La nostra casa è in fiamme

Articolo di Andrea Ghisletta,  candidato GISO sulla lista PS per il Consiglio nazionale:

Diverse proiezioni scientifiche hanno pronosticato un aumento di eventi metereologici estremi in Svizzera nei prossimi decenni, in seguito al riscaldamento climatico. Una delle calamità naturali per la quale c’è unanimità di visione rispetto a un aumento di frequenza e intensità sono le ondate di calore, cioè periodi persistenti durante i quali le temperature sono straordinariamente elevate in confronto alle medie per una data regione. Le ondate di calore sono l’evento estremo più letale in Svizzera: in triste attesa dei dati della canicola di quest’estate, studi scientifici hanno mostrato che la calura del 2003 ha causato la morte di 1’000 persone (Grize et al., 2005) e quella del 2015 ha ucciso 800 persone (Vicedo-Cabrera et al., 2016). Il Ticino è stata la regione più colpita, per via dell’esposizione a temperature maggiori, per l’alta quota di anziani e per l’interazione letale tra calore e ozono. Persone vulnerabili quali anziani, neonati, oppure chi dispone di meno mezzi per ripararsi dal calore (persone povere, socialmente isolate o costrette a letto) hanno sofferto maggiormente.

Sono morti invisibili, che emergono solo nelle statistiche. Non hanno impatto nella nostra memoria come le vittime di una frana, di un’inondazione o di un incendio. Sono morti che non commemoriamo o ricordiamo. Se centinaia di persone morissero in seguito a qualsiasi altro evento estremo ci chiederemmo subito: come è potuto accadere e cosa possiamo fare per fermare tutto ciò? Le decine di migliaia di persone scese nelle piazze svizzere e mondiali negli scorsi mesi chiedono che questa crisi, questa emergenza, questa catastrofe – e cioè il riscaldamento climatico –, sia trattata come tale. E ne sia affrontata l’urgenza. Urgenza recepita solo in parte dalle formazioni di centrodestra (PPD e PLR) e completamente snobbata da UDC e Lega, che paradossalmente si lamentano di quanto costi il getto d’acqua che spegne l’incendio. Mi chiedo se si siano mai domandati quale sia invece il prezzo di rimanere a guardare la propria casa andare in fiamme.

Tornando a chi riconosce la necessità di un’azione urgente, le vie percorribili sono essenzialmente due: una strategia di mitigazione e una strategia di adattamento.

La politica di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni di gas serra, è sicuramente imprescindibile e centrale. C’è bisogno di una presa di coscienza e di moralità che vada al di là degli scaricabarile politici che immobilizzano l’azione internazionale. Dobbiamo ridurre drasticamente il nostro impatto a livello di emissioni di gas serra. Non sarà certo una passeggiata e non sarà una transizione indolore, non facciamoci illusioni. Ma sarà una sfida che, con particolare attenzione alla solidarietà sociale, possiamo affrontare assieme.

La politica di adattamento alle nuove condizioni climatiche, inevitabile per via dell’irreversibile quota di riscaldamento già preventivata oggigiorno, è altrettanto importante. È strategicamente più semplice da concordare, poiché costi e benefici rimangono a livello locale. Prendendo come esempio il mio comune, Mendrisio, come Insieme a Sinistra ci siamo attivati chiedendo al Municipio di proporre progetti di adattamento al cambiamento climatico, come il rinfoltimento della vegetazione cittadina. Vegetazione che ha il pregio di abbassare le temperature nei contesti urbani e di frenare le piene in prossimità dei fiumi, oltre che un effetto mitigante per l’assorbimento di CO2 tramite fotosintesi. La Confederazione si è già messa a disposizione finanziando 31 iniziative locali di questo genere tra il 2014 e il 2016 e ha aperto un bando per ulteriori progetti che si chiuderà nel 2021. Una via che va perseguita, accompagnata e pubblicizzata con maggior decisione.

La chiave di volta climatica sarà comunque il rinnovo delle camere federali in ottobre: bisogna attivarsi per una decisa virata verso sinistra che possa garantire solide maggioranze a una politica più ecologista!

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