La GISO Ticino lancia una petizione per la pace, la riconversione civile e il futuro delle giovani generazioni
Come giovani, studentesse e studenti, ci rivolgiamo al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato nelle rispettive competenze e prendiamo parola contro l’austerità e la militarizzazione. Passiamo anni tra libri e laboratori per capire il mondo e immaginare come cambiarlo. Vogliamo che ciò che impariamo apra sentieri verso un futuro di pace, invece di essere usato per costruire armi e alimentare guerre.
Il 29 novembre la popolazione sarà chiamata a decidere se allentare le regole sull’esportazione di armi. È una scelta che riguarda anche il Ticino. Nel registro di armasuisse figurano aziende ticinesi, come Faulhaber Minimotor a Croglio e Scensei a Lugano, tra le beneficiarie di commesse di compensazione legate agli acquisti militari della Confederazione. Vogliamo sapere quali attività vi sono collegate, quali risorse pubbliche le sostengono e quale impatto hanno sull’ambiente.
La pace mette radici quando tutte e tutti possono studiare, ricevere le cure di cui hanno bisogno e vivere e lavorare con dignità. Vogliamo mettere il nostro sapere e il nostro lavoro al servizio di questo futuro. E chi oggi lavora nella filiera militare deve poter contribuire a produzioni civili senza perdere il posto, il salario o la possibilità di formarsi.
Chiediamo al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio di:
- Opporsi a tutte le politiche di guerra e promuovere con tutti i suoi mezzi la pace.
- Non usare soldi pubblici per le armi: non concedere nuovi contributi, garanzie o sgravi fiscali a progetti destinati a produrre armi o componenti militari.
- Proteggere chi lavora e il clima: elaborare un piano per riconvertire le attività coinvolte verso produzioni civili utili alla collettività, tutelando posti di lavoro, salari e formazione; valutarne e renderne pubblico l’impatto ambientale.
- Fare chiarezza: raccogliere e pubblicare le informazioni disponibili sulle aziende ticinesi coinvolte nelle commesse militari e negli accordi di compensazione industriale, chiedendo alla Confederazione i dati mancanti.
- Chiedere un divieto di finanziamento: presentare un’iniziativa cantonale che chieda alla Confederazione di vietare la produzione, l’esportazione, il transito e il finanziamento di materiale bellico.
- Dare voce a studentesse e studenti: garantire nelle scuole spazi e tempo per assemblee e incontri promossi da studentesse e studenti su militarizzazione, industria bellica, clima e il loro futuro.
La GISO Ticino invita la popolazione a firmare e a far circolare la petizione. La petizione può essere firmata da chiunque, indipendentemente da età, nazionalità o domicilio. I formulari possono essere scaricati da questo link: https://bit.ly/Petizione_Formulario e vanno ritornati al più presto a GISO Ticino, Piazza Governo 4, 6500 Bellinzona.