La Svizzera e i suoi fucili

Sul panorama internazionale, la Svizzera è sempre usata da chi è favorevole alla liberalizzazione delle armi come esempio “virtuoso”, dati i suoi bassi tassi di crimine nonostante l’enorme numero di armi da fuoco pro capita. Questi dati, falsificati dalla presenza del fucile d’assalto d’ordinanza in molte case, dipingono la situazione più rosea di quanto effettivamente non sia: un gran numero di suicidi e omicidi sono resi possibili dalla facilità con cui si possono reperire armi e munizioni nelle famiglie svizzere, ed è comprovato dalla statistica che la presenza di un’arma da fuoco in un’abitazione renda più alto il rischio di violenze interne al nucleo domestico.

La Svizzera ha pertanto un dovere non solo di fronte al mondo, ma anche per quanto riguarda la sicurezza dei suoi cittadini. La nuova regolamentazione europea, che verrà adottata in base alla presenza svizzera nella rete di stati di Dublino e Schengen, ci offre la possibilità di fare un grande passo avanti nei confronti di una gestione delle armi da fuoco più moderna e efficace.

Da parte dei contrari vi sono molte esagerazioni; ad esempio, viene denunciata la fine della tradizione svizzera del tiro obbligatorio, che non viene assolutamente messa a rischio dalla nuova regolamentazione. La Svizzera, al fine di evitare misure troppo severe, ha partecipato alla revisione della direttiva in prima persona – ergo, qualsiasi proclama che parla di requisizioni di armi e limitazioni della libertà personale è da prendere con le pinze; si tratta di esagerazioni che la confederazione si è adoperata per evitare. La nuova direttiva si basa sostanzialmente su un inasprimento della modalità con cui le armi da fuoco a piccolo e grande caricatore vengono classificate e quindi tenute sotto controllo dalla nazione. Ciò significa che virtualmente nessuno si trova di fronte a un concreto rischio di “perdere” le sue armi, a meno che il possesso non fosse illegale in precedenza. Armi catalogate e assegnate a nominativi specifici renderanno esponenzialmente più semplici le indagini di polizia, e sarà inoltre scoraggiato il mercato nero delle armi, che – direttamente o indirettamente – affligge la Svizzera più di quanto non si creda.

Ci viene data la possibilità di rimanere al passo con il mondo adottando una direttiva corretta, equa e per nulla limitante. Perciò, è importante battersi affinché le menzogne e le paranoie delle varie associazioni riunitesi contro di essa non possano fuorviare la popolazione; Come socialisti non possiamo permettere che un progresso civico di simile livello sia messo in pericolo da interventi lobbistici e populismi.

Articolo di Angelo Mordasini apparso su InfraRosso (la rivista della GISO Svizzera)

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