizzato di carceri e pene.

La digitalizzazione deve rafforzare diritti e servizi pubblici. La GISO si oppone alla sorveglianza di massa, all’ampliamento indiscriminato dei poteri dei servizi segreti e all’uso di riconoscimento facciale, polizia predittiva e dati biometrici negli spazi pubblici. Ogni misura deve essere necessaria, proporzionata, limitata nel tempo e controllata da autorità giudiziarie e organismi democratici indipendenti. Decisioni automatizzate opache non devono incidere sui diritti, e deve sempre essere possibile accedere ai servizi essenziali attraverso un contatto umano e canali non digitali.

Cordone antifascista

Il cordone antifascista deve impegnare anche gli altri partiti democratici a rifiutare accordi di maggioranza e concessioni programmatiche alle forze autoritarie. La GISO denuncia pubblicamente le collaborazioni con l’UDC e l’estrema destra e chiede conto a PLR, Centro e agli altri attori che ne normalizzano le campagne.

Un fronte antifascista può riunire sindacati, associazioni, collettivi, organizzazioni migranti, femministe, queer e antirazziste, partiti e persone democratiche attorno alla difesa concreta dei diritti fondamentali. Non deve però diluire l’autonomia politica della sinistra né trasformarsi in sostegno permanente allo status quo borghese. La collaborazione termina quando vengono accettate austerità, razzismo istituzionale, repressione o attacchi ai diritti sociali. La risposta duratura all’estrema destra resta un’alternativa socialista credibile, radicata nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri e nei movimenti.

La GISO Ticino partecipa a mobilitazioni ampie contro marce, eventi e organizzazioni dell’estrema destra e sostiene forme di azione e disobbedienza civile decise democraticamente. Costruisce reti di mutuo aiuto e autoprotezione con le comunità maggiormente esposte e offre solidarietà politica, organizzativa e materiale alle persone colpite da minacce, aggressioni e campagne d’odio, anche online. Il lavoro antifascista extraparlamentare non deve essere sostituito dalle istituzioni, ma riconosciuto, protetto e rafforzato.

Memoria e prevenzione

La prevenzione richiede infrastrutture pubbliche durature. La GISO rivendica finanziamenti per la ricerca indipendente sull’estrema destra, per centri di consulenza alle vittime e per il lavoro storico e commemorativo. Chiede un’unità civile specializzata ed esterna alla polizia che osservi reti, finanziamenti e violenza fascista e formuli misure di prevenzione. Rivendica inoltre programmi volontari di uscita e risocializzazione, il divieto delle organizzazioni violente e dei simboli fascisti e nazisti con garanzie contro applicazioni arbitrarie e una giornata pubblica di memoria per le vittime della violenza fascista e dell’estrema destra.

Scuole, istituzioni culturali e media pubblici devono fornire strumenti per riconoscere fascismo, propaganda, revisionismo storico, antisemitismo, razzismo e radicalizzazione digitale. La formazione deve collegare la storia alle forme contemporanee dell’autoritarismo e mostrare il ruolo svolto da élite economiche, istituzioni e forze conservatrici. La memoria non può limitarsi a rituali: deve orientare le decisioni presenti e impedire la normalizzazione di idee che preparano nuove esclusioni e violenze.

Una società che garantisce diritti e partecipazione riduce isolamento e paura. L’organizzazione autonoma della classe lavoratrice e la democratizzazione delle istituzioni danno continuità all’antifascismo oltre le singole mobilitazioni.

Internazionalismo e antimilitarismo

Internazionalismo socialista

Gli interessi delle persone lavoratrici e delle popolazioni oppresse superano i confini. Di fronte a produzione, finanza e sfruttamento organizzati su scala globale, il nazionalismo divide chi avrebbe interesse a lottare insieme. La GISO costruisce solidarietà, diritti e potere democratico attraverso la cooperazione internazionale.

La nostra critica all’Unione europea si distingue radicalmente da quella della destra nazionalista. L’UE attuale è stata costruita anzitutto come mercato comune: tutela la libera circolazione dei capitali e delle merci più efficacemente dei diritti sociali, limita gli investimenti pubblici, favorisce privatizzazioni e concorrenza fiscale e lascia un’enorme influenza alle lobby economiche. Le politiche di austerità, la subordinazione della politica monetaria alla stabilità dei prezzi e il regime di frontiera di Frontex mostrano che l’integrazione europea, nelle sue forme attuali, è neoliberale, antidemocratica e razzista. La risposta non può tuttavia essere il ripiegamento dentro lo Stato nazionale, che riproduce gli stessi rapporti di potere, bensì una trasformazione socialista dell’Europa e delle relazioni internazionali.

L’internazionalismo non significa ignorare le differenze regionali né sostituire un centralismo nazionale con un centralismo europeo. Le decisioni devono essere prese al livello più vicino possibile alle persone interessate, mentre le questioni che superano i confini — clima, fiscalità, diritti del lavoro, migrazione, infrastrutture, pace e regolazione delle multinazionali — richiedono istituzioni comuni sottoposte a un autentico controllo democratico. La prospettiva della GISO è un’Europa federale e socialista, inserita in un mondo fondato sulla cooperazione tra i popoli e non sulla competizione tra Stati e blocchi di potere.

Svizzera ed Europa

Economia, ricerca, formazione, trasporti e vita quotidiana legano la Svizzera all’Europa. L’isolamento priva la popolazione della possibilità di influenzare regole che il Paese adotta comunque e lascia spazio alla retorica nazionalista dell’UDC. La GISO sostiene la piena partecipazione ai programmi europei di formazione, ricerca, cultura e scambio e una cooperazione stabile nei servizi pubblici, nella mobilità e nella protezione ambientale.

Ogni accordo tra Svizzera e UE deve però migliorare concretamente la vita del 99 per cento. La libera circolazione delle persone è una conquista da difendere e ampliare, ma non può diventare uno strumento di dumping salariale. Il mantenimento e il rafforzamento delle misure di accompagnamento, dei controlli sul mercato del lavoro, dei contratti collettivi e del servizio pubblico sono condizioni irrinunciabili. La GISO rifiuta accordi che indeboliscano salari, protezione dai licenziamenti, servizi pubblici, democrazia diretta o capacità delle autorità pubbliche di realizzare politiche sociali ed ecologiche.

Una possibile adesione della Svizzera all’UE deve essere valutata democraticamente in base ai diritti sociali, alla partecipazione politica e alla capacità di trasformare l’Europa con le forze progressiste. Non è un fine in sé: il criterio è il rafforzamento delle lotte comuni contro i rapporti di potere presenti tanto in Svizzera quanto nell’Unione.

Diritti senza frontiere

Le multinazionali sfruttano le differenze salariali, fiscali e normative tra i Paesi per mettere in concorrenza le persone lavoratrici e trasferire profitti dove vengono tassati meno. La risposta non è limitare la mobilità, ma armonizzare verso l’alto salari, diritti e protezioni. La GISO rivendica salari minimi dignitosi dove non esistano strumenti più efficaci, parità salariale, estensione dei contratti collettivi, controlli coordinati e pieno diritto di organizzazione e sciopero. Le persone distaccate, frontaliere, migranti o impiegate lungo catene internazionali devono beneficiare delle condizioni del luogo di lavoro e poter denunciare gli abusi senza rischiare il permesso o il reddito.

La cooperazione europea deve contrastare la concorrenza fiscale e il potere delle grandi imprese. Servono una tassazione minima effettiva e più elevata delle multinazionali, imposte coordinate sui grandi patrimoni e sui redditi da capitale, trasparenza sui beneficiari effettivi e misure contro l’elusione. Le imprese devono rispettare standard sociali, sindacali, ambientali e sui diritti umani lungo l’intera catena del valore. Nelle aziende attive in più Paesi vanno rafforzati consigli transnazionali delle persone lavoratrici con poteri reali di informazione, veto e codecisione.

La politica economica comune deve garantire servizi pubblici universali, protezione sociale e investimenti coordinati nella cura, nell’alloggio, nella formazione, nella sanità e nella riconversione ecologica. La GISO si oppone ai vincoli di austerità, alle privatizzazioni e alle regole che subordinano ogni intervento pubblico alla concorrenza. Banche centrali e istituzioni finanziarie devono essere poste sotto controllo democratico e orientate alla piena occupazione, alla giustizia sociale e alla stabilità ecologica, non alla tutela dei patrimoni e dei mercati finanziari.

Europa ecosocialista

Le istituzioni europee soffrono di gravi deficit democratici: il Parlamento non dispone di pieni poteri legislativi, decisioni fondamentali vengono prese dai governi, da organismi tecnocratici e da gruppi informali, mentre lobby imprenditoriali e finanziarie godono di un accesso privilegiato. La GISO chiede il rafforzamento del Parlamento europeo, il diritto d’iniziativa legislativa, strumenti vincolanti di democrazia diretta e la fine del veto dei singoli governi sulle questioni sociali, fiscali, climatiche e relative ai diritti fondamentali. Le agenzie europee devono essere sottoposte a controlli indipendenti, trasparenti ed efficaci; organismi non eletti come quelli che hanno imposto l’austerità devono essere aboliti o radicalmente democratizzati.

La democratizzazione europea deve includere tutte le persone residenti, indipendentemente dal passaporto. Le rivendicazioni della sezione «Migrazione e diritti» devono diventare impegni comuni: libertà di movimento universale, fine di Frontex, delle espulsioni e dell’esternalizzazione delle frontiere, vie di fuga sicure e accoglienza dignitosa.

La transizione ecosocialista richiede un coordinamento europeo degli investimenti pubblici in rinnovabili, trasporti, edifici, agroecologia e riconversione industriale, finanziato da grandi patrimoni e imprese maggiormente responsabili. La pianificazione deve rispettare bisogni locali e limiti ecologici. La responsabilità storica verso il Sud globale impone trasferimenti di risorse e tecnologie senza nuovi debiti o condizioni neoliberali.

La prospettiva è un’Europa federale e socialista, con grandi imprese e infrastrutture socializzate e bisogni essenziali garantiti. Comunità e regioni devono decidere le proprie priorità e coordinare i progetti comuni attraverso istituzioni continentali democratiche. Questa Europa deve contribuire a un ordine mondiale pacifico e solidale, senza trasformarsi in una nuova potenza in competizione con Stati Uniti, Cina o Russia.

Antimilitarismo

Mentre la destra sostiene che manchino le risorse per i servizi pubblici e i diritti sociali, miliardi vengono destinati al riarmo e alla militarizzazione. L’aumento della spesa militare sottrae fondi alla sanità, alla formazione, alla lotta contro la crisi climatica e alla cooperazione internazionale, senza affrontare le cause politiche, sociali ed economiche delle guerre. La GISO si oppone all’espansione dell’esercito, all’acquisto di nuovi sistemi d’arma e alla corsa agli armamenti e rivendica che queste risorse siano investite nella sicurezza sociale, nella prevenzione dei conflitti e nella costruzione della pace.

Il militarismo non si limita alla spesa per l’esercito: introduce nella società una logica autoritaria fondata sulla disciplina, sull’obbedienza e sulla divisione tra amici e nemici. La GISO rifiuta l’impiego dell’esercito per compiti di polizia, il controllo delle manifestazioni e altre funzioni di sicurezza interna. Si oppone inoltre alla propaganda e al reclutamento militare nelle scuole e nello spazio pubblico, alla sorveglianza politica e a ogni restrizione del diritto di manifestare giustificata con la sicurezza. La protezione della popolazione e l’aiuto in caso di catastrofe devono essere organizzati civilmente, sotto controllo democratico e senza estendere il potere militare.

Il militarismo colpisce in modo particolare le persone giovani, imponendo obblighi, gerarchie e modelli di mascolinità tossica, oltre a sottrarre tempo alla formazione, al lavoro e alla vita sociale. La GISO mira all’abolizione di ogni obbligo di prestare servizio e della giustizia militare. Fino ad allora difende un accesso libero e non penalizzante al servizio civile e si oppone a qualsiasi suo irrigidimento. I servizi sociali, sanitari e ambientali non devono però dipendere dal lavoro obbligatorio: necessitano di finanziamenti adeguati, personale qualificato e buone condizioni di lavoro. La GISO sostiene e contribuisce a costruire le mobilitazioni antimilitariste collegandole alla lotta contro il riarmo, l’austerità e la distruzione del clima.

La Svizzera non può definirsi neutrale mentre imprese e istituti finanziari traggono profitto dalle guerre. La GISO esige il divieto di produrre, esportare, riesportare, trasportare e finanziare materiale bellico e componenti destinati all’armamento. Il divieto si estende alle tecnologie a duplice uso quando sono destinate alla repressione o all’impiego militare nei conflitti. Si oppone a ogni allentamento della legislazione sul materiale bellico e chiede piena trasparenza sulle autorizzazioni e sulle catene di fornitura. Le imprese d’armamento devono essere espropriate e riconvertite democraticamente verso produzioni civili, socialmente ed ecologicamente utili, garantendo al personale il posto di lavoro, il reddito e la partecipazione alle scelte. Le persone e le aziende che rendono possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale devono essere chiamate a risponderne.

Una politica di pace coerente non consiste nell’isolamento né nell’adesione a blocchi militari. La GISO rifiuta l’avvicinamento alla NATO e a ogni alleanza militare e si batte per un disarmo progressivo e coordinato, per il rafforzamento della diplomazia, dell’ONU, dell’OSCE e degli strumenti civili di prevenzione e mediazione dei conflitti. La Svizzera deve applicare il diritto internazionale, imporre sanzioni mirate contro governi, imprese e individui responsabili di aggressioni e gravi violazioni dei diritti umani, evitando misure che colpiscano indiscriminatamente la popolazione civile. Deve inoltre investire nella cooperazione, nell’accoglienza delle persone in fuga, nel sostegno alle forze democratiche, sociali e femministe e nella costruzione di un servizio civile di pace. La neutralità non può diventare un pretesto per proteggere affari, oligarchie e regimi autoritari.

La GISO collabora con il movimento pacifista, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), i sindacati e le organizzazioni femministe e internazionaliste. Sostiene campagne capaci di contrastare il riarmo anche quando gode di ampio consenso istituzionale.

Organizzazione internazionalista

Per trasformare l’Europa servono campagne, scioperi e mobilitazioni comuni tra partiti, sindacati e movimenti. La GISO rafforza la collaborazione con le organizzazioni giovanili socialiste europee e con le reti transnazionali impegnate per i diritti della classe lavoratrice e contro l’estrema destra.

Come sezione di un cantone di frontiera, la GISO Ticino deve costruire relazioni stabili con partiti, sindacati e movimenti delle regioni vicine, in particolare della Svizzera italiana e dell’Italia settentrionale. Questi rapporti devono tradursi in attività formative condivise, scambio di esperienze, campagne transfrontaliere e partecipazione reciproca alle mobilitazioni su salari, diritti delle persone frontaliere e migranti, trasporti pubblici, clima e antifascismo. Il comitato designa una persona responsabile delle relazioni internazionali e presenta regolarmente alla base attività, risultati e progetti comuni.

Solidarietà globale

L’internazionalismo deve contrastare anche i rapporti coloniali e neocoloniali sui quali si fonda parte della prosperità svizzera ed europea. Alle regole commerciali e alla responsabilità delle multinazionali già definite nella piattaforma devono affiancarsi cancellazione dei debiti illegittimi, restituzioni, riparazioni e tassazione dei flussi finanziari. La Svizzera deve porre fine agli accordi che impongono privatizzazioni o distruggono sovranità alimentare e servizi pubblici.

La cooperazione internazionale deve essere pubblica, sufficiente e sottratta agli interessi delle imprese svizzere. Deve sostenere progetti definiti dalle comunità e dai movimenti locali, senza condizioni neoliberali, e trasferire risorse e tecnologie utili alla giustizia climatica, alla salute, all’educazione e all’autodeterminazione. La Svizzera deve destinare almeno l’uno per cento del reddito nazionale lordo alla cooperazione pubblica, escludendo dal calcolo le spese militari, di controllo migratorio e quelle sostenute sul territorio svizzero per l’asilo.

La GISO costruisce relazioni con organizzazioni socialiste, femministe, antirazziste, ecologiste, sindacali e anticoloniali di tutte le regioni del mondo, comprese le organizzazioni delle diaspore presenti in Ticino. Si schiera contro guerre, occupazioni, apartheid, colonialismo e imperialismo e sostiene il diritto dei popoli all’autodeterminazione e le esperienze democratiche, femministe ed ecologiste come quella del Rojava. La solidarietà con il popolo palestinese, la lotta contro l’embargo che affama Cuba e la difesa delle persone costrette ad attraversare il Mediterraneo devono tradursi in campagne, mobilitazioni e pressioni concrete sulle autorità, sulle banche e sulle multinazionali svizzere.

Le sanzioni mirate previste nella sezione «Antimilitarismo» devono comprendere la confisca dei patrimoni riconducibili a regimi e oligarchie responsabili di aggressioni e gravi violazioni dei diritti umani, attraverso procedure trasparenti e garanzie giurisdizionali. Le risorse recuperate devono sostenere popolazioni colpite, ricostruzione e forze democratiche e sociali, accompagnandosi ad aiuti umanitari e accoglienza delle persone in fuga.

Dalla piattaforma all’azione

Questa piattaforma traccia il percorso della GISO Ticino per il periodo 2027–2032: conquistare miglioramenti concreti e costruire la forza collettiva necessaria a superare il capitalismo e i sistemi di oppressione che lo attraversano. Salari dignitosi, tempo libero, cura pubblica, autodeterminazione e giustizia climatica sono parti di uno stesso progetto: permettere a ogni persona di vivere liberamente e partecipare alle decisioni che ne determinano la vita.

La sua attuazione richiede un’organizzazione radicata nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri e nelle valli, capace di ascoltare e di costruire lotte comuni. Il comitato, la base e le persone elette condividono la responsabilità di trasformare questi impegni in campagne e proposte, verificarne i risultati e rispondere collettivamente alle difficoltà.

La società per cui lottiamo prende forma anche nel modo in cui ci organizziamo: nella distribuzione del potere, nel rispetto dell’autonomia dei movimenti e nello spazio riconosciuto a chi subisce sfruttamento e discriminazioni. Da questo lavoro quotidiano può crescere una maggioranza capace di sottrarre le scelte collettive al profitto e costruire un futuro socialista, femminista ed ecologico, fondato sulla solidarietà oltre ogni frontiera.

Per il comitato della GISO Ticino: Laura Guscetti, Yannick Demaria


[1] FINTA è un acronimo di origine tedesca che indica donne (Frauen), persone intersessuali, non binarie, trans e agender. È utilizzato nei contesti femministi per nominare gruppi colpiti da oppressioni patriarcali, senza presupporre esperienze identiche.

[2] TINA indica persone trans, intersessuali, non binarie e agender. L’intersessualità riguarda le caratteristiche sessuali e non determina l’identità di genere.