Lo sciopero generale e il futuro della sinistra

Di Laura Riget

Cent’anni fa si teneva lo sciopero generale: 250’000 lavoratori e lavoratrici hanno interrotto il loro lavoro per manifestare per l’introduzione dell’assicurazione vecchiaia e superstiti, il diritto di voto per le donne, la settimana lavorativa di 48 ore e nuove elezioni con il sistema proporzionale. Le famose nove rivendicazioni presentate dal comitato di Olten sono state le linee guide che hanno accompagnato la sinistra svizzera nelle sue lotte in tutto il 20esimo secolo. Alcune di queste rivendicazioni sono state implementate già pochi mesi dopo lo sciopero, per altre ci sono voluti decenni e altre ancora sono tuttora inapplicate.

Se la fine della prima guerra mondiale aveva lasciato l’Europa distrutta, affamata e ferita, la rivoluzione russa dell’anno precedente aveva dato speranza alla classe lavoratrice di lottare per i propri diritti – questo è il contesto in cui è nato questo enorme movimento di protesta. Da allora molto è cambiato, ma molto altro è invece rimasto invariato: anche al giorno d’oggi ci sono persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese nonostante lavorino, anche al giorno d’oggi il rischio di povertà durante la vecchiaia è elevato, anche al giorno d’oggi le donne non godono ancora di fatto degli stessi diritti degli uomini, anche al giorno d’oggi una piccola élite dispone di troppi soldi e potere. Il centenario dello sciopero generale è l’occasione per elaborare nuove rivendicazioni capaci di unire la sinistra e di accompagnarci lungo il nostro cammino per una società più giusta e solidale. La digitalizzazione, la globalizzazione, la migrazione forzata, il problema ambientale, le crescenti disuguaglianze: sono queste le sfide che dobbiamo affrontare come sinistra, formulando proposte radicali in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine.

Ecco perché come Gioventù Socialista abbiamo lanciato negli scorsi mesi un processo pubblico nel quale si potevano proporre nuove rivendicazioni, di cui come comitato ne abbiamo scelte nove che sottoporremo alla nostra base durante la nostra assemblea annuale: settimana lavorativa di 25 ore, imprese nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici, abolizione dell’esercito, energie e risorse 100% rinnovabili, pensione popolare, cittadinanza per tutt*, femminismo quale materia scolastica, statalizzazione del terreno e sistema sanitario gratuito.

Lo sciopero generale rappresenta per me un capitolo importante della storia del nostro paese e della sinistra, ma soprattutto l’occasione per trarre un importante insegnamento: i grandi cambiamenti del 20esimo secolo non sono stati raggiunti tramite mozioni parlamentari, ma con grandi manifestazioni popolari in piazza. Non tramite rappresentazione, ma mobilizzazione di ognuno e ognuna di noi. La via parlamentare è senza dubbio importante, ma con i rapporti di forza vigenti va accompagnata da questa seconda componente fondamentale del nostro lavoro politico. Spero che il centenario che festeggiamo quest’anno ci permetta di rafforzare questa parte della nostra identità di socialisti e socialiste.

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