Sciopero 1991 e 2019: e ora? – Un resoconto

Sabato 28 giugno si è svolto un dibattito e si è riflettuto sugli scioperi femministi in Svizzera. Durante la serata di sabato si è svolto a Lugano un dibattito organizzato e moderato da Federica Caggia. Con la partecipazione di Laura Riget e Andrea Farioli, esponenti della Gioventù Socialista, di Pepita Vera Conforti e Françoise Gehring, esponenti della generazione che ha partecipato e organizzato lo sciopero del ’91.

Il dibattito è iniziato ascoltando le testimonianze della giornata del 1991. Ci sono state descritte le giornate vissute da Pepita come organizzatrice dello sciopero in Ticino e da Françoise come partecipante dello sciopero. In seguito abbiamo ascoltato le testimonianze della recente giornata del 14 giugno 2019. Abbiamo ascoltato la giornata di Laura Riget tra la bancarella GISO e l’infopoint e quella di Andrea Farioli dal flash mob giovanile a Bellinzona alla bancarella GISO e l’infopoint.

Abbiamo potuto riflettere sulle differenze tra il primo sciopero e il secondo. Nello sciopero del ’91 non vi fu un corteo ma diverse azioni sul territorio, in Ticino fu uno sciopero organizzato dai sindacati con una serata di festa grazie all’accompagnamento di un gruppo rock femminile. A livello giornalistico fu uno sciopero mal visto dai datori di lavoro, le giornaliste che scioperarono decisero di lasciare vuoti gli spazi in cui vi sarebbero dovuti essere i loro articoli. Fecero inoltre degli editoriali in cui scrissero perché hanno deciso di partecipare o di non partecipare allo sciopero. Non vi furono però tensioni tra l* scioperand*.

Una differenza è che nel recente sciopero di giugno vi è stato un corteo, con un’ampia affluenza di persone. Oltre ad una vasta decentralizzazione, sia a livello geografico che nelle attività sul territorio. Uno sciopero che ha visto un movimento variegato a livello politico, sociale e generazionale con una forte partecipazione popolare femminile ma anche in parte maschile.

Il dibattito si è successivamente spostato sulle rivendicazioni, sia nel primo sciopero che nel secondo furono molteplici, ma abbiamo potuto riflettere sulle principali. Nel ’91 la principale critica era rivolta al mancato rispetto dell’articolo 8 capoverso 3 della Costituzione, articolo che sancisce la parità tra uomo e donna. La discussione sulla parità si è nuovamente infuocata nel 1993, quando la socialista Christiane Brunner non è stata eletta in Consiglio federale nonostante fosse la candidata ufficiale della frazione socialista, preferendo l’elezione di un uomo. Grazie allo sciopero e all’enorme mobilizzazione in seguito al cosiddetto “affaire Brunner”, nel 1996 entrò finalmente in vigore la legge federale per la parità che persegue lo scopo di concretizzare il principio costituzionale.

Lo scorso sciopero è stato il più grande dell’ultimo secolo, vi hanno partecipato mezzo milione di persone. Ha quindi superato lo sciopero del ’91 e nella storia svizzera è secondo solo allo sciopero generale del 1918. Non tutt* l* scioperand* hanno portato le stesse rivendicazioni ma nessuna di queste escludeva le altre. Come detto in precedenza, vi è stato un movimento molto variegato con le conseguenti rivendicazioni variegate. Si tratta di rivendicazioni fatte in un clima di maggiore consapevolezza. La consapevolezza che il cambiamento deve essere prima di tutto sociale e culturale, il quanto l’apparato legislativo si muove sempre più lentamente rispetto alla società.

Nel dibattito, in cui ha partecipato anche un uomo, si è vista quale sia l’importanza della questione maschile all’interno del movimento femminista. Questa discussione è partita dal presupposto che non esiste un unico femminismo, sono così tanti che sarebbe più corretto parlare di femminismi. Abbiamo potuto riflettere su quanto un sistema patriarcale possa opprimere anche gli individui di sesso maschile, seppur in minor misura rispetto alle discriminazioni subite dalle donne. L’intervento si è concluso su considerazioni sulla situazione del congedo di paternità e della differenza istituzionale tra la considerazione delle violenze sessuali da parte di un uomo eterosessuale su una donna, da parte di una donna eterosessuale su un uomo e tra persone LGBT+.

Il dibattito si è poi protratto verso la conclusione parlando del futuro, perché lo sciopero non è stato il raggiungimento di un traguardo ma una tappa necessaria per questa lotta verso la parità dei sessi! Data la sempre maggiore carenza di risorse bisogna mantenersi all’erta per non perdere quello che fin’ora si è riuscit* ad ottenere. Bisogna tenere conto della situazione della nostra vicina Europa, dove per esempio sembrerebbe stia nascendo una preoccupante volontà di tornare al periodo precedente la rivoluzione, mantenendo di conseguenza un importante relazione col nuovo femminismo internazionale.

Purtroppo la nostra politica è ancora lenta, motivo per cui è importante mantenere una pressione costante e continua con una comprensione profonda delle questioni sociali e politiche.  Un esempio sono la questione e la posizione maschile interne al movimento femminista, che sembrerebbero essersi iniziati a sviluppare solo in questo periodo storico e sociale, uno sviluppo che sembrerebbe ancora timido. Il dibattito si è infine concluso con degli interventi sul bisogno di una valorizzazione del lavoro diversa e più equa, in particolare quella in ambiti tipicamente femminili.

Articolo di Jenny Ruffa

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