Intervento di Yannick Demaria in Gran Consiglio, 25.08.25.
Stimato Presidente, stimati Consigliera e Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi.
Se oggi siamo qui in una seduta “extra muros” è perché, opportunamente, a Bellinzona si sta restaurando l’affresco, dipinto alla fine del 1899 dall’artista ventitreenne Adelchi Maina, dedicato alla Giovane Repubblica.
Siccome i simboli sono importanti e assumono sempre un grande significato, quando mi sono seduto per la prima volta come giovanissimo deputato nella sala del Gran Consiglio non ho potuto esimermi dall’interpretare la rete, collocata sotto il soffitto per proteggerci dai possibili distaccamenti dei calcinacci pericolanti, come la necessità di agire sempre, in quanto rappresentanti del popolo, in difesa della democrazia sostanziale, anche e soprattutto rispetto a possibili derive o “cedimenti” dello stesso governo.
In questo senso la convocazione della seduta straordinaria di oggi,richiesta da ben 37 deputati e deputate – che ringrazio innanzitutto come cittadino che ha diritto di sapere – non solo è pertinente, ma è anche indispensabile, perché la parola del parlamento, così come ogni critica o richiesta di chiarimento, costituisce una rete di protezione imprescindibile a difesa dei diritti della popolazione, anche perché il Governo (pur con le sue prerogative) rimane pur sempre l’esecutivo e, come ben sappiamo, a volte può sbagliare.
« Cambia ciò che ti disturba! » è il motto della Gioventù socialista che mi permetto di citare qui e che credo possa ragionevolmente essere condiviso. Secondo noi il Parlamento ha il dovere di esercitare il suo ruolo di controllo democratico sul governo e non deve in nessun modo farsi esautorare da decisioni prese in sedi ristrette e senza trasparenza. Cosa che purtroppo è avvenuta sin dall’inizio in questa poco edificante vicenda. Come sappiamo,questa è nata dalle esigenze quasi private di un solo partito ed èsfociata in una manovra politica opaca, che merita assoluta trasparenza e massima attenzione, per le sue prevedibilissimeconseguenze istituzionali, amministrative e politiche, che, come sappiamo e come possiamo constatare, già si fanno sentire anche a livello pratico; anche perché la soluzione “di compromesso”, se formalmente praticabile, è istituzionalmente ancora più illogica rispetto all’intempestiva (e arrogante) proposta iniziale. E questo aun anno e mezzo dalle prossime elezioni!
Stabilite le debite proporzioni rispetto ai problemi che assillano per davvero la popolazione del nostro Cantone (i bassi salari, i costi per la salute e per l’alloggio, la fuga dei giovani, il traffico soffocante, gli effetti della crisi ambientale, il disagio sociale, la salute mentale) e ricordato che all’origine di tutto c’è solo la competizione (tutta di destra) fra Lega e UDC per una sedia in governo, va ribadito che ciò che è avvenuto, su dettatura domenicale del Mago Otelma, significativamente un personaggio della peggiore subcultura televisiva italiana – ecco l’importanzadei simboli! – non è serio e non può essere tollerato, in quanto emblema di un modo di fare politica irrispettoso nei confronti delle istituzioni e irriguardoso nei confronti dei problemi del Paese, che si trascina ormai sin dall’inizio degli anni ‘90.
Il Governo non spiega, e quando lo fa non è convincente. Come giustificazione, fa genericamente cenno a non meglio precisati elementi di “governabilità”.
A questo proposito, va detto che la “governabilità” in quanto tale non è un dogma o una condizione da perseguire o difendere a ogni costo. Contano invece gli obiettivi e le scelte politiche che un governo si vuol dare o riesce a mettere in campo. Se queste politiche difendono regolarmente i privilegi di pochi, tagliando sul sociale, la salute e l’istruzione, promuovendo al contempo una fiscalità iniqua – e questa è una prerogativa delle destre, Lega compresa -, certamente non siamo in una situazione di “buon governo”, e quindi le condizioni per una collegialità (in quanto subìta o passiva) non sono più date.
Un buon principio che possiamo ricordare, con Kant (Metafisica dei costumi) – e che qui sicuramente tutte e tutti condividiamo – è che un potere politico è legittimo solo se rispetta la libertà di tutti secondo una legge universale. Ne deriva necessariamente che la governabilità non può essere un valore assoluto se non è fondata su principi razionali e morali. Di conseguenza, sostenere un governo che opera sistematicamente contro la giustizia sociale significa, in questo senso, rinunciare alla propria autonomia morale in favore di una mera adesione alla forza del fatto. Nella questione che stiamo affrontando, questo riferimento è estremamente pertinente, in quanto lo stesso Kant ci insegna che la governabilità ha senso solo se garantisce giustizia e libertà e più precisamente che la legittimità del potere – qui sta il punto – si fonda sulla moralità e non sull’efficienza.
L’efficienza e la “governabilità” o peggio “il quieto vivere” non possono bastare. Il Consiglio di Stato non è la direzione di un’azienda e non ha funzioni prettamente organizzative. È un organo politico che si assume delle responsabilità politiche; perciòè chiamato a rispondere ai cittadini e alle cittadine che lo hanno eletto, mentre il Parlamento deve tornare ad essere a pieno titolo la camera dei rappresentanti del popolo.
Non si deve in nessun modo cedere alla propaganda interessata di singoli partiti, alle fughe in avanti e ai ricatti di figure istituzionali che da una parte pretendono dai colleghi la collegialità e dall’altra affidano la comunicazione delle loro decisioni unilaterali a un domenicale xenofobo e razzista. È intollerabile che il capo del Dipartimento del territorio e il suo collega, capo del Dipartimento delle Istituzioni, ottengano comunque soddisfazione (con il loro partito) dal Governo dopo il triste spettacolo inscenato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, in un ambito che manifestamente non era di competenza del direttore del territorio, contraddicendo platealmente con il loro agire il principio fondamentale della separazione dei poteri. È evidente che le scuse non bastano!
Nel comunicato della GISO, che il 10 luglio immediatamente avevamo diffuso, dicevamo che «questa vicenda mostra quanto scarso valore sia concesso alle istanze della popolazione quando vengono imposte delle logiche spartitorie» e che (cito nuovamente) «lasciar correre sarebbe un segnale pericoloso: significherebbe accettare che alla Lega si possa dare “il contentino” in nome della “stabilità”, anche a scapito della fiducia istituzionale e della coerenza politica».
Ciò che ci disturba ancora di più è che questo teatrino poco edificante vuole intenzionalmente distogliere l’attenzione mediatica e il lavoro politico – è la tecnica del depistaggio o della bagarre a cui si ricorre quando la partita appare ormai compromessa – dalle vicende poco chiare in cui si trovano coinvolti alcuni personaggi di spicco di questo partito e, soprattutto, dai veri bisogni della maggioranza delle persone che vivono nel nostro Cantone.
In virtù delle legittime preoccupazioni di ordine istituzionale, amministrativo e politico, manifestate nel Paese e giustamente interpretate anche in questa occasione da molte e molti di voi (care colleghe e cari colleghi), invito il Consiglio di Stato a revocare la decisione di scambio di competenze tra i Consiglieri Gobbi e Zali, in quanto esterne ai dipartimenti che erano stati loro assegnati.
La Giovane Repubblica dipinta dall’artista Adelchi Maina, che ritroveremo finalmente restaurata al Palazzo delle Orsoline a settembre sotto una luce nuova, perché quella precedente l’aveva rovinata, ve ne sarà riconoscente!
Esorto perciò il Parlamento a sostenere con coerenza la proposta di risoluzione del gruppo PS-GISO-FA, così come quella presentata dall’MPS.
Vi ringrazio.