La violenza sulle donne resta un problema sociale importante

Reati di stalking, violenze sessuali o domestiche e femminicidi. Purtroppo, nella società, queste tipologie di reato non sono ancora oggetto di grande informazione e sensibilizzazione.

È il caso di un tassista, che viene accusato di aver molestato diverse donne e di aver abusato sessualmente di una turista a bordo del suo veicolo. Il Tribunale penale lo condanna a sette anni e il Tribunale cantonale, quale istanza di ricorso, ha ascoltato nuovamente la vittima. Nella sua audizione, la donna è però stata derisa ed umiliata dai giudici, che le hanno addirittura chiesto quanto fosse corta la gonna e quanto fosse profonda la scollatura indossate. Da donna, da giovane e, soprattutto, da semplice cittadina un accaduto simile mi turba nel profondo. Non è accettabile che nel 2019 una vittima di violenza, oltre all’atrocità degli atti subiti, debba ancora confrontarsi con stereotipi e discriminazioni simili.

In Svizzera, la violenza sulle donne rappresenta un problema sociale molto importante. Statisticamente, purtroppo, il numero delle violenze sessuali e domestiche è ancora troppo elevato e il numero delle denunce, invece, rimane troppo basso.

Oltre a ciò, la Svizzera non può ancora dichiararsi totalmente compatibile con la Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera il 1° aprile 2018, e che mira a proteggere e ad eliminare le violenze sulle donne e le violenze domestiche.

A titolo di esempio, l’articolo 36 della suddetta Convenzione prevede che lo stupro o qualsiasi attività sessuale con un’altra persona presuppone il consenso di entrambe le parti. Senza consenso si sfocia in un’infrazione penale. Nel Codice penale svizzero, invece, i rapporti sessuali senza consenso non sono definiti sempre quali stupri. Infatti, l’articolo 190 del Codice penale svizzero presuppone una coercizione da parte dell’autore, in particolare mediante minaccia, violenza, pressioni psicologiche o il rendere inetta a resistere la vittima. Questo articolo non risulta perciò in linea con quanto protetto dalla Convenzione. Non solo, ma l’articolo di legge non tiene conto in modo sufficiente delle modalità in cui una vittima può reagire ad una persona che tenta lo stupro. Spesso la vittima, paralizzata dalla paura e in stato di choc, non riesce ad avere alcuna reazione, non dice nulla e aspetta la fine del calvario. Ed è qui il problema. Era un rapporto consenziente? L’autore ha usato mezzi quali minaccia o violenza?

Oltre a ciò, nel sistema svizzero vi sono ancora troppe lacune nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e nell’offerta di assistenza gratuita alle vittime. In questo senso, è fondamentale sviluppare delle campagne pubblicitarie mirate che ricordino all’opinione pubblica che questo problema esiste ed è ancora fortemente radicato nella società. In questo modo le vittime di violenza e di violenza domestica potranno rendersi conto di non essere sole e che una via d’uscita c’è, esiste e deve essere facilmente accessibile. Parallelamente, devono aumentare i centri di consulenza per le vittime, che rappresentano il luogo nel quale sentirsi protette e meno sole e il primo passo per riconoscere ed iniziare ad accettare il fatto che la violenza subita è sbagliata, ingiustificata e va denunciata.

Non si può più aspettare, il tema della violenza sulle donne e della violenza domestica deve essere una priorità politica e la Svizzera deve quindi impegnarsi concretamente su più fronti, dalla sensibilizzazione pubblica all’adeguamento della propria legislazione penale, in modo da implementare finalmente e in tutti i sensi la Convenzione di Istanbul.

Clarissa David – candidata n.2 lista 4 GISO

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