Ital_Tag Archive: Politica cantonale

Mozione – Per una chiara statistica delle aggressioni LGBTI-fobiche

La nostra Granconsigliera Laura Riget ha presentato oggi, in occasione della giornata mondiale contro l’omo-, trans- e bifobia la sua prima mozione parlamentare. Eccola: 

La Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, principio ripreso anche nella Costituzione federale all’articolo 8 capoverso 2. Ma la realtà è molto diversa, soprattutto per le persone LGBTI[1].

Sebbene negli ultimi decenni la lotta per l’uguaglianza di fronte alla legge delle persone LGBTI abbia fatto diversi progressi – pensiamo all’unione domestica registrata, al diritto di adottare i figli del partner e alle varie misure nella lotta contro la discriminazione – c’è ancora molta strada da fare affinché la parità di diritti in campo legale e sociale sia effettivamente raggiunta. Troppo spesso le persone LGBTI subiscono discriminazioni o violenza psicologica e fisica a causa del loro orientamento sessuale e/o della loro identità di genere. vedere l’articolo

Identità di genere e libertà: -4 settimane allo sciopero

Articolo di Samuele Mombelli per la nostra serie di articoli per il countdown allo sciopero femminista

Nell’ambito dello sciopero femminista e delle donne che si terrà il prossimo 14 di giugno, un importante tema su cui poggiano rivendicazioni e proteste è la libertà nelle scelte riguardanti la sessualità e l’identità di genere. Il concetto di “genere” è infatti un argomento molto importante da considerare, questo poiché, nella società odierna, molte sono le distinzioni che si verificano nel trattamento di uomini e donne e altrettante sono le discriminazioni che soffocano la libertà individuale di esprimere la propria identità di genere. Per comprendere meglio il discorso che muove queste rivendicazioni, andiamo ora ad approfondire questo concetto e a comprendere quanto esso sia importante nel contesto sociale e culturale in cui viviamo. vedere l’articolo

Sì a “giù le mani dalle Officine”

Comunicato stampa – L’Assemblea della Gioventù socialista Ticino (GISO) invita a votare un chiaro sì all’iniziativa “Giù le mani dalle Officine” il prossimo 19 maggio, ritenuta un utile complemento al progetto di Castione. Ci impegneremo affinché anche il PS Bellinzona sostenga l’iniziativa e rinunci al finanziamento proposto per la campagna contraria, reputato una proposta fuoriluogo da assolutamente evitare. vedere l’articolo

Rffa: un inganno per il popolo

Il prossimo 19 maggio voteremo a proposito della riforma fiscale e finanziamento Avs (Rffa). I cittadini, soltanto a sentire il nome della riforma, dovrebbero chiedersi : ma cosa c’entrano questi temi l’uno con l’altro? La risposta è niente. Il testo obbliga arbitrariamente a votare due cambiamenti importanti unitariamente, senza possibilità quindi di approvarne uno e disapprovare l’altro. La mancata unità di materia è antidemocratica, lo ha sancito il Tribunale Federale nel caso di una simile di riforma fisco-sociale nel Canton Neuchâtel. vedere l’articolo

Elezione di Mandela – 27 aprile 1994

25 anni fa veniva eletto presidente, in Sudafrica, Nelson Mandela. Insieme al suo predecessore, Frederik de Klerk, fu protagonista di una lotta accanita contro il sistema dell’apartheid allora vigente nel suo paese. Oltre ad essere il primo presidente nero del Sudafrica, fu anche il primo ad essere eletto con il suffragio universale. Attivista per i diritti civili, aveva scontato, prima di rivestire la carica di presidente, 27 anni di carcere proprio per questa sua lotta che gli varrà anche il Nobel per la pace. vedere l’articolo

NO RFFA – Intervento al CC del PS

Intervento di Yannick Demaria al Comitato cantonale del PS Ticino sulla RFFA:

Care compagne e cari compagni,

La Gioventù Socialista respinge la la riforma  RFFA. Siamo fortemente contrari a questa riforma, in primo luogo perché obbliga a votare unitariamente in ambito fiscale e sociale, e questo è antidemocratico. L’antidemocraticità di tale formulazione è stata espressa dal Tribunale federale in una sentenza per un caso simile nel Canton Neuchâtel. vedere l’articolo

Un orgasmo vi seppellirà

Recentemente al comitato cantonale del Partito socialista è stato presentato il manifesto dello sciopero del prossimo 14 giugno, nel quale trova ampio spazio la lotta al sessismo, agli stereotipi a favore della libertà sessuale nelle sue molte espressioni. Una compagna ha chiesto ai presenti uomini cosa sapessero sulla sessualità femminile. Si è avvertito un certo imbarazzo, forse anche un fastidio ritenendo la questione fuori dal contesto politico. vedere l’articolo

Investiamo sul futuro e sulle famiglie

Avere un bambino ti cambia la vita, ma la scelta di diventare genitori viene purtroppo sempre più spesso influenzata da variabili economiche, pratiche e professionali, a tal punto che sono sempre più numerose le coppie che decidono di non avere figli.

Per una donna, diventare madre vuol ancora dire ridurre o abbandonare la propria attività professionale (o essere licenziata, come sottolineato da un recente articolo del Blick). Il congedo maternità svizzero è breve, e 14 settimane sono poche per riorganizzare la propria vita attorno al bebè per poi riprendere il lavoro allo stesso ritmo. Spesso, inoltre, il datore di lavoro non cerca una sostituzione per un periodo così corto e quindi la titolare del posto al rientro dovrà anche recuperare il lavoro arretrato. Il tutto dovendo giostrare tra tiralatte, pannolini, nonne e/o baby-sitter: altro che diventare multitasking, qui si rischia davvero il burn out! vedere l’articolo

L’impossibile uguaglianza

Nella società odierna, troppe rimangono le ingiustizie verso il sesso femminile. I nostri valori, che ci arrivano dal pensiero illuminista, sono l’uguaglianza tra gli individui e la libertà di ciascuno. Anche se sono discutibili sotto più angoli, questi ultimi rimangono largamente inattuati per quanto riguarda gli individui di sesso femminile. Se la nostra società si fonda dunque sull’universalità dei diritti, è inaccettabile che ancora oggi ci sia una disuguaglianza marcata tra i due sessi. Quest’ultima si traduce in una ripartizione non equa del lavoro – sia remunerato che domestico-, in una gerarchia che pone su un livello più alto i compiti socialmente attribuiti agli uomini e concentra così nelle loro mani la più parte del potere economico e della visibilità pubblica. vedere l’articolo

La Svizzera e i suoi fucili

Sul panorama internazionale, la Svizzera è sempre usata da chi è favorevole alla liberalizzazione delle armi come esempio “virtuoso”, dati i suoi bassi tassi di crimine nonostante l’enorme numero di armi da fuoco pro capita. Questi dati, falsificati dalla presenza del fucile d’assalto d’ordinanza in molte case, dipingono la situazione più rosea di quanto effettivamente non sia: un gran numero di suicidi e omicidi sono resi possibili dalla facilità con cui si possono reperire armi e munizioni nelle famiglie svizzere, ed è comprovato dalla statistica che la presenza di un’arma da fuoco in un’abitazione renda più alto il rischio di violenze interne al nucleo domestico. vedere l’articolo

Iniziativa 99%: depositate oltre 134’000 firme

Comunicato stampa – La Gioventù socialista Svizzera  ha depositato oggi le oltre 134’000 firme dell’iniziativa 99%. L’iniziativa popolare “sgravare i salari, tassare equamente il capitale” è stata lanciata nell’ottobre 2017. Essa si prefigge l’obiettivo di tassare equamente la percentuale più ricca della popolazione e ridurre le imposte per il restante 99%. L’iniziativa è la terza depositata dalla GISO Svizzera.  vedere l’articolo

Politica dell’alloggio: occorre agire!

Negli ultimi due decenni le pigioni sono aumentate del 24%, in alcune zone sono addirittura raddoppiate. Le famiglie con redditi medio-bassi, gli anziani e gli invalidi si ritrovano a spendere fino a un terzo del proprio budget in affitti e sono spesso costretti a trasferirsi in periferia per poter accedere a pigioni moderate. È quindi evidente che il mercato immobiliare necessiti una maggiore regolamentazione, poiché la mancanza di alloggi accessibili crea grandi difficoltà per i ceti meno abbienti, che si ritrovano con le tasche sempre più vuote, complice anche il continuo aumento dei costi della salute. vedere l’articolo

Il verde che c’è in Ticino

In Ticino abbiamo molto verde da tutelare e da utilizzare per il turismo. Purtroppo, però il Ticino si sta facendo mettere i piedi in testa da parte dell’edilizia e di altri abusi ecologici. Questo non gioca in nessun caso a nostro favore, perché normalmente il turista viene in Ticino per stare in contatto con la natura. Se non riusciamo a salvaguardare il nostro più grande tesoro, la natura, sicuramente non avremo più un futuro turistico. Ricordo che il cemento e le spa ci sono anche nelle grandi città. Le terme e le spa, personalmente, trovo che sarebbe meglio farle nei posti adeguati, quali Acquarossa o altre località del genere e non realizzarle ovunque nel cantone. vedere l’articolo

La bilancia rosso-verde per il clima

L’allarme ecologico suona, nuovamente. Suona da almeno 50 anni, se prendiamo come riferimento il pioneristico – seppur impreciso – appello del Club di Roma. È suonato ancora anche lo scorso anno, con il rapporto speciale dell’IPCC sugli scenari superiori agli 1.5 gradi di aumento di temperatura rispetto ai valori preindustriali (limite fissato alla COP21 di Parigi da quasi duecento Nazioni, tra cui la Svizzera). Un rapporto dalle previsioni nefaste per il clima e per l’uomo: perdita di biodiversità terrestre e marina, rischi legati alla salute umana, alla sicurezza alimentare e all’offerta di acqua dolce. Qualcosa di più preciso, certo, ma niente di nuovo. Un allarme concreto e condiviso suona ormai da decenni, nella relativa immobilità a livello internazionale. Sì, perché come mostra lo stesso rapporto, quanto intrapreso finora in termini di riduzione d’emissioni di gas serra è ampiamente insufficiente e porterebbe il riscaldamento a ben 3 gradi in più rispetto ai livelli preindustriali. Il che sarebbe un disastro ecologico e sociale, oltre che – diciamolo – una chiara e assurda inefficienza economica.

Il problema è politico. È politico proprio perché il nostro sistema economico – l’economia di mercato – fallisce nel risolverlo autonomamente. Il prezzo che paghiamo su beni e servizi non copre la totalità dei costi causati, in quanto non considera per esempio le conseguenze negative legate all’emissione di gas serra. Problematica complicata da svariati fattori politico-economici, tra i quali: l’eterogeneità attuale e storica delle emissioni a livello nazionale; l’eterogeneità delle conseguenze causate dal cambiamento climatico, data da differenti vulnerabilità sociali, economiche e climatiche nel mondo; il lasso temporale tra emissione e costi del riscaldamento climatico, che – unita all’irrazionalità umana (leggasi “inconsistenza temporale”) – porta a posporre soluzioni efficienti per la società. Il problema è politico, e lo hanno capito le migliaia di giovani che stanno protestando in questi mesi. Certo, anche loro beneficiano del benessere economico di queste scelte insostenibili, ma – almeno politicamente – non se lo sono scelti. La speranza è che il loro grido di allarme sia più forte di quello della comunità scientifica.

Affrontare la crisi climatica prima che sia troppo tardi.

Ma come? Prendiamo l’esempio francese, dove il Governo Macron ha vacillato di fronte alla protesta dei “gilets jaunes” in seguito all’aumento dell’imposta sui carburanti. Tassare la materia prima di attività inquinanti può essere considerato un modo di agire efficiente per la lotta al riscaldamento climatico, se ponderato sul giusto livello e combinato con alternative serie dal punto di vista della mobilità pubblica e verde. Va d’altro canto riconosciuto che una tassa sui combustibili fossili è regressiva e che le classi medio-basse occidentali stanno vivendo un’epoca austera. Complici le politiche neoliberiste che hanno spostato le tassazioni vieppiù dai patrimoni ai redditi medi, anche per via di un’accresciuta mobilità internazionale dei grossi capitali e delle persone facoltose. Complici anche una redistribuzione degli aumenti di produttività nettamente diseguale e, per alcuni paesi, un’evoluzione tecnologica che crea un mondo del lavoro a due velocità.

La Francia questa evoluzione la conosce bene, anche grazie all’economista Thomas Piketty, che con il suo bestseller Il Capitale nel XXI secolo e con un costante lavoro nel tracciamento delle disuguaglianze mondiali (cfr. https://wid.world/) ha fatto breccia nell’opinione pubblica. Un’interessante analisi dell’Institut des Politiques Publiques, ripreso dal Financial Times, ha sottolineato che i cambiamenti fiscali francesi previsti per il biennio 2018-2019 penalizzano il 25% più povero delle economie domestiche e avvantaggiano sproporzionatamente l’1% di popolazione più ricco.

Per salvaguardare la vita dell’uomo sul pianeta servirà dunque un delicato equilibrio capace di coniugare riforme ambientali e giustizia sociale. Tornando al caso svizzero, una compensazione potrebbe venire dalla riduzione dei premi cassa malati, come per esempio proposto nelle ultime settimane dal PSS. Oppure, come suggerito recentemente dall’economista svizzero Ernst Fehr, i proventi di una tassa sul CO2 potrebbero essere ridistribuiti poi in varie forme alla popolazione. La sfida è complessa, ma una cosa è certa: scientificamente e politicamente, questo è il momento di agire!

Articolo di Andrea Ghisletta apparso sul Corriere del Ticino il 20 marzo

Cosa significa oggi famiglia?

La domanda mi sorge spontanea dopo aver guardato la trasmissione «Dentro il partito», in onda domenica alle 19:40 su RSI La1, ospiti i candidati al Consiglio di Stato del PPD. La signora Alessandra Zumthor, candidata del PPD, il cui slogan recita: «Per una politica concreta a favore delle famiglie» ha affermato di riconoscere soltanto una famiglia, ovvero quella composta da un uomo e una donna. Un concetto retrogrado e basato su uno stereotipo difficile da accettare nel 2019, soprattutto a pochi mesi dal gay pride ospitato dalla città di Lugano. Così dicendo la signora Zumthor si fa promotrice di un preconcetto contro il quale si sta lottando già da diversi anni. Quando la società cerca di fare un passo avanti verso la civiltà e verso l’inclusione, arriva la candidata PPD a riportarci indietro nel tempo e a far sentire ancora una volta le persone LGTB inferiori, non adatte e macchiate da una colpa che ancora si sta cercando di capire. LGTB a parte, sorge un dubbio spontaneo: ma le famiglie monoparentali (una sola donna o un solo uomo) le riconosce? vedere l’articolo