Mattea David

 

 

Mi chiamo Mattea David, sono nata il 04 luglio 1993 a Faido e, dal 2001, vivo a Lugano, dove ho poi proseguito i miei studi ottenendo un bachelor in architettura d’interni presso la SUPSI a Trevano.

Ho sentito dire che “la felicità è un diritto assoluto per ogni essere vivente”.
Si tratta di un diritto inalienabile, per chiunque.
Non si tratta di soddisfare solo i bisogni primari, non si tratta solo di piaceri personali, secondari.
Il diritto alla felicità parla di tutela della dignità di tutti.
Donne, uomini, bambini.

Ci troviamo però ancora oggi confrontati con una grande e grave disparità di genere, in ambito professionale e personale. Nel 2019, dopo le numerose rivendicazioni delle donne – ricordiamo lo sciopero del 14 giugno – ancora non si sono fatti passi concreti per giungere a una reale e concreta parità.
Sul posto di lavoro siamo ancora discriminate, sottopagate in confronto ai nostri colleghi uominie non siamo ritenute all’altezza di determinate cariche o compiti.
Nella vita privata siamo ancora denigrate, viste come persone deboli, veniamo abusate e maltrattate, sfruttate e, nonostante tutto, ancora ad oggi non siamo veramente tutelate, protette, aiutate…riconosciute.
Questo riconoscimento di parità deve arrivare, subito, concreto e reale ed è per questo motivo che ne faccio il mio tema principale.

Alla felicità come diritto assoluto, a doppio filo sono legati i temi come quello del Genere e i diritti della comunità LGBT – che ancora è ben lontana dall’ottenere anche solo il riconoscimento reale nella società – la tematica del fenomeno migratorio, così presente nei media oggi giorno, la quale viene purtroppo vista quasi unicamente da un lato statistico e gestionale, senza parlare di quello che effettivamente queste persone subiscono e da quanto tempo.

Se la felicità è davvero un diritto inalienabile, le istituzioni dovrebbero assumersi il compito di tutelarla, ma questo non limitandone il diritto alla fascia più abbiente della popolazione; la felicità è per tutti, non per pochi.
Proprio per questo motivo il tema dell’AVS e dell’ambiente, della mobilità e della parità sono strettamente collegati allo scopo ultimo: vivere. Felici.

Candidandomi Mi candido al Consiglio nazionale perché voglio mettere il mio impegno al servizio della nostra società e voglio lavorare concretamente sui temi citati, affinché  tutti vengano egualmente rappresentati e si sentano, concretamente, rappresentati. Ora, adesso, come in futuro.