Uomini femministi

Articolo pubblicato da LaRegione e scritto da Andrea Ghisletta, Gabriele Manzocchi e Giacomo Stanga. Vignetta di Gianluca Constantini. 12/06/2019.

Siamo femministi, ovvero crediamo nella parità politica, culturale, sociale ed economica tra i generi. Una situazione che in Svizzera e in Ticino ancora non abbiamo raggiunto, come dimostrato da diverse statistiche e molti racconti personali in svariati ambiti. Siamo femministi, seppur uomini, per almeno tre motivi: perché è giusto, perché è lungimirante e perché è meglio.

Siamo femministi perché è giusto!

Riteniamo giusto solidarizzare con le nostre amiche, compagne, madri, sorelle, nonne, e anche con le sconosciute. Siamo solidali alla loro situazione di discriminazione culturale, politica, sessuale ed economica e desideriamo per loro una società più paritaria. Ci sembra giusto rinunciare ai privilegi di una cultura patriarcale, se questo può cancellare alcune delle ingiustizie che le donne subiscono giornalmente.

Siamo femministi perché è lungimirante!

Una cultura patriarcale favorisce l’uomo in società, ma solo sul corto periodo. Donne e uomini sono biologicamente diversi: gli uomini sono mediamente più alti, le donne vivono più a lungo; sono diversi gli organi sessuali e l’espressione di determinate malattie. Al giorno d’oggi, però, nessuna di queste differenze può per esempio spiegare la sottorappresentazione femminile nella forza lavoro e nelle posizioni dirigenziali a livello politico, scientifico o economico. L’uomo avvantaggiato rispetto alla donna è dunque una condizione che rispecchia una mentalità superata e che porta a scelte sbagliate da un punto di vista collettivo. Ad oggi solo il 5% dei premi Nobel è stato dedicato a una donna; a Mendrisio, invece, meno del 2% di vie dedicate a personaggi storici sono dedicate a donne. Pensate quante personalità, competenze e idee non sono venute a galla, solo perché imprigionate nella mente di una donna da una società patriarcale!

Siamo femministi perché è meglio!

Una cultura machista favorisce l’uomo in tanti ambiti, ma pre-impostando il ruolo di genere di maschi e femmine preclude anche agli uomini di esprimersi liberamente in molti ambiti. Anche noi uomini siamo spinti all’adesione ad alcuni standard culturali: essere forti fisicamente, avere lo stipendio più alto in una coppia, non poter esprimere determinate emozioni. Pensiamo alla recente decisione del Consiglio federale che addirittura nega ai neo-papà un congedo paternità di appena due settimane! Nega loro, a prescindere dalle preferenze che possono esserci in una coppia, il riconoscimento di un ruolo paritario tra madre e padre nella cura dei figli.

Ecco, in breve, perché venerdì 14 giugno saremo fieramente presenti allo sciopero femminista per rivendicare un cambiamento culturale e politico in favore della parità di genere: perché è giusto, perché è lungimirante e perché è meglio!

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