Laura Riget

 

 

 

 

Mi chiamo Laura Riget, ho 23 anni e lavoro per i servizi del Parlamento a Berna. Da oltre quattro anni sono attiva nella Gioventù Socialista e nel Partito Socialista.

Come donna e giovane faccio parte di due gruppi storicamente sottorappresentati in politica, i cui interessi non vengono di conseguenza difesi a sufficienza. Con la mia candidatura vorrei cercare di far sentire maggiormente la voce di queste persone, portando avanti soprattutto due temi che sono legati alla mia persona e alle mie esperienze. Il primo è sicuramente delle pari opportunità. Pari opportunità tra uomini e donne, certamente, ma anche tra chi fa fatica e chi è benestante, tra chi ha il passaporto svizzero e chi non ce l’ha. Anche se sulla carta siamo tutti e tutte uguali, di fatto non è ancora così. Le cifre parlano chiaro: le donne, gli stranieri e le persone LGBT guadagnano di meno, non hanno le stesse possibilità di carriera, sono sottoposti a stereotipi discriminatori e sono appunto sottorappresentati in politica e in economia. Il principio di uguaglianza tra le persone è iscritto da decenni nella nostra costituzione: è giunta l’ora di trasformare questa uguaglianza dalla carta alla realtà!
Il secondo tema che vorrei portare avanti è le difficoltà nel mercato del lavoro, soprattutto per noi giovani. Parlando con coetanei, che come me hanno deciso di studiare oltralpe, ho sentito spesso dire che finita la loro formazione non sarebbero tornati in Ticino. Perché non ci sono posti di lavoro, oppure sono pagati una miseria. Il mercato del lavoro è sempre più precario, molti giovani per esempio sono costretti a fare mesi e mesi di stage sottopagati nella speranza di venir assunti oppure finiscono a lavorare in ambiti assolutamente non adatti alle loro competenze e qualifiche. Nel frattempo costi importanti come gli affitti e i premi di cassa malati continuano a salire, pesando sempre di più anche sul budget limitato di noi nuove generazioni. La politica deve intervenire, regolamentando il mercato del lavoro, introducendo un salario minimo e limitando il peso dei costi sociali sul budget famigliare. Con il vostro sostegno sono sicura che riusciremo a rendere il Ticino un Cantone più aperto e solidale, in cui tutti e tutte abbiano le stesse possibilità a prescindere dal colore della pelle, dalle condizioni economiche, dall’identità e orientamento sessuale, e dalla religione e in cui noi nuove generazioni abbiamo delle vere prospettive future.