Per un Ticino in cui restare!

Articolo di Laura Riget apparso su La Regione il 16 febbraio

Ai “Dibattiti in soffitta” organizzati da questa testata giornalistica, l’onorevole Vitta ha dichiarato che un salario minimo “calibrato male” potrebbe avere degli “effetti perversi sull’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro”. Si evince da queste sue esternazioni che i giovani non debbano avere diritto a un salario dignitoso, dovendosi piuttosto accontentare di meno poiché altrimenti meno competitivi sul mercato del lavoro.

Secondo l’Ufficio cantonale di Statistica, il nostro Cantone si ritrova ormai da anni di fronte a quella che viene comunemente chiamata “fuga di cervelli”: molti giovani che hanno appena concluso una formazione, per necessità spesso già Oltralpe, non tornano o non restano in Ticino. È innegabile che uno dei fattori che contribuisce a questo fenomeno sia la scarsità di lavori con salari e condizioni dignitose! Il salario mediano ticinese è infatti di circa 1’000 franchi più basso rispetto al salario mediano svizzero. I costi di vita, tuttavia, non sono proporzionati a questa differenza: se pensiamo in particolare agli affitti e ai premi di cassa malati ci accorgiamo che non sono inferiori alla media svizzera. Inoltre, il mercato del lavoro ticinese pullula di offerte di lunghissimi stage mal retribuiti, che i giovani si vedono costretti ad accettare nella speranza di poter poi essere assunti con un salario che permetta di arrivare alla fine del mese.

C’è urgentemente bisogno di un salario minimo che permetta di vivere dignitosamente, una misura approvata dal popolo ormai quasi quattro anni fa ma non ancora implementata. Un salario minimo che deve essere affiancato da un rafforzamento dell’ispettorato del lavoro, in modo da poter verificare e punire gli eventuali abusi che inevitabilmente si presenteranno. Non bisogna però dimenticare che il salario minimo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza che aiuta a ridare una vita dignitosa ai cittadini e alle cittadine ticinesi. È necessario fare una riflessione più ampia sul nostro territorio e su ciò che esso ha da offrire: le misure sul lavoro sono sicuramente un incentivo a restare, ma sono unicamente una faccia della medaglia. Bisogna pure procedere a un miglioramento dei servizi e delle infrastrutture del nostro Cantone, come il rafforzamento dei trasporti pubblici, misure per l’abbassamento dei costi della vita e la promozione di strutture per la conciliabilità lavoro-famiglia. Tutto ciò, per un Ticino in cui restare.

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