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Proteggiamo ciò che è rimasto del nostro territorio

Un metro quadrato. Un altro. Un altro ancora. Nei pochi secondi che hai dedicato alla lettura di questo articolo, sono stati cementificati in Svizzera l’equivalente in metri quadrati di spazi verdi. Un metro al secondo, per un totale che corrisponde a 8 campi da calcio al giorno. vedere l’articolo

La saggezza ambientale di una quindicenne

Articolo della nostra candidata Laura Riget apparso sul Corriere del Ticino il 14 gennaio 2019

Continuare su una strada dimostratasi errata, essere troppo immaturi per ammettere di aver sbagliato e non preoccuparsi a sufficienza delle nuove generazioni. Queste sono le accuse che l’attivista quindicenne Greta Thunberg ha rivolto qualche settimana fa al vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. vedere l’articolo

Il doping dei politici

Articolo di Fabrizio Sirica, apparso su La Regione l’11 gennaio

Cosa pensereste di un atleta che, nonostante il sospetto di utilizzo di doping, rifiuta ogni controllo? O più in generale, credete che per combatterne la diffusione sia un buon metodo quello di affidarsi all’autodenuncia, cioè aspettare che l’atleta dica “sì, ho vinto quella gara grazie a un aiutino”? vedere l’articolo

Angela Davis – quarto articolo

Ecco il quarto articolo del nostro calendario dell’avvento femminista: durante le quattro domeniche dell’avvento pubblicheremo ogni volta un nuovo articolo, partendo da una citazione di quattro femministe importanti del 20esimo secolo. Ecco il quarto articolo del nostro membro Laura Riget:

“Non accetterò più cose che non posso cambiare, cambierò le cose che non posso accettare” Angela Davis

Con questa frase l’icona femminista Angela Davis sottolineava il bisogno imprescindibile di militanza e partecipazione politica per ottenere effettivi cambiamenti. Questi non scaturiscno infatti da decisioni prese a tavolino dai rappresentanti politici, ma grazie appunto alla pressione sociale e alla mobilitazione popolare.

Nata nel 1944 nello Stato conservatore dell’Alabama, Davis vive sulla propria pelle la doppia discriminazione quotidiana di essere afroamericana e donna. Queste esperienze influenzano fortemente la sua visione politica, spingendola ad assumere un ruolo chiave ai vertici del Partito Comunista. Davis è infatti convinta che socialismo e femminismo siano due facce della stessa medaglia, quella della lotta contro i privilegi ingiustificati degli uomini benestanti e bianchi. Soprattutto pensando al contesto americano, Davis sottolinea l’importanza del fattore etnico. “Women, race and class”, non solo il titolo di uno dei suoi romanzi più noti, ma anche i tre assi su cui si muovono le discriminazioni: discriminazioni basate sul sesso, sull’appartenenza ad un’etnia e ad una certa classe sociale. Davis mostra come questi assi si possano poi intersecare fra loro, spiegando che i problemi di una donna bianca del ceto medio con formazione universitaria non possono essere uguagliati a quelli di una lavoratrice precaria di colore.

Da qui nasce secondo Davis il bisogno di un femminismo intersezionale, che integri e analizzi la moltitudine di fattori discriminanti che possono unirsi nella stessa persona come ad esempio il sesso, l’etnia, l’identità di genere o l’abilità. Ognuno di questi fattori corrisponde a un asse di oppressione, poiché la relazione tra gli individui che si trovano ai due estremi dell’asse è caratterizzata dalla dinamica oppressore-oppressa/o: da un lato c’è la persona privilegiata, spesso inconsapevole dei propri privilegi e più o meno inconsciamente propensa a difenderli, anche con la violenza. Dall’altro c’è la persona che conta meno, che viene discriminata, esclusa e più espostaal rischio di subire violenza.

Se seguissimo i vari assi di oppressione dal lato dei privilegiati, incontreremo un personaggio chiaramente definito: l’uomo cis[1] ed eterosessuale, bianco e benestante, adulto, con un corpo funzionale e tutta una serie di stereotipi che lo caratterizzano. È quindi questo il nemico del femminismo intersezionale? No. Il nostro scopo quali femministe e femministi (!) non è infatti quello di soggiogare le persone con queste caratteristiche; il nostro nemico è il sistema stesso e gli assi di oppressione che mettono su un piedistallo questa categoria di persone: vogliamo far crollare il piedistallo, non l’uomo. Anche perché non è bello stare su questo piedistallo, c’è sempre il rischio di cadere giù: pensate alla mascolinità e all’eterosessualità, si è costantemente sotto minaccia di essere chiamati “femminucce” o “finocchi” se non si corrisponde alle aspettative sociali.

Un grande insegnamento del femminismo della seconda ondata, di cui Davis è una conosciuta esponente, è la necessità di capire come sia illusorio pensare di abbattere le disuguaglianze saltando sul piedistallo. Serve invece lottare contro il sistema patriarcale e capitalista, unendo socialismo e femminismo in un’unica lotta! Per concludere, una citazione di un’altra femminista marxista, la rivoluzionaria sovietica Alexandra Kollontai: “Senza Socialismo nessuna liberazione della donna – senza liberazione della donna nessun Socialismo”.

Laura Riget

 

[1] Una persona «cis» è una persona che si identifica per esempio come uomo, che rispecchia gli stereotipi sociali di come dovrebbe essere un uomo e che è nato biologicamente quale maschio. C’è quindi una condizione di concordanza tra il piano biologico (i caratteri sessuali), l’identità personale (come la persona si sente) e il ruolo sociale (come gli altri individui la considerano).

Rosa Bloch – terzo articolo

Ecco il terzo articolo del nostro calendario dell’avvento femminista: durante le quattro domeniche dell’avvento pubblicheremo ogni volta un nuovo articolo, partendo da una citazione di quattro femministe importanti del 20esimo secolo. Ecco il terzo articolo del nostro membro Andrea Farioli:

“Se le donne lo vogliono, tutto si ferma” (Rosa Bloch) 

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Simone de Beauvoir – secondo articolo

Ecco il secondo articolo del nostro calendario dell’avvento femminista: durante le quattro domeniche dell’avvento pubblicheremo ogni volta un nuovo articolo, partendo da una citazione di quattro femministe importanti del 20esimo secolo. Ecco il secondo articolo della nostra membro Matilda Materni:

Donna non si nasce, lo si diventa”, così scriveva Simone de Beauvoir nel suo libro Il secondo sesso nel 1949. La scrittrice ci racconta la condizione di sottomissione della donna, quella reale che tuttora persiste in certi tratti della nostra società. vedere l’articolo

Gloria Steinem – primo articolo

Ecco il primo articolo del nostro calendario dell’avvento femminista: durante le quattro domeniche dell’avvento pubblicheremo ogni volta un nuovo articolo, partendo da una citazione di quattro femministe importanti del 20esimo secolo. Ecco il primo articolo del nostro membro Yannick Demaria: vedere l’articolo

Proteggiamo i nostri diritti fondamentali

Articolo di Fabrizio Sirica, apparso sul Corriere del Ticino l’8 di novembre 2018.

Le istanze giudiziarie svizzere non sono infallibili e non sempre garantiscono i nostri diritti. Nemmeno la più alta istanza giudiziaria svizzera, ovvero il Tribunale federale, oltre la quale chi ritiene di avere subito un’ingiustizia può ricorrere rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo è quanto ha fatto Renate Howald Moor, la moglie di Hans Moor, una vittima dell’amianto, deceduto a causa di un tumore causato dallo stesso. Renate Howald Moor aveva fatto ricorso al Tribunale federale, per far riconoscere un indennizzo per la morte di suo marito. Ricorso respinto dal TF con il pretesto della prescrizione: la sentenza affermava che l’ultimo contatto di Hans Moor con l’amianto era avvenuto più di 10 anni prima. Una causa intentata dal lavoratore contro l’azienda mentre era ammalato e ancora vivo, perché la stessa non gli aveva dato nessuna informazione riguardo ai rischi per la salute dell’esposizione all’amianto che correva. Causa respinta dal Tribunale federale quando il lavoratore era purtroppo morto, a soli 58 anni. Sua moglie ha poi continuato una battaglia giudiziaria, voluta non per denaro, ma per una questione di principio. Aveva bisogno di far riconoscere il torto alla potente azienda per la quale suo marito lavorava. Se non fosse stato per il ricorso vinto alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, il torto dell’azienda non sarebbe mai stato riconosciuto benché i tumori dovuti all’amianto appaiono anche 20, 30 anni dopo. In questo caso, quindi, il Tribunale federale, aveva dato ragione alla grande e potente azienda, non riconoscendo la ragione del lavoratore e il grave, fatale, danno subito. Oggi i cari delle oltre 1.700 vittime dell’amianto, e quelle purtroppo che saranno colpite dai tumori causati per lo stesso motivo, possono ottenere giustizia e un indennizzo grazie alla giurisprudenza del caso Moor, che lo stesso lavoratore non ha potuto purtroppo ottenere da vivo. I diritti umani e le istanze che vegliano a garantirne il rispetto e l’applicazione, come la Convenzione europea per i diritti umani (CEDU) e la Corte di Strasburgo, ci riguardano da vicino e riguardano anche le lavoratrici e i lavoratori, oltre alle vittime di regimi che li violano o che li rispettano poco. Se non dovessimo respingere l’iniziativa anti-diritti umani dell’UDC il 25 novembre, la Svizzera correrebbe il rischio di dover disdire la CEDU, mettendo a repentaglio sia la Convenzione, sia la Corte chiamata a farli applicare. Come dimostrato dal caso di Hans Moor, sarebbe una pessima notizia anche per le lavoratrici e i lavoratori, che subiscono pressioni e soprusi sempre più gravi e che possono contare ad oggi su di un’istanza e più di una Convenzione che li proteggono, che ci proteggono, alle quali non dobbiamo rinunciare. Ecco perché invito i ticinesi a respingere con convinzione l’iniziativa dell’UDC: proteggere questi nostri diritti fondamentali è indispensabile e va anche fatto votando no il 25 novembre. vedere l’articolo

Buon compleanno GISO!

Oggi compie quattro anni la GISO, la piccola ma agguerrita realtà politica che ogni sabato si premura di importunarvi con raccolte firme e volantini.

Scherzi a parte, in questi anni abbiamo portato avanti molte battaglie. Ne ricordiamo solo alcune: la manifestazione contro l’espulsione dei bambini ecuadoregni, la nostra iniziativa federale contro la speculazione alimentare, numerosi cortei contro la xenofobia, il referendum contro lo spionaggio eccessivo e naturalmente l’attuale iniziativa 99%. vedere l’articolo

No all’isola delle patate – comunicato stampa

Giovani liberali radicali, Generazione giovani, Giovani verdi e Gioventù socialista si sono schierati dalla stessa parte contro la pericolosa iniziativa per l’autodeterminazione lanciata dall’UDC. I quattro movimenti giovanili ticinesi ritengono che l’iniziativa debba essere respinta non solo perché danneggia la stabilità economica della Svizzera ed è in contrasto con la sua tradizione umanitaria e di paese aperto al mondo, ma anche perché l’iniziativa è inutile. Il rischio è di restare isolati, perdere molti posti di lavoro e rinunciare a buona parte delle esportazioni. Per spiegare ai giovani UDC che, se l’iniziativa venisse approvata, potremmo diventare un’isola su cui l’agricoltura sarà l’unica attività economia possibile, i rappresentanti dei quattro movimenti giovanili hanno omaggiato i democentristi con un sacco di patate. vedere l’articolo

Resoconto assemblea annuale

Ieri, sabato 13 ottobre, si è tenuta la nostra assemblea annuale. Punto principale all’ordine del giorno era il rinnovo delle cariche all’interno del Partito: il comitato per l’anno 2018-2019 è composto da Angelo Mordasini, Martino Rinaldi, Laura Riget e – l’unica nuova persona ad assumersi la carica – Daniela Falconi. vedere l’articolo

I nomi GISO per il Consiglio di Stato

La direzione del Partito Socialista Ticino ha ieri nominato i candidati e le candidate per il Consiglio di Stato: siamo particolarmente felici che la nostra proposta di candidata Laura Riget e un altro giovane che ha militato tra le nostre fila, Fabrizio Sirica, ne facciamo parte. Complimenti!
Nelle prossime settimane toccherà il Congresso la decisione finale. Nel frattempo Laura e Fabrizio hanno spiegato cosa li ha spinti a candidarsi: 

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Come rovinare una generazione

Di Angelo Mordasini

Partiamo con un dato puro e semplice; il 40% dei lavoratori tra i 18 e i 22 anni hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato. Molti di questi sono stages. Ma agli occhi della politica “adulta”, il ruolo degli stage è effettivamente quello che gli stage stessi vanno a ricoprire? La mancanza di regolamentazione e controllo in questo campo sta andando a danneggiare gravemente il valore della forza lavoro futura, e posso anche spiegare perché. vedere l’articolo

Sovranità alimentare: Il diritto di scegliere

Di Barbara Sala

Il motto di Slow Food esprime con forza e vigore il concetto che questa iniziativa intende promuovere: il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”.

Buono da una parte significa che una determinata derrata ci piace, ma dall’altra significa gustoso. Un esempio pratico: a qualcuno potrebbe non piacere la cipolla, ma quest’ultima potrebbe avere un gusto assai buono, nel senso che ha delle qualità organolettiche particolari, che possono piacere o meno.

Pulito in questo caso vuole dire che il prodotto è stato coltivato a kilometro zero, evitando pesticidi e OGM. I pesticidi sono molto pericolosi per la salute umana, quindi andrebbero usati in maniera parsimoniosa e solo quando veramente necessari, in quanto non solo si avvelenano i consumatori, ma anche l’intero ecosistema. Per quanto riguarda gli OGM non si hanno ancora veri e propri studi in merito, ma negli Stati Uniti i pediatri si sono resi conto che i bambini che consumavano derrate alimentari contenenti gli organismi transgenici hanno più probabilità di sviluppare allergie e intolleranze differenti.

L’ideale sarebbe un’agricoltura biologica/biodinamica non intensiva, rispettosa del territorio locale e delle varietà tipiche di un certo luogo, in quanto queste varietà e specie resistono meglio all’ecosistema indigeno.

Giusto vuole dire che le persone che lavorano nel settore devono avere un salario equo e giusto.

Questi concetti possono aiutarci a porci delle domande: cosa vogliamo mangiare in futuro? Vogliamo continuare ad aiutare i super manager di grosse aziende a guadagnare miliardi sulle nostre spalle, devastando il nostro ambiente e inquinando il nostro cibo, sfruttando i lavoratori? O preferiamo sostenere il piccolo produttore, che magari possiede qualche ettaro di terreno nel nostro comune, che magari stenta ad arrivare a fine mese?

Equa rappresentanza delle donne in politica e nell’economia

Intervento di Laura Riget all’aperitivo per la parità  in onore della ricorrenza dello sciopero delle donne del 1991

Proprio oggi il Consiglio nazionale ha approvato in ambito della revisione del diritto delle società anonime una quota rosa obbligatoria per le imprese quotate in borsa. Queste imprese dovranno avere almeno il 20% di donne nelle loro direzione e il 30% nei loro consigli d’amministrazione. vedere l’articolo

Lavoro non remunerato

Intervento di Lisa Boscolo all’aperitivo per la parità  in onore della ricorrenza dello sciopero delle donne del 1991

Dagli anni 70 grazie ai movimenti femministi la nozione di lavoro è stata estesa, c’è stata una volontà di prendere in considerazione anche il lavoro non remunerato che comprende tutte le attività  invisibili domestiche e famigliari  svolte per la maggior parte dalle donne. Secondo l’Ufficio Federale di statistica nel 2013 le donne  hanno prodotto il 62 % del lavoro non remunerato, contro il 38% di quello remunerato, questo significa  8,7 miliardi in ore e 401 miliardi di franchi in valore monetario. Possiamo dire che il lavoro remunerato a tempo pieno funziona solo grazie al lavoro non remunerato. vedere l’articolo

La CET-S non rispetta il no popolare alla RIE III – comunicato stampa

La GISO Svizzera prende posizione contro la proposta d’implementazione della Riforma IV dell’imposizione delle imprese (RIE IV) presentata oggi dalla commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S). La CET-S non rispetta il chiaro no del popolo ad ulteriori regali fiscali ai grandi azionisti e vuole sgravare le imprese ancora di più che la proposta del Consiglio federale.  vedere l’articolo