La riforma: una scelta più grande

Di Angelo Mordasini

Ah, la riforma fiscale. Per molti diventata semplicemente una contrapposizione tra due proposte, in cui la decisione importante non è tanto se approvare o meno una delle proposte, ma se si è disposti ad accettare la controparte.

Ecco, forse il problema è proprio questo. Ma in senso più ampio; è la domanda che noi ticinesi avremmo dovuto porci negli ultimi decenni della politica economica, e che dovremo porci in futuro. Perché questa è solo l’ultima capitolo di un modo di agire che si è presentato più volte al votante ticinese.

Dobbiamo chiederci “quanto deve dare il Ticino, prima di ricevere?”

Perché la riforma fiscale è anche questo: una pillola amara, resa digeribile da un dolcificante all’aroma di aiuti sociali. Inutile negarlo; questa riforma non è che l’ennesimo regalo agli industriali e alla fascia della popolazione che detiene la ricchezza del nostro cantone. E non uso il verbo “detenere” a caso; calza perfettamente alla situazione.

Anni di propaganda liberista ci hanno convinti che, in un modo o nell’altro, la ricchezza altrui si riversa sulla popolazione, un po’ come si vede in quei filmini su Facebook in cui un abilissimo barista riempie una piramide di bicchieri versando champagne solo dalla sommità. Possiamo scegliere se continuare a crederci, o se realizzare che imprese come la Gucci, che secondo l’allora sindaco di Sant’Antonino Christian Vitta avrebbe dovuto risollevare l’economia del cantone, non fanno altro che fungere da succursali utili unicamente all’evasione fiscale. Senza considerare la loro innata abilità nel dotarsi di una forza lavoro composta quasi esclusivamente da frontalieri, che lavorano persino su chiamata. Insomma, di peggio c’erano solo i cinesi denutriti nelle baracche (storia, tra l’altro, vera). Tutto questo mentre il 70% dei dipendenti percepisce uno stipendio al di sotto dei 2700 franchi mensili. Tanto per ricordarcelo, la soglia minima per vivere senza aiuti sociali in svizzera si attesta intorno ai 3700 franchi , rendendo di fatto un impiego alla Gucci per un ticinese non solo impossibile da ottenere, ma persino troppo mal pagato per sopravvivere.

Serve altro?

L’esempio della Gucci non è che l’ultimo tassello di una tendenza che va avanti da anni. Certo, il moltiplicatore di Sant’Antonino è sceso, ma a quale prezzo? Regalando grandi somme di francuzzi al gigante della moda, ci siamo portati in casa un colosso basato sui pilastri del frontalierato e dell’evasione fiscale. Cosa abbiamo ottenuto noi ticinesi? Praticamente nessun posto di lavoro, inquinamento, e un enorme edificio di un colore così rivoltante che non mi capacito di come un’azienda basata sul buon gusto abbia potuto sceglierlo.

Tutto questo discorso per dire una cosa; sarebbe da stupidi rinunciare a 20 milioni in aiuti sociali, ma dobbiamo davvero addentare la carota sapendo che ci prenderemo anche il bastone? Votare contro la riforma non sarà dire no a degli aiuti sociali; sarà dire no all’intero modus operandi della politica ticinese. Sarà dire no a un gioco del ricatto che non deve avere posto in una democrazia come quella svizzera. I nostri valori non sono, e non devono essere, questi. Prendiamoci quindi un momento per pensare, almeno una volta, a noi e al nostro futuro, senza farci abbagliare da promesse che verranno inevitabilmente rese vane dal prossimo inesorabile taglio al sociale. votiamo contro un sistema che chiede sempre di più a chi ha poco, e sempre meno a chi ha tanto.

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