No all’imbroglio della riforma fiscale

Intervento alla conferenza stampa di Laura Riget

Precariato, salari insufficienti, crescente rischio povertà, aumento degli affitti e dei premi di cassa malati: questa è la realtà quotidiana per molti e molte ticinesi. Dall’altra parte i guadagni delle grandi imprese e i bonus dei manager sono esplosi, le 300 persone più ricche hanno accumulato 674 miliardi di franchi e il 40% della ricchezza totale in Svizzera è in tasca all’1% più benestante. Mentre i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri diventano più numerosi: purtroppo non è una frase fatta, ma la realtà del nostro Cantone.

Responsabile di queste crescente disuguaglianze è la politica fiscale decisa dalla maggioranza borghese. Con la scusa della concorrenza fiscale, i partiti di maggioranza implementano da decenni, a livello nazionale così come in vari Cantoni, importanti sgravi fiscali per le persone più facoltose e le grandi imprese.

Le conseguenze di questa politica non si limitano però unicamente alla concentrazione di ricchezza, ma causano indirettamente anche lo smantellamento di prestazioni nella sanità, nella formazione e nella socialità; ripercussioni delle insufficienti entrate dello Stato dovute agli sgravi fiscali. L’esempio più lampante di questa politica è il Canton Lucerna, che ridotte le imposte ora taglia su prestazioni e servizi arrivando addirittura a chiedere il rimborso dei sussidi cassa malati e a chiudere le scuole per risparmiare!

Un altro esempio di queste misure di risparmio sono quelle fatte in ambito formativo. Come giovane e rappresentante di un movimento giovanile sono molto preoccupata per questa tendenza. Negli scorsi anni il Canton Ticino ha infatti tagliato le borse di studio e trasformato un terzo delle borse a livello di master in prestiti. Allo stesso tempo vari atenei stanno aumentando – o addirittura raddoppiando – le tasse semestrali. Con questa politica stiamo mettendo a rischio la più grande ricchezza del nostro paese: il nostro sistema formativo di eccellente qualità e accessibile a tutti e tutte indifferentemente dalle proprie capacità economiche.

Infine, un ultimo esempio di queste misure di risparmio sono gli assegni famigliari AFI/API (assegni integrativi e assegni di prima infanzia). In solo due anni la spesa effettiva per questi assegni si è ridotta di ben 16,8 milioni, cioè una riduzione di oltre un terzo. 811 famiglie si sono visti levare gli aiuti e molte si sono dovute rivolgere all’assistenza.

Gli stessi partiti che hanno promosso questi tagli vergognosi sulle spalle delle famiglie che fanno fatica, si dicono ora i promotori della conciliabilità lavoro e famiglia. Appellandosi all’accordo politico che legherebbe i due pacchetti – la riforma fiscale e quella sociale – i favorevoli ci vogliono far credere che questa riforma è una proposta equa, che compensa gli sgravi ai ricchi con aiuti sociali alle famiglie.

Questa è una bugia.

Non solo le due riforme non sono legate – dato che sarebbe anticostituzionale e non permetterebbe ai cittadini e alle cittadine di esprimersi liberamente sulle proposte – ma le misure sociali in sé sono insufficienti, mal indirizzate e non pagate dalle imprese come vogliono farci credere.

Sono insufficienti perché un assegno famigliare di 3’000 franchi nel primo anno di vita di un bambino – quindi 250 franchi al mese, meno di quanto ricevono i Consiglieri di Stato per il loro abbonamento telefonico – non basterà per facilitare veramente la conciliabilità. La necessità di aumentare i posti negli asili nidi è invece innegabile. Sono infatti sempre di più le famiglie che devono avere un doppio reddito per riuscire ad arrivare a fine mese. Misure in questa direzione sono quindi doverose, indipendentemente dagli sgravi fiscali. Soprattutto perché la Confederazione ha già stanziato vari milioni a favore di strutture per la conciliabilità famiglia-lavoro e gli asili nido nei Cantoni, Ticino compreso. Ben vengano quindi le misure sociali decise dal Gran Consiglio. Ma esse sono da portare avanti in ogni caso, non solo se ci saranno gli sgravi fiscali!

Osservando con uno sguardo più ampio, queste misure sociali sono però anche mal indirizzate. Le misure a sostegno della conciliabilità sono sicuramente necessarie e importanti, ma non bisogna neanche dimenticare che il 60% di chi vive sotto la soglia di povertà sono persone sole o coppie senza figli. Neppure le famiglie con figli adolescenti beneficeranno di queste misure. I tassi di povertà e di rischio povertà in Ticino sono oltre il doppio della media nazionale e stanno aumentando. Una vera politica sociale dovrebbe prendere in conto anche queste persone. Inoltre, gli sgravi fiscali faranno mancare risorse allo Stato che colpiranno anche la classe media che oggi fa sempre più fatica a causa dei costi crescenti per gli alloggi, le casse malati e la formazione dei propri figli.

L’ultima ambiguità sulle misure sociali sostenuta dai promotori della riforma riguarda il suo finanziamento. Le misure sociali saranno interamente finanziate dalle imprese, affermano infatti i sostenitori. In realtà la riforma non prevede costi supplementari né per le imprese, né per il Cantone. Per le aziende la fattura finale sarà infatti pari a zero visto che le misure saranno finanziate dirottando una parte degli assegni per i figli un nuovo fondo a questo scopo e non saranno aumentati i contributi.
Gli unici che pagano e continueranno quindi a pagare per queste misure sociali sono le famiglie a cui sono stati tolti gli aiuti.

Per concludere: voteremo sulla riforma fiscale non sulle misure sociali. Riforma fiscale che non ha niente di “equilibrato” o di “sociale”. Bisogna finalmente ridistribuire la ricchezza concentrata nelle mani di pochi ricchi e finanziare efficaci misure sociali. Ecco perché come Gioventù Socialista vi invitiamo a respingere la riforma fiscale il 29 aprile!

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