Investiamo sul futuro e sulle famiglie

15.04.2019

Avere un bambino ti cambia la vita, ma la scelta di diventare genitori viene purtroppo sempre più spesso influenzata da variabili economiche, pratiche e professionali, a tal punto che sono sempre più numerose le coppie che decidono di non avere figli.


Per una donna, diventare madre vuol ancora dire ridurre o abbandonare la propria attività professionale (o essere licenziata, come sottolineato da un recente articolo del Blick). Il congedo maternità svizzero è breve, e 14 settimane sono poche per riorganizzare la propria vita attorno al bebè per poi riprendere il lavoro allo stesso ritmo. Spesso, inoltre, il datore di lavoro non cerca una sostituzione per un periodo così corto e quindi la titolare del posto al rientro dovrà anche recuperare il lavoro arretrato. Il tutto dovendo giostrare tra tiralatte, pannolini, nonne e/o baby-sitter: altro che diventare multitasking, qui si rischia davvero il burn out!


Anche per i papà la situazione non è rosea, in quanto l’ambito professionale tiene poco conto del loro desiderio di diventare padri: la legge federale non prevede ancora alcun congedo paternità e il lavoro a tempo parziale non è ancora contemplato in diversi ambiti professionali.


Tutto questo spiega come nel 2016 il tasso di natalità nel nostro cantone sia sceso a 1,37%, largamente al di sotto della soglia del ricambio generazionale. Questo fatto ha e avrà grosse ricadute sulla sostenibilità del nostro sistema socioeconomico, ma che fare?


Lasciando da parte le politiche di natalità, studi recenti dimostrano come semplicemente concedere più tempo ai genitori per l’accudimento dei loro figli potrebbe portare buoni risultati. Un prolungamento del congedo maternità permetterebbe alla madre di allattare il bebè al seno per almeno 6 mesi (come raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità) e di trovare una struttura di custodia per l’infanzia su cui appoggiarsi al rientro al lavoro. Un congedo paternità permetterebbe al padre di aiutare la madre e di strutturare al meglio la nuova vita famigliare. Infine, un congedo parentale accorderebbe del tempo alla nuova famiglia per stare con il bambino, mantenendo un piede nel mondo del lavoro e l’armonia di questa nuova situazione potrebbe dar loro voglia di avere anche altri figli.


Speriamo quindi che in futuro le politiche famigliari svizzere progrediscano in questo senso. Peccato però che molti partiti continuino a pensare che questo genererebbe solo costi supplementari, quando si tratterebbe di un investimento per la società di domani.


Articolo di Lorena Gianolli, apparso sul Corriere del Ticino il 13 aprile 2019