Come rovinare una generazione

Di Angelo Mordasini

Partiamo con un dato puro e semplice; il 40% dei lavoratori tra i 18 e i 22 anni hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato. Molti di questi sono stages. Ma agli occhi della politica “adulta”, il ruolo degli stage è effettivamente quello che gli stage stessi vanno a ricoprire? La mancanza di regolamentazione e controllo in questo campo sta andando a danneggiare gravemente il valore della forza lavoro futura, e posso anche spiegare perché.

Pur sembrando un luogo comune privo di fondamento, è un dato di fatto come lo stage in svizzera stia assumendo una valenza simile allo stage italiano, ovvero quello di fornitore di manodopoera semigratuita. Questo, in italia, è dovuto alla famigerata riforma sull’alternzanza scuola-lavoro, che costringe gli studenti di licei e istituti tecnici a svariate centinaia di ore di “stages” non pagati, presso attività commerciali preselezionate, la cui pertinenza con la formazione non è richiesta. È così che migliaia di studenti italiani si trovano a lavorare gratis in autogrill e fast-food, in base a una fantomatica “entrata nel mondo del lavoro”.

Ora i lettori diranno, giustamente, che questo in svizzera non esiste. Ebbene, non vi siamo lontani; la concezione italiana di stage si sta facendo strada anche in svizzera, aiutata dalla situazione economica attuale che non invoglia e incentiva i datori di lavoro a investire realmente in uno stagista. Ecco quindi altre migliaia di studenti svizzeri bloccati per mesi e mesi a preparare caffè, fare fotocopie, fare pulizie e ordinare. Nom vengono affidate responsabilità o compiti complessi, dal momento che il datore di aboro non ha mptivo di farlo. E a rendere ancor peggiore la situazione è la già menzionata mancanza di regolamentazioni, facenti sì che uno stipendio non sia adeguato nè tantomeno garantito. Io stesso ho passato un mese e mezzo lontano da casa, con vitto e alloggio a mio carico, per la mirabolante possibilità di spolverare decine di casse conteneti frammenti di intonaco, otto ore al giorno, gratuitamente. Non vorrei certo fare aneddotistica, ma ogni singolo compagno di classe ha dovuto sorbirsi una situazione simile. Anche spaziando per altre professioni, la solfa non cambia; sia la mansione richiesta pulire delle tastiere, riordinare un archivio o fare delle fotocopie. Mansioni sì utili, ma per cui dovrebbe essere pagato un lavoratore, invece di rubare interi mesi di formazione a giovani che sono il nostro futuro.

Ora, non vorrei che questo articolo passasse per una lagnosa lamentela di un giovane sfaticato, per cui mi accingo a esporre gli effetti negativi che tali pratiche porteranno sulla società futura.
In primo luogo, assisteremo allo svilupparsi di una forza lavoro via via più incompetente. La semplicità e sterilità di questi nuovi stage fanno in modo che anni interi di esperienza possano fare curriculum pur ammontando, in definitiva, a pochissime capacità pratiche. Il confronto con la manodopera italiana o tedesca sarà sempre più impietoso, specialmente nella svizzera italiana, che al momento è, a causa del fenomeno del frontalierato, la regione svizzera che più soffre queste pratiche.
In secondo luogo, questi periodi di stage vanno a pesare economicamente su studenti e famiglie; molte scuole professionali richiedono mesi e mesi di stages obbligatori, spesso da svolgere all’estero. Sono gravi pesi finaziari sulle famiglie, che talvolta portano taluni studenti a interrompere la formazione per seguirne una più sostenibile a livello economico. Questo va contro ogni ideale di pari opportunità e uguaglianza sociale, buttando nella spazzatura anni di lotte per permettere a chiunque di scegliere cosa fare della propria vita.
Infine, ci saranno conseguenze per la manodopera non qualificata; a che scopo assumere assistenti, sguatteri o garzoni quando esiste una fonte pressoché infinita di studenti pronti ad essere sfruttati apertamente? Questo non farà che peggiorare la situazione legata alla gig economy, un’economia basata su lavoretti brevi e scollegati, senza contratto e senza regolamentazioni, rampante in svizzera come nel resto del mondo, dove esistono interi siti internet dedicati allo scambio di lavori brevi e anche talvolta specializzati. Una situazione che ovviamente va a porre il lavoratore al di fuori della tutela governativa, alla mercé di un mercato del lavoro volubile e sregolato, dal momento che questi lavoretti da pochi giorni o ore non sono ovviamente sotto controllo governativo.

Le soluzioni ci sarebbero; salario minimo anche per i contratti di stage, controlli e rapporti forniti sia da studenti che da funzionari governativi, incentivi consistenti per le attività che scelgono di offrire posti di stage. È quantomai necessario agire ora, affinché gli effetti negativi sulla nostra forza lavoro futura siano limitati e corretti, in modo da mantenere la svizzera e i suoi giovani competitivi e tutelati. Perché come si sa già bene, i giovani sono coloro che porteranno avanti il paese in futuro. Tra tutti i campi in cui risparmiare, siamo sicuri, come nazione, di voler marciare sulla formazione? A voi le conclusioni.

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