Il federalismo sotto la prova dell’emergenza: sistema adatto?

È quasi un mese ormai che le nostre vite sono cambiate in maniera sostanziale, a causa dell’ormai noto coronavirus. La nostra quotidianità è mutata radicalmente, nel tentativo di contenere questo virus. Stiamo assistendo ad un intervento delle autorità federali senza precedenti e a emanazioni di decreti che toccano ogni ambito della nostra esistenza. Provvedimenti di una simile portata non si erano mai resi necessari (nella storia recente), soprattutto se si pensa allo shut down imposto a economia e scuole: abituati alla nostra società liberale, fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato assurdo che la Confederazione potesse decretare delle misure volte alla limitazione delle attività economiche così come degli istituti di formazione di ogni genere e livello. Eppure, eccoci qua, chi a lavorare da casa tramite lo smart working, chi a seguire lezioni online e chi, a causa dell’imprescindibile manualità della propria professione, impegnato in lavori domestici ed hobby, aspettando l’allentamento delle misure per tornare al proprio lavoro. L’intervento massiccio di Berna sottolinea la gravità e la difficoltà della situazione in cui si trova il nostro sistema.

Ed è proprio in momenti di crisi come questo che ci si ferma a riflettere sul sistema, rendendone evidenti i pregi ma soprattutto i difetti. Nel caso specifico della Svizzera si parla di federalismo, uno dei principi costituzionali, caratterizzato soprattutto da tre livelli di governo (Stato, Cantoni e Comuni) e dal principio di sussidiarietà (principio secondo il quale l’ente maggiore assume, solo i compiti esplicitamente previsti dalla legge, delegando tutti gli altri agli enti inferiori). Ciò implica una discreta libertà dei livelli inferiori di governo (Cantoni e Comuni) di agire come meglio ritenuto in parecchi ambiti, tra cui l’istruzione (escluse le università e i politecnici), la sanità, l’economia, eccetera. Questo permette una notevole indipendenza, che consente una migliore e più adeguata gestione delle risorse e dei problemi su tutto il territorio elvetico. È grazie a ciò che il Canton Ticino ha potuto attuare liberamente restrizioni prima di un qualsiasi intervento deciso dalla Confederazione, adeguandosi al meglio alle necessità. La situazione in Ticino è differente rispetto al resto della Svizzera, perciò un’indipendenza del genere è sicuramente un grande vantaggio. Inoltre, una mole ristretta da gestire (un cantone rispetto all’intero stato) consente maggiore efficienza. Tuttavia, la sussidiarietà può comportare, talvolta, anche aspetti meno positivi, tra cui la possibile interferenza tra i vari esecutivi: basti pensare al caso del nostro cantone due settimane fa. Sempre secondo tale principio, infatti, nonostante determinate competenze siano state conferite alla Confederazione, ciò non impedisce ai Cantoni di legiferare al riguardo. Questo diritto cessa però nel momento in cui la Confederazione inizia a emanare direttive, riappropriandosi delle proprie competenze. Prendendo come esempio il nostro cantone e gli avvenimenti di 2 settimane fa, infatti, inizialmente le direttive cantonali in ambito economico erano costituzionali in quanto la Confederazione non si era ancora espressa al riguardo, ma nel momento in cui il Ticino ha decretato una chiusura completa delle attività lavorative non indispensabili la Confederazione aveva già emanato direttive al riguardo, rendendo la decisione ticinese anticostituzionale. Questo aspetto evidenzia quindi la necessità ancorata nel nostro sistema di avere basi legali per qualsiasi azione intrapresa da parte delle autorità. Esigenza che, in casi di emergenza come questo, può significare lentezza e ritardi nel prendere provvedimenti o limitazioni nella libertà di agire dell’autorità. A tutto ciò si può aggiungere la forte tradizione democratica che richiede consenso e legittimità da parte della popolazione (direttamente o indirettamente) a tutte le decisioni prese.

Ciò nonostante, abbiamo tutti assistito ad una risposta abbastanza tempestiva e comprendente tutti gli ambiti necessari per affrontare questa crisi, grazie alla possibilità di emanare decreti su misura permessa dall’esistenza di clausole e statuti speciali attuabili in casi di emergenza, pensati apposta per cercare di compensare parte dei difetti elencati sopra.

L’articolo non vuole affatto essere una critica al nostro sistema, in quanto, nonostante le imperfezioni e lati negativi descritti in precedenza, uno diverso non garantirebbe per forza un risultato migliore. Certo, si può discutere sul fatto che un sistema più centralizzato e autoritario potrebbe essere più efficace in una situazione del genere, consentendo risposte immediate, severe e applicate in blocco all’intero territorio statale (Italia per esempio), ciò però avrebbe enormi difficoltà a trovare legittimità in Svizzera, indispensabile al nostro popolo, e sicuramente, come per ogni cosa, ci sarebbe sempre qualcuno di scontento.

Riprendendo il titolo, quindi, per il popolo svizzero il Federalismo si sta rivelando un sistema adeguato anche in situazioni di emergenza, soprattutto per quanto riguarda la ripartizione dei poteri. Questo non significa però che tale sistema sia il migliore: al contrario è riconosciuto che ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto nell’ambito economico, particolarmente instabile e soggetto a crisi.

Matilda Sangiorgio, membro Giso.

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