Più rispetto per il lavoro del 98.48%

24.08.2021

Articolo apparso sulla Regione il 23.08.2021

Più rispetto per il lavoro del 98.48%

Sono una studentessa di 18 anni che inizierà a settembre gli studi nella Svizzera romanda. Ho dei progetti, ma non so cosa mi riserverà il futuro. So però che non sarò mai ricca e che dovrò vivere, come la stragrande maggioranza della popolazione, esclusivamente del mio lavoro, accettando di lavorare come e dove sarà possibile, anche fuori cantone.

Per molte famiglie, per molti lavoratori dipendenti o indipendenti la situazione non è per niente facile, soprattutto in Ticino. E non sto parlando solo delle fasce più deboli; basti pensare come sia sempre più difficile mettere da parte qualche risparmio.

Per me è assolutamente incomprensibile che, date queste circostanze, qualcuno, come alcuni “giovani” liberali, possa anche soltanto immaginare di rispolverare vecchie e fallimentari ricette ideologiche, del tutto offensive per chi lavora e fa dei sacrifici, come sgravare i redditi più alti oppure innalzare ulteriormente l’età di pensionamento.

In questi casi bisogna avere il coraggio di decidere non attraverso il filtro delle parole d’ordine dei partiti - sono grandi gli interessi lontani da noi che alcuni di questi rappresentano - ma secondo le proprie convinzioni e la propria reale condizione.

Io so che non avrò mai più di 3 milioni di franchi, e perciò non potrò mai ottenere un “reddito da capitale” maggiore ai 100'000 franchi e quindi so per certo che l’Iniziativa 99% (“Sgravare i redditi del lavoro, tassare il capitale”), non mi sfiorerà nemmeno. Questa, oltretutto, non intende in nessun modo modificare l’imposizione sulla sostanza, bensì esclusivamente quella sul reddito derivante dal capitale delle persone molto ricche, per sgravare il reddito derivante dal lavoro. Tra l’altro, se il Parlamento lo ritenesse opportuno, potrebbe innalzare la soglia di esenzione dal nuovo calcolo a una cifra ben più elevata rispetto a quella consigliata.

Se un’iniziativa ha come fine quello di ridistribuire la ricchezza sgravando fiscalmente e in modo equo i redditi del lavoro, potenziando il servizio pubblico, la salute, la prevenzione per la vecchia e la protezione dell’ambiente, non vedo perché non ci si debba incamminare in quella direzione e negare, soprattutto a se stessi, l’evidenza.

Nessuno di noi appartiene a quell’1.52% della popolazione che continua ad alimentare il proprio arricchimento personale improduttivo e a indebolire la società con delle disparità insostenibili. Ritengo perciò legittimo porsi qualche domanda, in perfetta autonomia, e rivendicare più rispetto per il lavoro.

Aida Demaria, studentessa